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Sui motori di ricerca scende l'incognita privacy

Sui motori di ricerca scende l´incognita privacy

articolo di Andrea Rustichelli
http://repubblica.it

Sollevato dal Garante italiano, Francesco Pizzetti, un caso inquietante: può accadere a chiunque di trovarsi inserita su Google una citazione, magari sorpassata da successive modifiche o rettifiche che però per qualche motivo non figurano in ‘lista´. E se è negativa,può avere conseguenze pesanti

Lo chiamano “self-googling” o anche “ego-surfing”: è l´abitudine oramai diffusa di cliccare il proprio nome su un motore di ricerca, per vedere se e quante volte vi compaia. Per chi svolge una professione pubblica o è coinvolto in vicende che abbiano una risonanza collettiva, è molto più di un curioso esercizio di narcisismo digitale. Talvolta è una necessità: per conoscere come la propria reputazione venga recepita e rilanciata nell´universo totalizzante della Rete. Ma vale qui il motto, “l´importante è esserci”? Non sembrerebbe. Non deve essere una sensazione troppo gratificante, infatti, scoprire a proprie spese come i motori di ricerca, Google in primis, siano meno intelligenti e selettivi di quello che ci si vorrebbe aspettare. Soprattutto, sono implacabili nel non avere alcuna cognizione del trascorrere del tempo e della corretta concatenazione degli eventi: in ciò violando quello che in gergo si chiama il “diritto all´oblio”.
Ne ha fatto le spese una professionista implicata in una vicenda giudiziaria, che l´ha vista completamente scagionata in secondo grado, dopo una condanna in primo. Ebbene, cercando il proprio nome su Google, al primo posto compariva la notizia più vecchia, quella che riportava la condanna, mentre non c´era alcuna traccia della successiva assoluzione. Chiunque avrebbe potuto cercare informazioni su di lei in Rete, magari per scopi lavorativi, venendo immediatamente a conoscenza delle sue vicende, in modo dannosamente incompleto.Una questione molto delicata, che ben presto è arrivata sulla scrivania del Garante per la Privacy, Francesco Pizzetti, il quale non ha avuto scelta: contattare i responsabili di Google.
Ne è nata una vicenda giuridicamente appassionante, che ancora deve concludersi: ma che ha messo l´Italia in una posizione d´avanguardia a livello internazionale sul fronte della tutela dei dati personali in Internet, soprattutto in rapporto ai motori di ricerca. I quali frugano tra miliardi di pagine web, senza però avere la responsabilità diretta sui loro contenuti: una questione, quella della responsabilità editoriale, certamente non piccola. «Il primo ostacolo che abbiamo riscontrato è che Google Italia non ha una struttura finalizzata al trattamento dei dati: l´unico responsabile è Google America», spiega il Garante. «Si è così proposto il tema della competenza territoriale dell´Autorità per la privacy: è il grande problema della Rete, che è una struttura sovra-nazionale». Pizzetti, indipendentemente dai vincoli giuridici, si è così rivolto alla sede centrale del motore di ricerca, in California: «Abbiamo agito sotto l´attenzione del coordinamento europeo delle varie Autorità, tutte interessate a ciò che Google ci avrebbe risposto».

Lo scorso 9 maggio si è così svolto l´incontro con il rappresentante legale di Google America, nel corso del quale è emerso come il motore di ricerca declini ogni responsabilità sui contenuti delle pagine che seleziona. In poche parole, se una notizia obsoleta o falsa rimbalza su Google, il problema è del sito che la pubblica. Spiega Pizzetti che «per quanto desiderosi di collaborare, i responsabili di Google hanno escluso di poter ora intervenire direttamente su una notizia: su segnalazione di un´Autorità nazionale potrebbero comunque compiere delle verifiche, per quanto lente, ed eventualmente arrivare a escludere i siti incriminati». La cosa non poteva soddisfare Pizzetti, che sottolinea anche la scarsa solerzia con cui Google aggiorna le proprie banche-dati con le informazioni provenienti dalle varie pagine web: una periodicità di circa 6 mesi.

In una nota inviata al Garante il 29 maggio, Google ha riconosciuto il significato giuridico derivante dalla segnalazione di Pizzetti. Ha però ribadito che, pur studiando una nuova strategia di policy privacy, al momento non è in grado di dare delle risposte adeguate. Nei giorni scorsi, a Bruxelles, Pizzetti ha riferito ai vari Garanti europei lo stato dei rapporti con il motore californiano, annunciando l´intenzione di chiedere formalmente a Google Italia di pubblicare sul suo sito una chiara informativa in lingua italiana sull´attuale modo di trattare i dati personali. In particolare vi dovrà essere indicato che la filiale non è titolare del trattamento e che solo Google America può eventualmente curare la cancellazione di una notizia dalle proprie ricerche. Occorrerà lavorare ancora molto, ma Pizzetti è per il momento soddisfatto delle porte che si sono comunque dischiuse: «È rilevante che Google accetti la richiesta di un Garante nazionale, mostrando di volersi adeguare alla normativa di un altro paese», osserva. A livello europeo, poi, è sintomatico il dibattito che si sta aprendo tra i vari Garanti: «Lo abbiamo sollecitato noi, insieme studieremo in modo approfondito il tema, non più prorogabile, di privacy e motori di ricerca».

 


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