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Telecamere in arrivo per garantire la sicurezza

Telecamere in arrivo per garantire la sicurezza

http://gvonline.it

Un sistema di videosorveglianza in arrivo anche per il Comune di Cavallino-Treporti. Al progetto di videosorveglianza, proposto dall’amministrazione e predisposto materialmente dal comando di Polizia locale, la Regione ha risposto con un contributo di 55mila euro, selezionando l’iniziativa della giunta Vanin tra le molte pervenute agli uffici regionali. Il finanziamento concesso a Cavallino-Treporti coprirà esattamente metà della spesa prevista, pari a 110mila euro.

L’obiettivo è di quelli importanti: garantire una maggiore sicurezza ai residenti e agli ospiti del Comune di Cavallino-Treporti. Una necessità confermata anche dagli ultimi episodi registrati sul litorale; su tutti i raid vandalici sulle dune protette di Punta Sabbioni e le auto danneggiate sempre nella zona di Punta Sabbioni. Ma è vero anche che il sindaco Vanin aveva prospettato questa ipotesi già parecchio tempo fa.

Nei prossimi mesi saranno quindi installate nei punti strategici del litorale sei postazioni di ripresa video: le immagini saranno gestite direttamente dal comando di Polizia locale e trattate seguendo scrupolosamente le regole imposte dalla legge sulla privacy. Le videocamere rappresenteranno, così, una forma di prevenzione e controllo in caso di situazioni di emergenza anche legate al traffico e al verificarsi di sinistri stradali. Saranno utili anche in caso di falso allarme, evitando di muovere agenti per nulla e ovviamente per l’identificazione di persone sospette. Non a caso due delle sei telecamere saranno installate nei punti di accesso del litorale, vale a dire il ponte di Cavallino e Punta Sabbioni.

«La sicurezza dei nostri concittadini è una priorità», ha commentato il sindaco di Cavallino-Treporti Erminio Vanin. «La creazione di una rete di videosorveglianza, quindi, rappresenta un supporto di grande valore finalizzato a garantire a chiunque serenità e protezione». «Si tratta – ha spiegato l’assessore regionale alle politiche per la sicurezza Massimo Giorgetti – di progetti molto qualificati che vanno ad incidere laddove c’è più bisogno di sicurezza e cioè in punti precisi del territorio da dove erano pervenute le progettualità.

Telecamere senza fili, sorvegliare è facile

Londra ed Helsinki sperimentano le nuove telecamere di sorveglianza. Niente cavi, niente sale di controllo centralizzate: i cosiddetti impianti CCTV , acronimo anglofono che indica i sistemi di videosorveglianza a circuito chiuso, sono diventate senza fili e capaci d’identificare con precisione una vasta gamma di rischi, emergenze e crimini.

Due importanti città europee, Londra ed Helsinki, hanno infatti deciso d’inaugurare la nuova era degli impianti CCTV con una sincronia quasi perfetta.

A Londra, nei quartieri di Soho e Westminster, verranno sperimentate le prime telecamere controllabili attraverso connessione WiFi; ad Helsinki, nei pressi dell’aeroporto internazionale, oltre 500 telecamere verranno potenziate con un apposito software in grado di riconoscere individui e situazioni sospette. Le telecamere senza fili potranno essere inserite dappertutto, si legge sul The Times.

Le autorità londinesi prevedono d’installare almeno 50 impianti WiFi nei posti meno individuabili : caratterizzate da dimensioni estremamente contenute e svincolate da qualsiasi cavo, le cam verranno poste all’entrata di vicoli bui, all’interno dei lampioni o più semplicemente sopra i cartelli stradali. Gli agenti di polizia potranno controllare la situazione nel quartiere durante i controlli ordinari, mentre camminano per le strade della città. Le telecamere senza fili, infatti, possono essere manovrate ed utilizzate attraverso i dispositivi mobili compatibili : soprattutto computer palmari, ma anche smartphone. I poliziotti potranno salvare direttamente i filmati ed aumentare enormemente la loro capacità di catturare i tipici criminali urbani, in particolare rapinatori e scippatori.

