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internet privacyPrivacy e terrorismo, internet point richiedono documento d’identità

dal sito www.unita.it

«Prego, favorisca i documenti»: queste le parole che si sentiranno dire tutti coloro che da ora in poi vorranno navigare sul web o semplicemente spedire una mail da uno dei migliaia di Internet point sparsi in tutta Italia. Tutto merito del famigerato “pacchetto Pisanu” che, tra le varie norme antiterrorismo, prevede anche quella che consente l´accesso agi punti internet solo esibendo un regolare documento di identità.

Il decreto attuativo delle norme anti terrorismo (firmato non solo dal ministro dell´Interno, ma anche da quello delle Comunicazioni Landolfi e da quello dell´Innovazione Stanca) è stato infatti pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale ed è quindi diventato legge.

L´obiettivo, più volte ribadito dal governo, è quello di «monitorare la rete delle postazioni pubbliche non vigilate per comunicazioni telematiche», una rete che sarebbe “a rischio” poichè sempre più usata anche dai terroristi per scambiarsi messaggi. La prima e più immediata conseguenza sarà però quella di modificare, non tanto le abitudini dei terroristi, ma quelle di tutti coloro che normalmente usano gli internet Point per controllare la loro posta o per navigare on line ponendo non pochi interrogativi sulla questione privacy. Fino ad oggi solo i locali più grandi chiedevano le generalità ai loro clienti e in maniera piuttosto informale (per lo più invitandoli a scriverle su foglietti volanti) mentre in tutti gli altri casi per sedersi al pc bastava pagare la tariffa oraria richiesta e digitare sulla tastiera un identificativo numerico.

Con le nuove norme, lo scenario muta radicalmente: il gestore del locale, o chi per lui, deve «identificare chi accede ai servizi telefonici e telematici offerti, prima dell’accesso stesso o dell’offerta di credenziali di accesso, acquisendo i dati anagrafici riportati su un documento di identità nonché il tipo, il numero e la riproduzione del documento presentato dall’utente».

E ovviamentre il gestore del posto pubblico di accesso al web deve «adottare le misure fisiche o tecnologiche occorrenti per impedire l’accesso agli apparecchi terminali a persone che non siano preventivamente identificate». Ma non è tutto. Il gestore del punto internet dovrà anche «assicurare il corretto trattamento dei dati acquisiti» e soprattutto la loro conservazione fino al 31 dicembre 2007».

I dati in questione (ovviamente «esclusi i contenuti delle comunicazioni») dovranno infatti essere messi a disposizione – previa autorizzazione dell’autorità giudiziaria – del Servizio di polizia postale e delle comunicazioni qualora richiesto. Ma in parole pèovere cosa significa tutto cio? Significa che i gestori dei punti internet con più di tre pc (quelli con meno di tre macchine possono continuare a registrare i dati su carta) dovranno fare un po´ le veci dei guardiani del web e dotarsi di appositi software che siano in grado di archiviare i dati degli accessi alla rete (i logging) incrociandoli con i dati relativi alle identità dei navigatori. Una cosa non del tutto banale e soprattutto non prevista dalla maggior parte dei programmi di amministrazione utilizzati. Il giro di vite sugli internet point non è il solo che scatta a partire dal 18 agosto.

Sulla gazzetta Ufficiale sono stati infatti pubblicati altri due decreti del ministero dell’ Interno: quello che riguarda l’ammissione ai corsi di addestramento al volo (che da ora in poi sarà subordinata al nulla osta del questore della provincia di residenza degli interessati) e quello relativo ai limiti all’importazione, commercializzazione, trasporto ed impiego di detonatori ad accensione elettrica a bassa e media intensità, nonché all’impiego ed al trasporto degli esplosivi.

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