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La citta' della U-Life

La città della U-Life
A New Songdo la vita degli abitanti sarà regolata dai computer

http://lastampa.it

di Ivan Fulco

Un’enorme rete di computer per realizzare l’utopia della U-Life, una vita regolata dalla tecnologia. Sarà realtà nel 2014.

Gli esperti di tecnologie informatiche l’hanno definita «Ubiquitous-Computing City», come a dire «Città dei computer in ogni luogo e in ogni momento». Al termine dei lavori di costruzione sarà grande circa 6,2 chilometri quadrati, poco più del centro storico di Roma, circa tre volte il centro di Torino, il doppio di Capri. E forse, a voler essere tecnologicamente romantici, non si troverà nemmeno più nel 2014. Siamo a New Songdo City (o meglio, nel luogo dove sorgerà), su un isola artificiale che si affaccia sulla città portuale di Incheon, a circa 30 chilometri da Seoul, in Corea del Sud. Un angolo di mondo che, tra otto anni, potrebbe viaggiare in avanti nel tempo, ritrovandosi proiettato in un futuro high-tech che, per il resto del pianeta, sarà ancora lontano qualche decennio.

È un progetto che parte da lontano, quello di New Songdo City. Un’idea che nasce nei primi Anni ‘90, per volontà della Gale International, società immobiliare Usa, ma che potrebbe benissimo appartenere a un romanzo di Isaac Asimov o William Gibson. Una città costruita da zero, pensata per offrire strutture all’avanguardia, ma soprattutto immersa in una rete informatica wireless all’interno della quale tutti i dispositivi elettronici sono in grado di dialogare tra loro. Una «Ubiquitous-Computing City», appunto. Ovvero un luogo dove la tecnologia è in grado di ridefinire lo stile di vita.

Non avranno carte di identità tradizionali, gli abitanti di New Songdo, ma card dotate di chip con tecnologia RFID (per l’identificazione in radiofrequenza), in grado di comunicare in tempo reale con i terminali presenti in strade, case, uffici o scuole. Un unico dispositivo per collegarsi in Rete, ottenere servizi o effettuare pagamenti, da utilizzare come documento, carta di credito o biglietto di ingresso universale. Scomparirà il denaro reale, rimpiazzato dalle transazioni elettroniche. L’accesso alla metropolitana o ai musei sarà gestito tramite rilevazione automatica. Il movimento delle auto sarà controllato da sensori installati ai semafori. E sarà possibile parlare in videoconferenza o accedere ai propri contenuti multimediali in qualsiasi luogo sia presente un computer.

La vita degli abitanti di New Songdo diventerà così un flusso di dati che viaggia nella Rete. Una «U-Life» ottimizzata da un sistema potenzialmente in grado di verificare in ogni momento dove si trova un abitante, quali acquisti ha fatto o quali servizi ha richiesto. Un campo di possibilità virtualmente infinito, tanto che qualcuno – come gli studenti della California State University – ha iniziato a sognare, ideando possibili applicazioni originali. Contenitori dell’immondizia in grado di identificare chi consegna bottiglie riciclabili e di accreditare la somma relativa sul suo conto elettronico. Telefoni cellulari capaci di immagazzinare i dati clinici del proprietario e di trasmetterli al medico.

Qualche perplessità per quanto riguarda la privacy? Nessun problema, risponde un funzionario: quando la qualità della vita sale, le persone tendono ad abituarsi anche ad essere osservate. Quella della privacy, d’altra parte, sembra un’ossessione più occidentale che orientale. Lo stesso ottimismo si legge nelle stime demografiche dei responsabili di New Songdo. Nel 2014 si prevede che oltre 60 mila persone risiederanno nella città del futuro coreana, mentre 300 mila lavoreranno nei suoi uffici. Ma cosa aspetta questi pionieri, in una città che nasce come centro per il business? Solo il meglio, naturalmente.

Urbanisticamente ispirata alle più importanti città occidentali (gli architetti della Kohn Pedersen Fox citano Parigi, New York, Londra e Venezia), New Songdo vuole affermarsi come una dream city a misura d’uomo. Un lungo distretto commerciale attraverserà buona parte del centro, affiancato da una rete di canali in stile veneziano. Nella zona interna si distenderà un Central Park ispirato a New York, contornato da parchi minori. L’ospedale e la scuola internazionale saranno gestiti da personale ed esperti americani. Ma la città offrirà ancora di più. Da un avveniristico centro culturale a un acquario da 120 milioni di dollari, per arrivare a un percorso di golf da 18 buche.

Ad oggi, tuttavia, New Songdo è ancora un’isola semideserta. Il primo progetto, un Centro Convegni da 120 mila metri quadrati, è in fase di costruzione dal 2004. Più recentemente sono stati avviati i lavori per le 1st World Towers, due grattacieli residenziali, e l’International School. Ma le prospettive sembrano straordinarie. Le cifre parlano di un investimento di 25 miliardi di dollari e di un piano di costruzione della durata di 10 anni. Nel 2014, quando questa Utopia in chiave tecnologica sarà realtà, si potrà tirare un primo bilancio. E capire se per quel giorno vorremo vivere una U-Life in una Ubiquitous City o, più banalmente, preferiremo il centro storico di Roma o Capri.
 

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