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Foto? No grazie, c'e' il sensore per la privacy

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Il sensore per la privacy Individua in qualsiasi ambiente la presenza di fotocamere e telecamere digitali. Può accecarle con un laser 

 

MILANO – Possono brindare i cultori della quiete e della privacy. Sembra infatti che sia stato inventato il primo dispositivo che scopre in un ambiente la presenza di telefonini, foto e videocamere digitali e le acceca con un laser. Per ora è solo un prototipo, ma i ricercatori del Georgia Institute of Technology che lo hanno realizzato contano di trovare presto i fondi per produrne una versione commerciale.

Il rivoluzionario sistema individua in qualsiasi ambiente la presenza di fotocamere (anche quelle dei telefonini) e telecamere digitali riconoscendo il caratteristico riflesso prodotto dai sensori utilizzati in questi apparecchi, e chiamati CCD. Un proiettore emette un fascio di luce (che nella versione definitiva sarà invisibile) nell’ambiente da controllare, mentre un computer analizza le immagini riprese da due speciali videocamere. Se viene individuato un punto il cui riflesso corrisponde a quello prodotto da un CCD, allora il dispositivo indirizza esattamente in quel punto un laser per accecare la macchina e neutralizzarla. 

Tra i loro potenziali clienti, gli inventori americani vedono le case di distribuzione cinematografiche. Il modo più semplice di «piratare» un film è infatti quello di riprenderlo con una videocamera durante una proiezione al cinema e poi vendere il DVD realizzato mentre il film è ancora in distribuzione.

Ma lo stesso sistema potrebbe anche proteggere la privacy in case private, alberghi, ristoranti, negozi, stadi, piazze in cui si tengono concerti, oppure bloccare foto amatoriali durante fiere o mostre. E fare in modo che tutti comprino i cataloghi.

I commenti sono dei più diversi. «Anche l’eccesso di tutela – dice a Newton Mauro Paissan, componente dell’auotorità garante per la privacy – può trasformarsi in un abuso nei confronti della libertà. Un uso indiscriminato di dispositivi che bloccano i sistemi di ripresa, al di fuori di luoghi privati può mettere in pericolo la libertà di documentare eventi o di fare informazione o di praticare un hobby».

È entusiasta dell’invenzione, invece, Fabrizio Ferrucci, presidente della Federazione antipirateria audiovisiva (Fapav): «Una vera rivoluzione che potrebbe eliminare alla radice gran parte della pirateria cinematografica».

«L’unico problema da risolvere sarebbe quello del costo degli apparecchi», sostiene Ferrucci. «Non si può pensare che i gestori dei cinema facciano spontaneamente l’investimento di tasca propria. È necessario che le grandi case cinematografiche, almeno all’inizio, partecipino alla spesa».
 

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