January 19, 2006
Privacy dal ginecologo
Privacy dal ginecologo
di Martino dell’Angelo
Una rivista specialistica inglese dedicata agli aggiornamenti in tema di salute femminile, il Journal Watch Women’s Health, torna su di un argomento che da quest’estate fa discutere . Con un articolo dal titolo provocatorio: “Forse, la medicina non dovrebbe essere uno sport per spettatori”.
Lo studio inglese, in realtà, era volto a determinare principalmente l’efficacia dello screening con ultrasuoni transvaginali nell’individuare patologie pelviche nelle donne in postmenopausa. Con l’occasione, è stato però distribuito anche un questionario alle 234 partecipanti (età media, 62 anni), chiedendo se gradivano la presenza di un testimone nel corso della visita. Il 98 per cento delle donne era stato sottoposto alla procedura diagnostica da un’ultrasonografista donna. L’84 per cento delle partecipanti allo studio ha dichiarato la propria preferenza comunque per un diagnosta donna e ben il 95 per cento ha detto di preferire che non sia presente un’altra persona nella stanza.
In conclusione, lo studio dimostra chiaramente che le donne preferiscono non ci sia nessuno nella stanza degli esami, oltre al diagnosta. E che preferiscono, ovviamente, che quest’ultimo sia una donna.
Questo risultato ricalca conclusioni analoghe di altre inchieste sulle preferenze in caso di esami pelvici e pone una questione rilevante; perché se è legittimo che venga preservata la privacy delle donne sottoposte ad accertamento diagnostico, è anche vero che in certi casi – almeno nel Regno Unito – la presenza di una persona terza è giuridicamente considerata indispensabile. Diviene allora fondamentale che questa presenza non infici e non disturbi la relazione medico-paziente.
Quale esigenza far prevalere?
Fonte: Carson S. Perhaps medicine should not be a spectator sport. Journal Watch Women’s Health, October 12, 2006.
Sharma A et al. Postmenopausal women undergoing transvaginal ultrasound screening prefer not to have chaperones.


