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Cassazione, si' telecamere nei prive'

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Su richiesta dei giudici per indagini

I clienti dei club privè stiano attenti. Magari nascoste dietro un quadro o una pianta, potrebbero esserci le telecamere a spiare i loro incontri particolari. Non si tratta di manie da guardoni. Quelle telecamere potrebbero stare lì perchè richieste dai giudici. A stabilirlo è la Cassazione: le zone “riservate” dei locali possono essere riprese a fini di indagini perchè non equiparabili alle abitazioni private, ma occorrono autorizzazioni speciali.

 

La Cassazione ha accordato solo una parziale tutela della privacy a questi luoghi di intrattenimento. I giudici possono infatti far installare le telecamere per spiare che cosa succede nelle zone riservate dei locali. Le cosiddette aree privè, infatti, non possono essere tutelate dagli occhi elettronici degli inquirenti come se fossero private abitazioni, anche se fanno da sfondo a “comportamenti molto intimi”. Tuttavia nel dare il via libera alle videoriprese nei ‘camerini’ piu’ appartati la Cassazione avverte i giudici delle procure che i filmati devono essere autorizzati con apposito decreto, diverso da quello per le intercettazioni telefoniche.

Il provvedimento – pena la inutilizzabilità delle riprese ottenute – deve anche indicare che tipo di prova si intende cercare con questa “ingerenza”. Il privè, secondo la Cassazione, se non può essere equiparato a un domicilio, è comunque un luogo che dovrebbe tutelare l’intimità e la riservatezza delle persone, e che quindi ai fini delle riprese visive non può essere trattato come un luogo pubblico o esposto al pubblico .

Sulla scorta di queste ragioni, la Cassazione ha dichiarato la nullità delle riprese effettuate, senza decreti autorizzativi, in un locale di lap-dance di Bastia Umbra, dove i clienti erano stati filmati in effusione con alcune ballerine. I filmati avevano portato all’emissione di una custodia cautelare, per sfruttamento della prostituzione, nei confronti del titolare del locale. Adesso se non verranno prodotte altre prove contro di lui, l’uomo tornerà libero.

 

Videosorveglianza, arriva la mappa

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Conto alla rovescia per il «grande fratello» pontino: si apre l’occhio vigile delle telecamere di controllo a Latina. L’occhio vigile delle videocamere di sorveglianza, ovvero delle telecamere che osserveranno ininterrottamente la città da cima a fondo, sta per schiudersi. E non poche preoccupazioni già si fanno strada. Una, in particolare, la questione che si pone – doverosamente – all’attenzione di chi quell’occhio che potrebbe trasformarsi in ’indiscreto’ punterà sui suoi concittadini: il rispetto della privacy. Che, si sa, è regolamentata da leggi molto rigorose.download 10 A Thousand Acres ipod

Videosorveglianza e prostituzione: come difendere la privacy dei clienti

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Dopo la proposta di ricorrere alle telecamere per arginare l’emergenza lucciole in via Salaria e piazza dei Navigatori, scoppia la polemica. I Presidenti dei Municipi IV e XI: “Servono unità di strada”
Telecamere sì, telecamere no. La proposta di ricorrere alla video-sorveglianza per arginare l’emergenza prostituzione in alcune strade della Capitale, ha già scatenato un mare di polemiche.
C’è chi, come l’ex difensore civico di Roma, Ottavio Marotta, pensa sia un’inaccettabile violazione della privacy, e chi, come i residenti di piazza dei Navigatori, è pronto a tutto pur di non vedere il proprio quartiere trasformato in una sorta Pigalle italiana.

Tra i partecipanti alla querelle, anche i Presidenti dei Municipi IV e XI, Alessandro Cardente e Andrea Catarci, alle prese con il fenomeno delle lucciole rispettivamente in via Salaria e all’Eur.
“Soltanto qualche giorno fa – ha spiegato il minisindaco di Montesacro – avevo proposto il divieto di fermata lungo la Salaria, per evitare che i clienti creassero problemi alla sicurezza degli automobilisti”. E poi ha aggiunto: “Le telecamere sarebbero ancora più efficaci, ma il problema deve essere affrontato dal punto di vista sociale, non solo di ordine pubblico”. Come? Queste le idee di Cardente: “Agli interventi repressivi vanno abbinati quelli di supporto alle ragazze, con l’istituzione di unità di strada locali che le aiutino a uscire dalla schiavitù”.