Le telecamere installate all’aeroporto di Helsinki, invece, rappresentano l’altro lato dell’innovazione nel settore degli impianti di videosorveglianza. I CCTV finlandesi saranno controllati da un software , così che gli operatori potranno utilizzare il proprio tempo per svolgere altre mansioni di sicurezza: come ha ricordato il direttore della sicurezza presso il principale aeroporto di Helsinki, “questo software ci fa risparmiare importanti risorse umane, utilizzabili per affrontare problemi che richiedono assolutamente la presenza degli addetti”. Questo tipo di impianti utilizza uno speciale sistema prodotto da Vidient , chiamato SmartCatch. Questo software analizza l’input visivo proveniente dalle telecamere ed identifica immediatamente le anomalie che possono verificarsi in qualsiasi luogo pubblico di grandi dimensioni: persone che accedono a zone indesiderate, grandi folle di persone, veicoli che si fermano nei parcheggi per troppo tempo e persino furti o smarrimenti d’oggetti . Il sistema SmartCatch è configurabile in modo da avvisare gli operatori di sicurezza ogni volta che una situazione indesiderata viene identificata con successo. L’allarme viene quindi trasmesso tramite telefono cellulare o altri canali di telecomunicazione.

E in Italia? Arriveranno arriveranno. E si aggiungeranno all’immenso numero di cam già attive, così tante che neppure il Garante della privacy sa quante siano

Videosorvegliati 300 abitanti da 13 telecamere

Videosorvegliati 300 abitanti da 13 telecamere

articolo di Federica Forte dal sito www.repubblica.it

Un furto al giorno, l’ultimo in casa del vice sindaco. I ladri portavano via piccoli elettrodomestici, tv, dvd: roba da poco, quanto bastava però agli abitanti di Marsaglia – poco più di 300 anime sulle colline del cuneese – per sentirsi minacciati, insicuri nelle loro stesse case. Tanto da decidere, in barba alla privacy, di installare un sofisticato sistema di videosorveglianza su rete wi-fi attivo giorno e notte per controllare i movimenti sospetti e tenere alla larga i malintenzionati.

Raccontata così, può sembrare una reazione eccessiva, dettata da una paura amplificata da giornali e tv: le ville di Marsaglia non sono mica quelle della Brianza. Ma i cittadini hanno lo stesso diritto a dormire sonni tranquilli, a spostarsi a valle senza essere logorati dal pensiero di una probabile visita indesiderata. Anche perché i ripetuti furti stavano condizionando le stesse abitudini dei marsagliesi, che amano frequentare i mercati settimanali dei paesi limitrofi, sono soliti fare spese al di fuori dei confini – pur estesi – del territorio comunale.

Un territorio di 13 chilometri quadrati, che abbraccia tre colline (e le rispettive valli): un sali-e-scendi che si sviluppa in 80 chilometri di strade, lungo i quali si incontrano 188 abitazioni. Di fronte a questi numeri e all’emergenza sicurezza reclamata dai marsagliesi, Franca Biglio, vice sindaco sulla carta ma primo cittadino a tutti gli effetti, ha convocato l’assemblea cittadina (“molti anziani, ma anche una settantina di ‘giovani’ dai 5 ai 35 anni”) e ha proposto la videosorveglianza wi-fi, il sistema forse più sofisticato, ma di certo il meno costoso, con il minimo impatto ambientale. Tutti d’accordo, senza alcuna remora per la propria riservatezza né timore di essere spiati. Grazie anche alla tecnologia utilizzata, che fornisce garanzie di sicurezza e mette al riparo da eventuali degenerazioni stile “Grande Fratello”.

L’intera zona è stata quindi “arricchita” da 13 telecamere poste in punti strategici, compresi ingresso e uscita del paese. Gli occhi elettronici non inquadrano il dettaglio – quindi l’impatto sulla privacy è meno “violento” – e non registrano a ciclo continuo: dotate di un software intelligente in grado di interpretare il movimento, entrano in azione solo quando accade un “evento”, il passaggio di un’auto, ad esempio. Le immagini criptate vengono quindi trasferite – grazie alla rete wi-fi – sul server centrale del municipio e gestite direttamente dal pc. Tre giorni dopo vengono distrutte in automatico, a meno che le forze dell’ordine o i magistrati non le richiedano per motivi d’indagine.

