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Quei dossier sugli ex utenti Telecom

Quei dossier sugli ex utenti Telecom

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L’ex monopolista aveva accesso ai dati degli utenti passati ad altri operatori. Non era un’invasione della privacy, ma piuttosto una condotta anticoncorrenziale.

Oggi la prima pagina del quotidiano “La Repubblica” dà ampio risalto alla sentenza in cui Telecom Italia, trascinata da Fastweb in tribunale per pratiche distorsive della concorrenza, è stata riconosciuta colpevole di avere costituito dei dossier sugli utenti passati a Fastweb, per cercare di recuperarli con offerte perfettamente aderenti ai loro consumi.
I dati pubblici, come quelli ricavabili da banche dati delle Camere di Commercio su solvibilità e stato patrimoniale e dati “riservati” sul traffico telefonico, disponibili presso la divisione Rete di Telecom Italia, separata contabilmente e organizzativamente dalla divisione commerciale, per decisione dell’Authority non dovrebbero essere conoscibili da parte dei venditori e dei call center per operazioni commerciali.

Più che una minaccia alla privacy, si tratta quindi di una condotta anticoncorrenziale, severamente stigmatizzata dall’Authority, che aveva già comminato pesanti sanzioni a Telecom Italia, su forte pressione dei concorrenti.

Non è da confondere quindi con le indagini sul “caso Tavarnoli”, l’ex dirigente a capo della security Pirelli-Telecom Italia, da poco licenziatosi; Tavarnoli, pur controllando il centro di supporto delle intercettazioni legali, formalmente ordinate dalla magistratura, avrebbe ordinato a un istituto di vigilanza privata intercettazioni telefoniche illegali su politici e imprenditori.

Per questo motivo Tavarnoli è oggetto di un’indagine giudiziaria che potrebbe riguardare anche esponenti del mondo del calcio, per conto dei dirigenti dell’Inter, di cui Tronchetti Provera è uno dei principali azionisti.

Si tratta di due piste diverse: quella delle indagini su Tavarnoli attiene ai rischi di una centrale così potente, a metà tra legalità e illegalità, in mano a uomini poco scrupolosi e per finalità antidemocratiche inquietanti, su cui la magistratura deve fare piena luce.

Il caso delle “schedature sui clienti” pone invece nuovamente l’opportunità della separazione, sul modello inglese, di rete e mercato, scorporando la Rete Telecom, come da anni chiedono i provider alternativi e importanti analisti e osservatori delle questioni delle Tlc.

Separare la rete ed evitare che l’ex monopolista impedisca ai suoi concorrenti l’accesso all’internet2, sul modello anche di quello che è avvenuto nel settore dell’energia con la separazione della produzione dalla distribuzione o nei trasporti tra rete ferroviaria e Trenitalia, rimasta sulla carta per la mancanza di concorrenza reale.

Il tema dello scorporo si porrà anche al nuovo Governo, diviso tra liberisti radicali (pronti a imporre la separazione), nazionalprotezionisti (preoccupati di indebolire una grande impresa italiana già molto vulnerabile finanziariamenre) e un partito filo-Telecom molto potente e trasversale, perché molto presente anche nella destra.

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