Anche Catarci pur favorevole a strumenti di dissuasione rivolti ai clienti, li considera solo provvedimenti tampone: “La video-sorveglianza – ha detto – ha costi elevati e può funzionare in territori limitati. Bisognerebbe, invece, investire nel volontariato, con task force sul modello di quelle contro la tossicodipendenza”. Ai cittadini di piazza dei Navigatori che nei giorni scorsi erano scesi in piazza per protestare contro quello che hanno definito un “vergognoso mercato del sesso sotto casa”, il Presidente ha risposto: “Chiederò alle forze di polizia un maggior presidio in tutte le zone interessate dal fenomeno e in particolare in quest’area”.

 

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Da Gennaio un ticket per entrare a Milano

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 Dovrebbe costare tra i 3 e i 4 euro. Nuove misure e aumenti da Venezia alle Eolie 

MILANO — Aria di ticket. A Milano, a Venezia, nelle isole Eolie, a Bologna dove dal 19 giugno si pagano 5 euro per accedere nelle zone a traffico limitato del centro storico. Il territorio soffre. Soprattutto dove l’affollamento raggiunge picchi esorbitanti. A Milano, presa d’assalto ogni giorno da 600mila auto che arrivano dall’hinterland portando l’inquinamento a livelli stellari. A Venezia, dove i turisti hanno raggiunto i 20 milioni annui. A Lipari, dove gli ingorghi sono determinati da 150mila passanti-turisti. La risposta delle amministrazioni locali? Pagare per entrare. Con la speranza che sia un deterrente all’assalto del territorio. Se non dovesse funzionare? In ogni caso arriveranno soldi per i servizi locali.
L’agenda la detta Letizia Moratti, sindaco di Milano. Il giorno di Ferragosto ha rilanciato la sua pollution charge. Sul modello dei Paesi del Nord Europa. Dal primo gennaio del 2007, i non residenti pagheranno un ticket per entrare in città in base alle emissioni inquinanti. Più inquini e più paghi. La tariffa non è ancora fissata. Sicuramente, come spiega l’assessore al Traffico milanese Edoardo Croci, costerà meno degli 8 pounds londinesi, ma più dei 3 euro prospettati dall’allora sindaco Gabriele Albertini. La tariffa massima riguarderà i veicoli diesel vecchi di qualche anno. Unici esentati gli Euro 4 e i mezzi ecologici. Si pagherà anche in base al tipo di carburante: diesel o benzina. Il «controllo» sarà affidato a una serie di varchi elettronici sparsi sulle vie d’ingresso della città. Masiccome la Moratti ha ribadito che la sperimentazione partirà a gennaio, in un primo momento si farà ricorso a metodi più empirici. Chi vorrà entrare a Milano dovrà acquistare un tagliando, il «gratta e passa». Poi, si farà uso del telepass o dei lettori ottici. Per arrivare forse alla «targa elettronica», un chip che renda riconoscibile il mezzo grazie a un segnale elettronico. Ma i problemi di privacy sono enormi.
A Venezia, il problema è diverso. Non l’inquinamento, ma i troppi turisti. Che pesano sulle casse del Comune. Un conto è preparare un bilancio sugli abitanti di Venezia, un altro è dover far fronte all’esigenze di servizio di 20 milioni di turisti all’anno. «Per porre un freno alle spese ormai insostenibili che comporta una massa simile di turisti—attacca il sindaco Massimo Cacciari —, ogni Comune deve essere lasciato libero di decidere. Venezia non ce la può fare con la fiscalità ordinaria: se non ci pensano i trasferimenti statali, dovremo pensare a una nuova tassa di soggiorno o qualche cosa del genere».
Stesso problema per le Eolie. Che durante il periodo estivo vengono prese d’assalto. All’Azienda di turismo di Lipari hanno calcolato che sono stati oltre 150mila i visitatori. Per Ferragosto è stato difficile reperire posti letto. E il sindaco di Lipari, Mariano Bruno, nei giorni scorsi aveva firmato un’ordinanza per regolare «il traffico umano » dei turisti. Non ha funzionato. Da qui la decisione estrema: «Il prossimo anno porteremo il ticket d’ingresso da un euro a 5 euro. Almeno rimpingueremo le casse del Comune».
 