Da circa un mese, ossia da quando il sistema di videosorveglianza funziona a pieno ritmo, nessun malvivente ha messo piede in paese. Del resto, i cartelli lungo la strada provinciale ricordano che Marsaglia è sorvegliato 24 ore su 24 dalle telecamere. “E’ un deterrente: può darsi che non risolva il problema e che lo sposti soltanto”, dice Franca Biglio, “ma è importante che i cittadini, soprattutto i più anziani, si sentano tranquilli”.

Obiettivo raggiunto, dunque. Ma il vice sindaco, che è anche presidente dell’Associazione Nazionale Piccoli Comuni Italiani, non si accontenta e guarda avanti. “Per il momento la rete wi-fi è al servizio della videosorveglianza, ma bisogna pensare anche ai cittadini più giovani, studenti e lavoratori: per loro sarà presto disponibile la connessione internet veloce dalle proprie case. Dobbiamo essere lungimiranti e puntare sulle nuove tecnologie: di qui passa la strada per uscire dall’isolamento e per favorire l’insediamento nei piccoli comuni, che da troppo tempo assistono inerti alla fuga nelle grandi città”.

 

Costume: la scienza copia i reality, bebè sarà spiato

Tratto da http://jugo.it

Ricordate ”The Truman show”, il film dove un assicuratore, interpretato da Jim Carrey, un bel giorno scopre che tutta la sua vita altro non è che un grande reality show? Truman Burbank era, suo malgrado, il protagonista del programma di maggior successo della storia del piccolo schermo: fin dall’infanzia, 24 ore su 24, la sua vita era seguita da telecamere e tutto l’ambiente che lo circondava era un immenso studio televisivo, all’interno del quale lavoravano solo attori e comparse.

Il film, tanto originale quanto inquietante, torna ora prepotentemente d’attualità dopo la notizia di un nuovo studio del Media Lab – Massachussett Institute of Technology (MIT) di Boston. Il ricercatore Deb Roy ha infatti annunciato, alla rivista scientifica New Scientist, che ”spierà” i primi tre anni di vita di suo figlio, un neonato di appena 9 mesi. Il progetto, denominato ”speech home”, mira a comprendere i processi legati all’apprendimento del linguaggio. E per farlo Deb Roy ha pensato bene di coinvolgere tutta la sua famiglia, mettendola sotto stretta osservazione con un complesso sistema di telecamere e microfoni.

La ricerca garantisce comunque qualche ora di intimità, precisamente 12 su 24, ma nessun giorno di ”riposo”. Le telecamere si attivano dalle otto del mattino alle venti di sera e vengono spente solo nei momenti in cui va necessariamente preservata la privacy della famiglia. Trascorsi i tre anni, il ricercatore avrà così a disposizione un’immensa quantità di dati relativi alle esperienze del bambino, a partire dai primi esercizi vocali, fino ad arrivare ai primi dialoghi.

Quanto basta per permettere a Roy e ad un gruppo di psicolinguisti di analizzare i processi dello sviluppo linguistico del bambino, nella speranza di capire se l’acquisizione delle capacità di utilizzare un linguaggio ”fluente” sia semplicemente il risultato dell’ascolto oppure abbia radici di tipo genetico.

Videosorveglianza: il caso del Lago di Garda

Videosorveglianza: il caso del Lago di Garda

dal sito www.gardanotizie.it

C’è bisogno di maggiore sicurezza nei paesi del lago di Garda e scatta la corsa alle telecamere. Per capire che, specie durante i mesi tra aprile e settembre, l’area lacustre non si senta tranquilla dal punto di vista della sicurezza basta guardare i numeri dei furti e dei reati commessi in ciascun centro rivierasco. Inoltre, a conferma di un malessere presente tra la popolazione, basti sapere che in pratica tutti i sindaci della sponda veronese hanno presentato alla Regione un «progetto sicurezza» con cui intendono dotarsi di un impianto di videosorveglianza, o ampliarlo, oltre che ottenere una maggiore presenza di agenti di polizia municipale.

