January 20, 2006
Il Guardasigilli pensa al decreto per garantire dignita' e privacy
Il Guardasigilli pensa al decreto per garantire dignità e privacy
di Ruggiero Capone
Da http://opinione.it
Il Guardasigilli, Clemente Mastella, sta meditando su come approntare in tempi celeri un decreto sulle intercettazioni telefoniche; intanto le chiacchierate telefoniche che hanno condotto all’ultima retata di vip stanno allertando le istituzioni. Al Senato ed alla Camera sono già stati presentati progetti di legge in materia di intercettazioni, e non manca perfino la proposta di una commissione d’inchiesta in materia. Il caso Antonveneta, poi Calciopoli, non ultimo lo scandalo che ha travolto Vittorio Emanuele di Savoia, hanno attirato l’attenzione del Parlamento per mettere un freno alla pubblicazione di stralci di intercettazioni. Alla Camera, a proporre la commissione d’inchiesta è Osvaldo Napoli di Forza Italia, mentre a Palazzo Madama, che la scorsa settimana aveva visto avanzare da parte dell’ufficio di presidenza la proposta di una indagine conoscitiva, è stata successivamente proposta una commissione d’inchiesta dal senatore dell’Ulivo Antonio Polito: quest’ultima ha raccolto firme bipartisan da entrambi gli schieramenti.
Al Senato hanno presentato ddl per modificare le norme sulle intercettazioni i senatori Guido Calvi (Ulivo), Giuseppe Valentino (An), il presidente emerito Francesco Cossiga e per ultimo l’ex Guardasigilli Roberto Castelli. Poi c’è la proposta di Giorgio Jannone (Fi) che detta disposizioni sull’informazione al parlamento in materia di intercettazioni, alla stregua di quanto avviene anche in altri paesi europei. Le norme prevedono che i procuratori della Repubblica informino ogni sei mesi, per iscritto, il ministro della Giustizia del numero delle intercettazioni di conversazioni o di altre forme di comunicazioni telefoniche autorizzate; a loro volta il ministro della Giustizia e il ministro dell’Interno hanno l’obbligo di informare, con una apposita relazione semestrale, il parlamento sulle intercettazioni. “Per quanto riguarda il problema delle intercettazioni – spiega Alfredo Biondi (presidente del consiglio nazionale di Forza Italia) – non sarebbe male se i capi degli uffici delle procure della Repubblica si avvalessero delle loro funzioni e delle loro facoltà senza aspettare che l’onda di piena travolga il cittadino, che poi è il destinatario attivo e passivo delle norme di legge e non la loro vittima.
Neppure sarebbe male se taluni indagatori – continua Biondi – specie quelli che si fanno un nome, con le indagini che compiono, fossero chiamati a rispondere magari in concorso, per omissione di atto d’ufficio, nei confronti di coloro che fanno uscire interi verbali secretati. Non sarebbe nemmeno vietato che, anziché farsi pubblicità con i processi utilizzando la celebrità degli indagati, i magistrati coprissero i loro rispettabili nomi con la semplice indicazione dell’ufficio procedente, tanto per fare un esempio: la Procura di Potenza, il GIP del Tribunale di Potenza, perché la pubblica opinione ha poco interesse al nome, al cognome ed alla foto del magistrato – chiosa l’esponente di Fi – piuttosto terrebbe alla serietà delle indagini in corso coperte dal segreto investigativo. Non so se tutto questo sia nei propositi vari ed eventuali del ministro Mastella e dei numerosi sottosegretari di cui è circondato. Mi auguro solo che le iniziative siano non prospettate ma proposte ed attuate”.
Intanto dalla Camera emerge che non vi saranno i commissioni d’inchiesta sulle intercettazioni, come aveva proposto il senatore della Margherita Antonio Polito, precisa il ministro della giustizia, “perché finiscono per mangiarsi troppo tempo: meglio un disegno di legge che non sarà un mezzo punitivo della classe politica contro l’informazione, ma una necessità per mettere dei limiti a inutili e abusive divulgazioni”. Ma il Guardasigilli aggiunge che “le intercettazioni sono fondamentali alle indagini, ma occorre più rispetto per le persone”.




