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Quando la privacy vale piu' di un bambino

Quando la privacy vale più di un bambino

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Nasce la lega contro la pedopornografia. Ma alcune società contestano: “A rischio la privacy degli utenti”.

La crociata contro i siti e i materiali pedopornografici è cominciata. E’ bello riscontrare che vi abbiano aderito alcuni colossi, quali Yahoo! e Microsoft. Meno bello è che un altro gigante del web, Google, tentenni. Agghiacciante la scusa di diverse società della Rete, pronte a sollevare obiezioni contro metodi che, a detta loro, potrebbero costituire una violazione alla privacy dei loro clienti.

La “Technology Coalition”, la lega contro la pedopornografia, è nata in questi giorni su iniziativa di AOL, e raggruppa alcune grandi società informatiche e provider, pronte a dichiarare battaglia ad una delle piaghe che affliggono la società dell’informazione. Aol dispone già di una banca dati contenente immagini pedopornografiche segnalate dai propri utenti e successivamente marchiate elettronicamente per poterne controllare l’eventuale circolazione.

Inoltre è stato proposto agli internet service provider di conservare i dati di chi pubblica in rete materiale pedopornografico per facilitarne l’individuazione. Aol, Yahoo, Microsoft, Earthlink e United Online coopereranno con il National Center for Missing and Exploited Children (Ncmec, Centro nazionale per i bambini scomparsi e sfruttati).

C’è sempre chi ai valori più sani preferisce i più remunerativi valori-moneta, tuttavia. C’è sempre chi antepone al benessere sociale il proprio benessere, difendendosi dietro insulsi specchi per le allodole. Così alcune società accampano scuse per declinare cordialmente l’invito del gruppo capeggiato da Aol. Passi la scusa che di primo impatto potrebbe apparire come la più abietta: alcune società hanno dichiarato che è troppo costoso aderire a un progetto così complesso. Proteggere un bambino da bieche mercificazioni pare che per alcuni abbia un prezzo. Non passi la scusa più ardita: i sistemi identificativi applicati al materiale pedopornografico e ai suoi “editori” rappresentano un rischio per la privacy dei clienti. Qui si cerca, con subdolo cinismo, di nascondere l’interesse economico dietro principi etici ritenuti addirittura superiori alla dignità umana.

La tutela della privacy pare che per alcuni valga più della tutela di un bambino. E’ vero, i gusti sessuali rappresentano un “dato sensibile”, tutelato perché il diritto alla privacy ed il buon senso lo consentono. La pedofilia e la pedopornografia, però, non sono riconducibili alla voce “dato sensibile”. Rappresentano piuttosto un “dato di fatto”. Da distruggere.

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