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Tra videosorveglianza e privacy: la scelta del comune di Cuneo

Tra videosorveglianza e privacy: la scelta del comune di Cuneo 

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Articolo di Federico Maiocco

Cuneo – E’ stato presentato questa mattina in Comune a Cuneo il nuovo sistema di videosorveglianza del capoluogo della Granda. Palazzi comunali per la tutela del patrimonio pubblico, ma anche vie cittadine per la prevenzione di attività illecite e per il controllo della viabilità urbana: tutto sotto l’occhio freddo, ma democratico delle telecamere.
Il sistema è composto da una centrale operativa per la visualizzazione e il controllo delle immagini, collocata presso il Comando della Polizia Municipale, un sistema di acquisizione e memorizzazione collocato presso il Settore Elaborazione Dati e un insieme di telecamere digitali controllate a distanza e connesse esclusivamente alla rete telematica comunale.
Presso la centrale operativa è possibile visualizzare le immagini di tutte le telecamere, brandeggiare (in orizzontale ed in verticale) le telecamere mobili, analizzare le registrazioni.
L’impianto è dotato di un sistema centralizzato di registrazione su disco per consentire la memorizzazione in modo sicuro delle riprese effettuate da tutte le telecamere.
Tutte queste immagini saranno gestite, ci itengono a sottolineare in Municipio, nel massimo rispetto della privacy. Ed è giusto sottolinearlo, perchè, se le telecamere sono una risposta alla richiesta di sicurezza del cittadino, la gente non nasconde la propria diffidenza nel sentirsi osservato dall’alto.
Il Sindaco Valmaggia, durante la conferenza, ha spiegato come questi strumenti all’avanguardia possano sopperire in parte alla mancanza di personale sia del corpo della Polizia Municipale che delle altre forze dell’ordine, che potranno usufruire della rete di telecamere, sempre nel rispetto delle norme sulla privacy.
Il Prefetto di Cuneo ha sottolineato come il capoluogo della Granda sia una città sicura, e come questi nuovi strumenti siano fondamentali per mantenerla tale.
In Comune ci tengono a ribadire come questo progetto sia stato ideato, progettato e realizzato internamente all’Amministrazione cittadina, con un notevole risparmio nei costi ed gestione futura semplificata ed economica. La trasmissione delle immagini delle telecamere si appoggia alla rete a fibre ottiche di proprietà del Comune. Una rete che sarà presto ampliata; ampliamento al quale seguirà anche una maggiore diffusione delle telecamere sul territorio di Cuneo e delle sue frazioni.
La soluzione delle fibre ottiche garantisce una maggiore qualità d’immagini, una migliore protezione della trasmissione e l’azzeramento delle emissioni elettromagnetiche.

Privacy nel Regno Unito: e' allarme

Privacy nel Regno Unito: e’ allarme

Articolo di Matthew Jones e Mark Trevelyan

LONDRA (Reuters) – Il garante britannico per la privacy ha dato oggi l’allarme a causa del crescente tasso di intrusioni da parte dello Stato e delle aziende nella vita privata dei cittadini, definendo la Gran Bretagna, insieme alla Cina e alla Russia, “società endemicamente sorvegliate”.

Richard Thomas, garante della privacy, ha avvertito che si devono tracciare dei confini ben definiti sulla quantità e la qualità delle informazioni che il governo e le aziende possono raccogliere sugli spostamenti e le abitudini commerciali dei cittadini.

“Due anni fa avevo avvertito che c’era il pericolo di avviarsi senza accorgersene verso una società sorvegliata. Oggi temo che stiamo già vivendo in questo tipo di società sorvegliata”, ha detto Thomas.

A metà della classifica si trova l’Italia, che condivide lo stesso giudizio con Ungheria, Francia, Polonia, Portogallo, Cipro, Finlandia, Lussemburgo, Lettonia, Estonia, Malta e Argentina: “alcune salvaguardie, ma protezioni indebolite”.

Nel suo studio, che prende in considerazione 37 paesi, il gruppo per la difesa dei diritti civili Privacy International ha assegnato la maglia nera a pari merito a Gran Bretagna, Russia, Cina, Malaysia e Singapore, definendoli paesi che praticano una sorveglianza “endemica” nei confronti dei singoli individui.

Migliori, ma di poco, sono risultati Stati Uniti, Thailandia e Filippine, indicate come società in cui la sorveglianza è praticata in modo “estensivo”.

