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Intercettazioni: a che pro le multe, se non a intimidire i giornalisti e a proteggere i manigoldi?

Intercettazioni: a che pro le multe, se non a intimidire i giornalisti e a proteggere i manigoldi? 
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Multe severe appioppate al giornalista che pubblicherà il testo di intercettazioni telefoniche. Questa, alla fine, sarà la legge che chiameremo Mastella? Speriamo che ci sia ancora lo spazio per un ripensamento. Non si capisce infatti che bisogno ci sia di una legge che limiterà il diritto di cronaca e dimezzerà il raggio d’azione dei cronisti giudiziari. Mastella riuscirà lì dove fallì Giuseppe Gargani nel 1993? A quanto pare sì: dopo tanti scandali, la classe politica decide di impedire ai cittadini di conoscere la verità, anziché intervenire sui responsabili. Invece che dei fatti illeciti, si parla delle intercettazioni che li hanno fatti conoscere.
Potremmo rispondere che i giornalisti andranno comunque avanti, perché questo è il loro dovere. Ma il pericolo dell’autobavaglio è forte se le multe potranno raggiungere anche i 60 mila euro.
La prima osservazione: che grazie alla pubblicazione delle intercettazioni l’opinione pubblica abbia conosciuto episodi e fenomeni di malcostume è sotto gi occhi di tutti. Così come è evidente il dovere dei giudici (e dunque dei giornalisti) di togliere dalle intercettazioni ciò che si riferisce a persone non indagate, per le quali altrimenti si realizzerebbe una gogna mediatica e una violazione dei diritti fondamentali. Stabilito questo, ricordiamo che il Garante per la privacy, Pizzetti, ha negato l’illiceità della pubblicazione. E allora?
Gli aspetti sono due, che vanno tenuti distinti. Se la pubblicazione del testo delle intercettazioni danneggia le indagini, il giudice ha già il potere di secretazione. Lo usi e il problema sarà già risolto, come sarà risolto se gli archivi giudiziari verranno “blindati”, come continua a chiedere l’Autorità di garanzia. E il giudice si ricordi di eliminare quelle parti delle intercettazioni che non sono rilevanti per le indagini e che, dunque, giustamente, non devono finire nell’ordinanza, né tanto meno essere diffuse.
Quanto alla privacy, è giusto che il giornalista non pubblichi telefonate riguardanti persone che nell’inchiesta non c’entrano. La legge n. 675 li protegge dal 1998. E su segnalazione del Garante è già possibile che il giornalista venga sanzionato dall’Ordine.
Dunque, a che pro le multe, se non a intimidire i giornalisti e a proteggere i manigoldi?
 

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