Legge privacy 675 analisi dei rischi ©CONSULENTIPRIVACY.IT 1998-2010

 

 Home     Articoli sulla Privacy


 


 

 

 

Motori di ricerca, un nuovo grande fratello

Motori di ricerca – un nuovo “Grande Fratello”

  
http://www.hwstyle.it/

Garanti della privacy ed osservatori dell’industria della ricerca hanno avvertito da molto tempo che la vastità di dati raccolti dai motori di ricerca sono facile preda di ladri, impiegati malintenzionati o persino agenzie governamentali. Quattro grandi compagnie dedicate alla ricerca hanno consegnato al governo dati l’anno scorso.

AOL, la settimana scorso, ha erroneamente rilasciato 19 milioni di querry di ricerca fatte da 600.000 ignari clienti; questo ha ricordato agli americani, e non solo, che le ricerche private – per soluzioni di debiti, problemi di salute o di solitudine – non sono solo loro.

Adesso un gruppo dedito alla privacy sostiene che l’errore della AOL diventerà un simile di “Data Valdez”, come nel 1989 la perdita di petrolio della Exxon iniziò il movimento ambientalista.

In un’era dove potenti forze commerciali e legali uniscono le forze per sostenere il salvataggio di dati, e dove l’arresa di un’anima digitale accade quasi impercettibilmente, i cambiamenti saranno difficili.

I giganti della ricerca come Google, Yahoo, MSN collezionano e salvano informazioni sui termini cercati, quando sono stati ricercati, il computer e il browser utilizzati. Per estendere i dati queste informazioni possono essere usate per creare una cronologia di ricerca per in certo computer.

Al momento non ci sono legislazioni che limitano le compagnia nella raccolta e nella distribuzione (ad agenzie governamentali oppure ricercatori accademici) dei dati privati.

“Questa è una discussione che noi, come società dobbiamo affrontare”, dichiara Kevin Bankston, un avvocato con la Electronic Frontier Foundation, una organizzazione con sede a San Francisco.

Il gruppo di Bankston, che sta seguendo una causa contro la AT&T (grande compagnia di telecomunicazioni americana) per aver condiviso registri di telefonate dei clienti con la NSA, ha lanciato un allarme questa settimana chiamando l’incidente AOL un “Data Valdez”, affermando che potrebbe violare il Electronic Communications and Privacy Act, che regola alcune forme di comunicazioni online.

“Sono scettico sul fatto che il valore monetario di queste informazioni per queste compagnie vale la privacy di milioni di persone”, dichiara Bankston.

Questo però non vuol dire che i potenti del mercato non vorrebbero poter mandare pubblicità ad un particolare computer secondo le tipologie di ricerche che sono partite da quell’indirizzo. Per gli utenti che si registrano come membri con certi motori di ricerca, incluso Yahoo, questa già succede, anche se gli utilizzatori non se ne rendono conto.

“In molti contesti, i consumatori si aspettano che le informazioni riguardanti il loro “consumo culturale” non saranno vendute”, afferma Chris Jay Hoofnagle, ricercatore presso la Boalt Hall School of Law alla University of California, Berkeley. “Loro pensano che i contenuti delle librerie che prendono, i programmi televisivi che guardano, i video che noleggiano sono informazioni protette”.

Ci sono legislazioni come il Cable TV Privacy Act, del 1984 ed il Video Privacy Protection Act del 1988 che hanno lo scopo di tenere off limits le scelte specifiche che i consumatori fanno nel vita quotidiana.

Ci sono delle eccezioni: i generi video possono essere rilasciati per scopi di mercato. Liste di sottoscrizioni a giornali ed a club sono comprate e vendute per scopi di mercato.

Hoofnagle suggerisce che la cultura e la legge deve concentrarsi su un modo per caratterizzare il catalogo di un motore di ricerca. Bisogna eliminare la scelta dell’individuo singolo, e focalizzare le curiosità dell’utente.

“Il problema dei contenuti è che gli utenti non leggono i termini ed è difficile capire quale sarà l’effetto del salvataggio dei dati a lungo termine”, continua Hoofnagle. “Ci sono le promesse delle compagnie che proteggeranno e dati”, ha aggiunto, “ e qualche volta queste promesse vengono infrante”.

La pubblicazione dei dati sulle ricerche degli utenti da parte dell’AOL arriva in un contesto sociale che è maggiormente sensibile sulla dispersione di dati.

“Una parte di questa conversazione dovrebbe essere dedicata alla responsabilità delle compagnie nel mantenere i dati al sicuro”, dichiara Hoofnagle, uno dei garanti della privacy che si sono scagliati con la ChoicePoint, che ha subito una grossa perdita di dati, nei mesi precedenti all’annuncio di Febbraio relativo al furto di una serie di protocolli che permisero ai malintenzionati di accedere alle informazioni dei clienti.

“Più le compagnie tengono i dati, maggiore è il rischio”, conclude Hoofnagle.

, , Colorado.edu, , , , , , , Columbia.edu, , , , , , , , , , Computer.org, , , , , , , , , , , , , , , , , Copyright.gov, , , , Cornell.edu, , , , , , , , , , , , CreativeCommons.org, , , , , , , Debian.org, , , , , , , , , , , , , , DHHS.gov, DHS.gov/dhspublic/, , , , DOI.gov, , , , , , , , , , , , , , , , , , Duke.edu, , , , ,