Lo studio è stato eseguito tenendo in considerazione 13 criteri, che vanno dalle protezioni costituzionali a quelle per evitare la videosorveglianza e le intercettazioni telefoniche.

La Germania il Canada si sono aggiudicati la palma d’oro nella classifica sulla protezione della privacy.

Piano sicurezza: 580 telecamere a Milano

Piano sicurezza: 580 telecamere a Milano
Controlli in Duomo, parchi e stazioni. «Questa è la città più videosorvegliata d’Europa»

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Quasi seicento telecamere dislocate in ogni zona della città, i pattugliamenti nei parchi, i controlli dei phone center, il problema dei nomadi. Erano i ghisa che si occupavano soltanto degli incidenti stradali. Sono gli agenti di Polizia locale che hanno, come prima emergenza, quella della sicurezza. Ai telefoni della centrale operativa giungono ogni giorno circa 800 chiamate per altrettante richiesta di intervento. E, se fino a pochi anni fa erano quasi tutte telefonate per controversie stradali, oggi siamo quasi al 50 per cento fra interventi sulla viabilità e interventi sulla sicurezza. Ai quali si aggiunge l’altra emergenza degli ultimi anni: l’inquinamento acustico e le relative proteste per i rumori.

TELECAMERE — Milano ha il sistema di videosorveglianza più grande d’Europa, con 580 occhi elettronici attivi in diverse parti della città: in Stazione, nelle grandi piazze, in metropolitana, nei quartieri dell’Aler, nei parchi, nelle zone indicate come «obiettivi sensibili». Negli ultimi mesi sono state completate le installazioni e nei giorni scorsi c’è stata una riunione con i rappresentanti delle altre forze dell’ordine per definire un «protocollo di utilizzo sinergico delle immagini». Il sistema, attivo dal 2000, viene infatti gestito congiuntamente da quasi due anni con la polizia di Stato e i carabinieri. «Stiamo cercando di stabilire — spiega il comandante dei vigili, Emiliano Bezzon — se ci sono altre zone da presidiare e quali sono le tecnologie a cui ricorrere». Problemi di privacy, non ne esistono: le telecamere sono tutte denunciate al Garante e le immagini vengono visionate e utilizzate soltanto da carabinieri e polizia, per intervenire praticamente in flagranza di reato (soprattutto grazie alle postazioni disseminate nei parchi cittadini), o come prova d’accusa nei processi.

PARCHI — Anche qui, la vigilanza non è mai affidata soltanto alla Polizia Locale, ma si lavora in coordinamento con tutte le forze dell’ordine. «In questo periodo — spiega Bezzon — stiamo presidiando in particolare cinque parchi: il Cassinis, lo Strozzi, Monte Stella, Trenno e Lambro. Soprattutto in questi parchi, infatti, durante i fine settimana abbiamo elevate concentrazioni di sudamericani che danno problemi di rumore, degrado ambientale e che consumano alcolici malgrado l’ordinanza di divieto». Sono più di 50 i vigili che si alternano nel controllo, ogni sabato e domenica, dalle 10 alle 23, con agenti di polizia e carabinieri: intervengono in caso di risse, sequestrano alcolici, rassicurano i cittadini che si sentono minacciati da questi gruppi di stranieri, alla ricerca più che altro di un posto dove fare comunità.

NAVIGLI — Altra questione è quella delle aree con alta concentrazione di persone. Come i Navigli, appunto: «Quest’anno — sottolinea Bezzon — abbiamo molte meno proteste per i rumori dei locali notturni, segno che ha funzionato il modello di autoregolamentazione voluto dal sindaco Moratti». Il Comune ha creato una sorta di sinergia fra commercianti e Polizia Locale e, al di là della parte di disturbo considerata «fisiologica», non ci sono più le impennate di schiamazzi che rendevano impossibile al vita ai residenti. Il modello potrebbe essere ampliato in altre zone dove l’alta presenza di persone aumenta la percezione di insicurezza: dal mercatino delle pulci di San Donato, alle Colonne di San Lorenzo, per fare gli esempi su cui sta lavorando la Polizia Municipale.

