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Intercettazioni: nuova legge, Ordine giornalisti Vs Mastella

Intercettazioni : nuova legge, Ordine giornalisti vs Mastella
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di Mauro W. Giannini

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A palazzo Madama ieri Clemente Mastella ha ribadito di ritenere “improcrastinabile affrontare un intervento normativo in materia di intercettazioni telefoniche, tale da rafforzare gli aspetti di garanzia individuale dei soggetti coinvolti in uno strumento probatorio molto invasivo. L’obbiettivo è quello di contemperare l’efficienza di un efficace mezzo di ricerca della prova correlata allo sviluppo tecnologico e delle comunicazioni con la tutela della riservatezza, non soltanto sotto il profilo della repressione del comportamento illecito dei soggetti preposti all’utilizzazione del mezzo”.

Secondo il guardasigilli, “l’intervento può esplicarsi su un duplice versante: su quello legislativo, attraverso modifiche che introducano adeguate sanzioni pecuniarie a carico di testate giornalistiche che illegittimamente pubblichino documenti coperti dal segreto di indagine o comunque dal segreto d’ufficio; sul versante amministrativo, dando attuazione alle norme del D.lgs 2003 n. 196, contenente il codice per la privacy, in sintonia con le iniziative già assunte, per la gestione della telefonia fissa e mobile, dal Garante per la protezione dei dati personali”.

Ma proprio a partire delle disposizioni del Garante, l’Ordine dei giornalisti ritiene che le leggi esistenti sulla pubblicazione delle intercettazioni siano adeguate. Il Comitato Esecutivo del Consiglio nazionale dell’Ordine, dopo aver esaminato il provvedimento in materia adottato dal Garante, ha rilevato che questi ritiene “legittimo l’esercizio del diritto di cronaca” e che sia “configurabile un interesse pubblico alla conoscenza anche dettagliata dei fatti”.

“A detta del Garante – evidenzia l’Ordine – non risulta allo stato comprovato che le più recenti pubblicazioni giornalistiche delle predette trascrizioni siano avvenute violando il segreto delle indagini preliminari o il divieto di pubblicare atti del procedimento penale”. Per questo, il Comitato Esecutivo ritiene che non sia necessaria una nuova formulazione legislativa, “che limiterebbe il diritto di cronaca in una materia che rientra, invece, nell’applicazione dei codici deontologici già esistenti” e che indicano “chiaramente le modalità di rappresentazione degli elementi essenziali delle vicende che incidono sulla sfera privata delle persone e che hanno riguardo a dati sensibili”.

L’Ordine nazionale raccomanda quindi, agli Ordini regionali di vigilare affinché i giornalisti nell’esercizio del diritto-dovere di informazione e di critica assicurino sempre il rispetto del principio dell’essenzialità dell’informazione. Intanto l’Ordine della Lombardia ha aperto dei procedimenti disciplinari nei confronti di giornalisti suoi iscritti coinvolti nella diffusione delle intercettazioni dell’inchiesta di Potenza e dello scandalo del calcio, prendendo “in esame la posizione dei direttori responsabili di quotidiani, che hanno pubblicato, con riferimento all’inchiesta di Potenza, notizie lesive della dignità della persona, e ha deliberato di aprire diversi procedimenti disciplinari” e per lo scandalo calcio, la posizione di due giornalisti, che hanno gia ricevuto un avviso disciplinare.

Il Consiglio dell’Ordine dei giornalisti della Basilicata ha invece definito “inacettabile e semplificatorio far ricadere sui giornalisti la responsabilita’ della divulgazione delle intercettazioni telefoniche”. In una nota l’Ordine ha commentato che e’ utile “un uso proprio e trasparente delle fonti. Devono rimanere riservate quelle parti delle conversazioni intercettate che attengono a comportamenti strettamente personali non connessi alla vicenda giudiziaria o che possono riguardare la sfera della vita intima”.

A favore di un inasprimento delle norme in materia esponenti della maggioranza (come Calvi, che ha presentato un pdl che prevede il carcere per i giornalisti) e dell’opposizione, come Roberto Castelli, che ha ripresentato una precedente proposta della sua coalizione e Maurizio Gasparri – che dopo il coinvolgimento del portavoce di Fini e di Vittorio Emanuele nell’inchiesta potentina – ha fatto sapere di non aveve dubbi sulla necessita’ di un decreto sulle intercettazioni.

Di parere opposto il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga, che ha ripresentato in Senato un disegno di legge secondo cui un giornalista che abbia pubblicato informazioni riservate non puo’ essere processato per violazione del segreto istruttorio se non e’ imputato anche di furto dei documenti e se prima non sono stati condannati i magistrati e gli ufficiali di polizia giudiziaria che gli hanno passato le informazioni.

E la Federazione Nazionale della Stampa Italiana commentava che “Finché le intercettazioni riguardavano il calcio, la politica non aveva battuto ciglio; ora che sfiorano i palazzi del potere politico e mediatico riaffiora la tentazione del garantismo a giorni alterni”.Black Beauty rip

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