January 15, 2006
Da domenica i giornalisti non potranno parlare con i magistrati
Da domenica i giornalisti non potranno parlare con i magistrati
articolo di Marco Cusumano
http://stampapontina.it
“Da domenica entra in vigore la nuova legge: i giornalisti non potranno più parlare con i magistrati. Previsti contatti esclusivamente con il procuratore capo. Sarà solo lui a decidere cosa si potrà sapere e cosa dovrà restare tra le mura delle procure.
Per il presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Bruno Tucci «questa normativa è un ennesimo ostacolo alla libertà di stampa e al lavoro del cronista che ha il diritto e il dovere di informare l’opinione pubblica». Detto questo, aggiunge, «è anche vero che oramai i pm erano diventati ‘prime donnè che appena aprivano un’inchiestina lo rivelavano ai quattro venti, spesso compromettendo la stessa indagine, che così andava a farsi benedire».
In ogni caso, «le ‘mordacchiè, di qualunque tipo, non aiutano e soprattutto non sono degne di un Paese libero e in linea con le regole base della democrazia. Purtroppo -lamenta Tucci- in Italia mancano sempre le mezze misure. Ora, se i procuratori decideranno di chiudersi a riccio e di non parlare, i giornalisti non avranno notizie e non riusciranno a raccontare i fatti secondo verità».
Giornalisti che, tra l’altro, «sono sempre gli unici a fare le spese della violazione del segreto istruttorio -protesta il presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio- Ma nessun cronista inventa na notizia: c’è sempre qualcuno che gliela dà… Noi non violiamo alcun segreto istruttorio. Semmai -conclude Tucci- riveliamo i segreti violati da altri».
«Pienamente e fortemente contrari a questa normativa» sono ovviamente all’Unci, l’Unione nazionale dei cronisti italiani, che con il suo presidente Guido Columba sottolinea che «si tratta di una norma che tende a impedire l’uscita di notizie di cronaca giudiziaria. Dando solo in mano ai procuratori la decisione di divulgare o meno una notizia, di fatto si espropriano i giornalisti del loro ruolo».
Di più: «Giornalista, in questo caso -fa osservare Columba- diventa il procuratore capo, che decide cosa è notizia e cosa non lo è, con una distorsione evidente dell’informazione e dello stesso diritto dei cittadini a essere informati. Più che un filtro, è direttamente il rubinetto dal quale può sgorgare una notizia oppure può rimanere chiuso, lasciando tutti all’asciutto. È chiaro che, comunque, i cronisti continueranno a fare il loro lavoro, ma lavorando sott’acqua, con molte più difficoltà e affrontando gravi rischi, sia deontologici che giudiziari».
Dopo aver ricordato che l’Unci si è già rivolta al ministro della Giustizia Clemente Mastella «affinchè acceleri la sospensione della normativa, perchè temiamo che, una volta instaurata la nuova prassi, sarà poi molto più difficile tornare indietro», Columba confida «nell’intelligenza dei magistrati nel capire quali danni può provocare questa normativa. Csm e Anm si rendano anche conto della incongruità ad applicare una norma che comunque il nuovo governo si è già impegnato a bloccare e cancellare, con un disegno di legge».
Ancora tre giorni e poi calerà il sipario. Niente notizie, voci, indiscrezioni, anticipazioni su ‘Calciopolì e su ogni altra inchiesta, minima o eclatante che sia. Da domenica prossima, infatti, i procuratori della Repubblica saranno l’unica fonte autorizzata per i giornalisti e in particolare per i cronisti giudiziari, per quanto riguarda la diffusione di notizie sull’attività di ogni Procura. Gli stessi pm non potranno più intrattenere rapporti diretti con la stampa. Sono gli effetti della norma riguardante le «disposizioni in materia di riorganizzazione dell’ufficio del pubblico ministero» contenute nell’articolo 5 del decreto legislativo numero 106 del 20 febbraio 2006, pubblicato in ‘Gazzetta Ufficialè il 20 marzo scorso. Norma che, appunto, entrerà in vigore a partire dal prossimo 18 giugno.
Il decreto -inserito all’interno della più vasta riforma dell’ordinamento giudiziario varata dal governo Berlusconi su proposta dell’ex ministro della Giustizia Roberto Castelli- stabilisce che i rapporti con la stampa debbano essere tenuti personalmente dal procuratore della Repubblica o tramite un magistrato dell’ufficio appositamente delegato. Sono vietati i comportamenti che determinano la divulgazione di atti del procedimento coperti dal segreto o di cui sia previsto il divieto di pubblicazione.
Inoltre, ogni informazione sulle attività della Procura dovrà essere fornita attribuendola in modo impersonale all’ufficio, escudendo quindi ogni riferimento diretto ai magistrati assegnatari del procedimento giudiziario, che non potranno rilasciare dichiarazioni o fornire notizie agli organi d’informazione, fino a quando la singola sentenza non sarà passata in giudicato. I magistrati accusati di aver ‘aggiratò il divieto saranno obbligatoriamente segnalati al consiglio giudiziario dal loro procuratore e sottoposti a un procedimento disciplinare davanti al Csm.
«Qui non si parla di un privilegio della ‘castà dei giornalisti, ma del diritto di ogni cittadino, riconosciuto esplicitamente dalla Costituzione, ad essere informato, compiutamente e correttamente, anche sui fatti che investono la cronaca giudiziaria», sottolinea Pierluigi Franz, consigliere nazionale della Fnsi, il sindacato unitario dei giornalisti.
«Ma ci si rende conto che, tanto per fare l’ultimo esempio del caso ‘Calciopolì, gli italiani, in particolar modo i tifosi e gli sportivi in genere, sarebbero ad oggi completamente all’oscuro di tutta la vicenda?», si chiede. «Stiamo per tornare indietro di oltre cinquant’anni nel rapporto fra giustizia e informazione».
Un rapporto, ricorda, «minato anche da altri provvedimenti: dal tema della diffamazione a quello della violazione del segreto istruttorio, dal riconoscimento del segreto professionale ai rapporti con le procure, dal rispetto della privacy ai risarcimenti per querela e alla problematica relativa a Internet. Tutta la materia che riguarda il diritto d’informazione e la libertà di stampa -propone il consigliere nazionale della Fnsi- dovrebbe essere inserita in un disegno di legge organico, che affronti il tema complessivamente». (Adnkronos)”