NOMADI — Rimane la principale emergenza del territorio. «L’allerta è elevata anche in agosto», conferma Bezzon. E, in particolare, crea disagi l’insediamento di via Triboniano: «Le nostre pattuglie sono presenti ogni giorno, anche per i problemi di degrado, e lavorano con i servizi sociali del Comune». Bezzon aggiunge che, «per mantenere condizioni igieniche appena accettabili», l’Amsa pulisce il campo ogni giorno da cima a fondo. Malgrado questo, però «la struttura assume perennemente l’aspetto di una discarica. E questo dà percezione di insicurezza nei cittadini».

 

Roma: traffico 'sorvagliato' e tutela privacy

Roma: traffico “sorvegliato” e tutela privacy

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Si chiama “Real times Rome” ed è l’iniziativa che grazie a un software del Mit di Boston permetterà all’assessorato alla Mobilità di tener d’occhio in tempo reale i flussi dei mezzi pubblici e privati.
Essere a conoscenza in qualsiasi momento ed in tempo reale degli spostamenti su mezzi pubblici o privati dei cittadini romani per le vie della Capitale . Può sembrare la trama di un film fantascientifico ma invece e’ un progetto a cui l’assessorato capitolino alla mobilita’ sta in questo periodo lavorando per ottimizzare l’efficacia del trasporto pubblico locale.

“Real times Rome”, e’ questo il nome dell’iniziativa, porta il marchio del Mit di Boston ed e’ stato gia’ sperimentato a Saragozza e a Graz. Il sistema funziona in questo modo: attraverso un accordo siglato con Telecom Italia, la cooperativa di taxi Samarcanda, Atac e Google, i tecnici dell’assessorato riceveranno i dati aggregati sugli spostamenti dei mezzi pubblici e privati in tempo reale (ottenuti per la flotta di bus e taxi via satellite, per i mezzi privati con le cellule telefoniche distribuite nella citta’). Poi, grazie al software fornito dal Mit l’assessorato potra’ disporre in tempo reale di un’immagine dinamica dei flussi di spostamento a Roma.

”Monitoreremo solo i flussi aggregati – ha spiegato l’assessore capitolino alla mobilita’ Mauro Calamante – e non i singoli spostamenti, questo per tutelare la privacy di ciascun cittadino. Negli ultimi anni – ha aggiunto – il Campidoglio ha sviluppato progetti di diverso tipo che si basano proprio sull’uso delle nuove tecnologie. Si pensi, nel settore della mobilita’, al controllo satellitare della flotta di bus Atac, alle successive applicazioni sulle paline elettroniche e alla centrale del traffico dell’Atac. Partecipare a un progetto promosso da un soggetto prestigioso come il Mit di Boston – ha concluso l’assessore – e’ per noi un’occasione importante per capire come l’innovazione tecnologica e le sue potenziali applicazioni potranno aiutarci in futuro nella gestione e nella pianificazione della mobilita’, sia pubblica che privata”.

L’accordo siglato tra le parti e’ limitato per ora alla presentazione in anteprima che si terra’ venerdi’ a Venezia per l’inaugurazione della biennale. Nell’occasione sara’ monitorato, a scopo illustrativo, il flusso registrato il 9 luglio, durante la festa per la vittoria dei mondiali. Per qualche minuto poi si potra’ assistere al traffico ”real time” della Capitale ed anche, secondo quanto afferma il sito del Mit, agli spostamenti dei romani durante la Notte Bianca capitolina di sabato 9 settembre.

”Al giorno d’oggi – ha spiegato il direttore del progetto per il Mit Paolo Ratti – i sistemi di comunicazione mobile wireless stanno creando una nuova dimensione di connessione tra la gente, i luoghi e le infrastrutture urbane. La nostra speranza – ha continuato – e’ che questo progetto dia alle persone un maggior controllo sul proprio ambiente e li porti a fare scelte piu’ informate. Attraverso questo innovativo sistema si potranno evitare lunghe code o saper dove si riuniscono i cittadini il sabato sera. Nel peggiore dei casi si potra’, in situazioni di emergenza, facilitare anche l’evacuazione della città”.
 

