January 26, 2006
RFID, Europa in cerca di standard

RFID, Europa in cerca di standard
La UE ha aperto la consultazione pubblica per la definizione di standard europei per RFID, tecnologia destinata ad avere un enorme impatto economico e sociale. L’Italia rimane a guardare. La questione dell’impatto sulla salute
Roma – Nel corso degli ultimi mesi si sono tenuti a Bruxelles diversi incontri tra produttori, system integrator e Commissione Europea per la definizione di standard europei relativi alla tecnologia RFID.
L’impatto economico previsto dallo sviluppo della tecnologia RFID è nell’ordine delle migliaia di miliardi di euro. Cifre di tutto rispetto, che meritano tutta l’attenzione della Commissione Europea: quest’ultima dovrà incentivare la diffusione di questa tecnologia attraverso standard chiari e semplici che tutelino i diritti degli utenti in ambito di privacy, salute e prezzi.
Già dalla prima sessione, denominata The Internet of things, sono emerse chiaramente le strade percorribili per permettere l’uso corretto della tecnologia RFID: definire uno o più standard comuni per la comunicazione e definire un protocollo che consenta l’interoperabilità tra le applicazioni lungo la catena del valore dei prodotti (quindi dalla materia prima al consumatore). A tal fine è stata dedicata una sessione specifica per lo studio dei casi di applicazione esistenti in Europa.
I primi due giorni di giugno 2006 si è tenuto a Bruxelles un importante workshop dedicato a due temi fondamentali della tecnologia RFID: l’interoperabilità delle applicazioni e lo spettro di frequenze da utilizzare. L’evento ha reso più chiaro il percorso che la Commissione Europea intende adottare per la standardizzazione di RFID in Europa.
Purtroppo il workshop, che ha visto una forte presenza di relatori e imprese americani, svizzeri, tedeschi, francesi e inglesi, è stato quasi del tutto ignorato dagli italiani: non solo non c’era nessun relatore italiano coinvolto nei temi chiave del dibattito, ma anche tra il pubblico gli italiani erano solo due (compreso il sottoscritto). Questo ha inevitabilmente portato l’asse delle scelte comunitarie più vicino agli interessi tedeschi ed americani, interessi che non sempre sono i più corretti sotto il punto di vista della tecnologia e dell’interoperabilità.
Durante il primo giorno, le discussioni si sono incentrate sull’interoperabilità tra i sistemi informatici per permettere le transazioni business-to-business automatizzate con RFID. Ogni speaker ha apportato, attraverso le sue esperienze progettuali, un differente modo di vedere il concetto di interoperabilità applicato soprattutto alla logistica del business-to-business.
Si è anche parlato degli standard attualmente presenti: dal packaging al trasporto, dalla ricezione all’apposizione delle etichette con i codici a barre. Non si è invece toccato il punto cruciale: la definizione di uno standard comune. Per essere più chiari, tutti gli speaker hanno chiesto uno standard comune di interoperabilità “open source”, ma nessuno è stato realmente in grado di proporre una soluzione valida.