Telecamere abusive, multati i gestori di noti bar

Telecamere abusive, multati i gestori di due noti bar

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Sanzioni amministrative da tremila a 18 mila euro sono state inflitte dalla Guardia di Finanza della compagnia dell’Aquila ai gestori di due rinomati bar del centro storico del capoluogo abruzzese. Nel corso di un controllo eseguito ieri per verificare la corretta applicazione delle norme vigenti in materia di lavoro, i finanzieri hanno notato la presenza di due microcamere, collegate con impianti video di registrazione immagini, che inquadravano dipendenti ed avventori. Le microcamere erano state apposte all’insaputa sia dei dipendenti ed in violazione, dunque, alle norme contenute nello statuto dei lavoratori, sia dei clienti, non informati dell’esistenza dei sistemi di videosorveglianza attraverso avvisi previsti nel codice della privacy. Nel corso dell’attivita’, che ha riguardato diversi esercizi del centro cittadino dell’Aquila, sono stati trovati sette lavoratori in nero. Sono state riscontrate violazioni anche relativamente alla mancata esposizione dei prezzi al pubblico”.

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Sicilia, Sardegna, Campania e Calabria sotto l'occhio vigile (ed elettronico) del ministero dell'Interno

Sicilia, Sardegna, Campania e Calabria sotto l’occhio vigile (ed elettronico) del ministero dell’Interno

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Piazzare telecamere lungo le regioni del Sud Italia è il modo giusto per combattere la criminalità? Sicuramente non la si sconfiggerà in questa maniera, ma sicuramente, per certi aspetti, una tale metodologia potrà essere di grande aiuto alle Forze dell’Ordine. La situazione, comunque, è molto, molto delicata.
Intanto il ministero dell’Interno ha preso la propria decisione e nei prossimi mesi partirà il progetto anti-criminalità che prevede l’installazione di centinaia di videocamere all’avanguardia, in decine di città in Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna, capaci di captare ogni movimento sospetto, dalla corsa improvvisa di un ragazzino che prelude ad uno scippo, ad un assembramento ”anomalo”, da un motorino con la targa coperta all’auto sospetta che sfreccia in autostrada.

Il ”Grande Fratello” contro la criminalità comincerà la sua attività da Napoli, dove già dall’autunno la ‘videosorveglianza del territorio’ terrà d’occhio il Lungomare, tra i viali del Vomero, e nelle zone industriali che circondano Caserta.
Il piano, che costerà circa 40 milioni di euro, e dovrebbe essere ultimato entro il 2007, è stato annunciato ieri dal viceministro dell’Interno Marco Minniti, e nasce nell’ambito del Programma operativo nazionale sullo sviluppo della sicurezza nel Mezzogiorno d’Italia. ”Se si controlla in maniera attiva il territorio – ha detto Minniti – diventa più difficile per gli agenti delle mafie andare in giro a chiedere il pizzo”.
Infatti queste telecamere ‘’super intelligenti”, che possono scaricare immagini e dati in tempo reale nelle sale operative di polizia e carabinieri (a loro volta digitalizzate e interconnese) fotografando volti, targhe, luoghi, aiuteranno a contrastare quella criminalità diffusa di scippi, rapine ed estorsioni che rende ormai difficilissima la vita in molti centri del Sud.

E’ inevitabile, però, chiedersi in maniera sospettosa, se per caso l’installazione di questo ”esercito di occhi” – in Calabria ad esempio sono previste circa 900 telecamere, con uno stanziamento di oltre 15milioni di euro -, non si trasformerà in una continua e capillare violazione della privacy dei cittadini?
Al ministero dell’Interno specificano che l’intera operazione ha il lasciapassare del Garante, e che quindi questi ”occhi elettronici”, a differenza delle apparecchiature installate dai comuni o dai privati, sono autorizzati ad immagazzinare e archiviare i dati raccolti, in nome della sicurezza generale. Specificando anche che le registrazioni non saranno a ciclo continuo, tanto per frugare nella vita della gente, ma che i monitor sono invece programmati per attivarsi soltanto di fronte ad un movimento ”anomalo”.

Nel dettagliato piano del Viminale, subito dopo Napoli sarà la volta della Calabria, che verrà esposta alle telecamere  dall’inizio del 2007. Gli impianti controlleranno giorno e notte un’autostrada ad alto rischio di furti e aggressioni come la Salerno – Reggio Calabria, e poi città e paesi, da Crotone a Locri, da Villa San Giovanni a Tropea, da Lamezia Terme a Catanzaro, nei centri storici e nelle periferie, e così anche in Sicilia, a Palermo e Catania, in Sardegna e in Puglia, dove scippi, rapine ed estorsioni rendono, oggettivamente, difficilissima la vita dei comuni cittadini.

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