Da Venezia, proprio in questi giorni, stanno arrivando nei municipi del lago le lettere che confermano la possibilità di accedere a contributi per migliorare la sicurezza. «Nel complesso», dice l’assessore regionale alla sicurezza, il veronese Massimo Giorgetti, «la direzione sicurezza pubblica e flussi migratori ha stanziato due milioni e 333 mila euro di contributi, per finanziare 38 progetti in tutto il Veneto. Sono tutti progetti proposti da singoli Comuni o da loro consorzi. Di questi, 11 riguardano Verona e provincia, dove arriveranno nel complesso 880 mila euro». Ma ecco, nel dettaglio da sud a nord, nei paesi del Garda chi ha richiesto ma non ha potuto ottenere e chi sarà invece a beneficiare dei soldi. A Peschiera andranno 19.440 euro, a fronte di una spesa totale di 64.800, a Bardolino 80 mila euro, a fronte di un costo di 178.316 euro, a Torri del Benaco 81 mila, a fronte di 183 mila, a Malcesine 43.750 euro, a fronte di 87.500.

«Ciò che questi qualificanti progetti mirano a contrastare», conclude l’esponente scaligero di An, «sono gli episodi di microcriminalità, che sono odiosi per i cittadini e che danno senso di insicurezza a residenti e turisti. Dappertutto c’è stata una richiesta per l’installazione di telecamere fisse per la videosorveglianza, importante non solo per prevenire e dissuadere dal commettere reati, ma pure per smascherare colpevoli, a fronte del notevole incremento turistico che l’area del Garda subisce durante la stagione turistica». Una scelta politica, insomma, che alcuni sindaci della sponda veronese lacustre hanno deciso di fare ora e che altri avevano fatto da tempo. Per esempio, a Garda e Lazise già sono attivi impianti di videosorveglianza e le amministrazioni hanno chiesto, rispettivamente, il completamento e l’incremento del progetto. Neofiti dell’occhio elettronico sarebbero dovuti essere Brenzone e San Zeno di Montagna. Purtroppo Garda, Brenzone e San Zeno non potranno usufruire di contributi quest’anno perché le domande sono arrivate fuori termine.

Cassazione, si' telecamere nei prive'

Cassazione, sì telecamere nei privè

http://tgcom.mediaset.it

Su richiesta dei giudici per indagini

I clienti dei club privè stiano attenti. Magari nascoste dietro un quadro o una pianta, potrebbero esserci le telecamere a spiare i loro incontri particolari. Non si tratta di manie da guardoni. Quelle telecamere potrebbero stare lì perchè richieste dai giudici. A stabilirlo è la Cassazione: le zone “riservate” dei locali possono essere riprese a fini di indagini perchè non equiparabili alle abitazioni private, ma occorrono autorizzazioni speciali.

 

La Cassazione ha accordato solo una parziale tutela della privacy a questi luoghi di intrattenimento. I giudici possono infatti far installare le telecamere per spiare che cosa succede nelle zone riservate dei locali. Le cosiddette aree privè, infatti, non possono essere tutelate dagli occhi elettronici degli inquirenti come se fossero private abitazioni, anche se fanno da sfondo a “comportamenti molto intimi”. Tuttavia nel dare il via libera alle videoriprese nei ‘camerini’ piu’ appartati la Cassazione avverte i giudici delle procure che i filmati devono essere autorizzati con apposito decreto, diverso da quello per le intercettazioni telefoniche.

Il provvedimento – pena la inutilizzabilità delle riprese ottenute – deve anche indicare che tipo di prova si intende cercare con questa “ingerenza”. Il privè, secondo la Cassazione, se non può essere equiparato a un domicilio, è comunque un luogo che dovrebbe tutelare l’intimità e la riservatezza delle persone, e che quindi ai fini delle riprese visive non può essere trattato come un luogo pubblico o esposto al pubblico .

Sulla scorta di queste ragioni, la Cassazione ha dichiarato la nullità delle riprese effettuate, senza decreti autorizzativi, in un locale di lap-dance di Bastia Umbra, dove i clienti erano stati filmati in effusione con alcune ballerine. I filmati avevano portato all’emissione di una custodia cautelare, per sfruttamento della prostituzione, nei confronti del titolare del locale. Adesso se non verranno prodotte altre prove contro di lui, l’uomo tornerà libero.

 

Videosorveglianza, arriva la mappa

Videosorveglianza, arriva la mappa

 

Conto alla rovescia per il «grande fratello» pontino: si apre l’occhio vigile delle telecamere di controllo a Latina. L’occhio vigile delle videocamere di sorveglianza, ovvero delle telecamere che osserveranno ininterrottamente la città da cima a fondo, sta per schiudersi. E non poche preoccupazioni già si fanno strada. Una, in particolare, la questione che si pone – doverosamente – all’attenzione di chi quell’occhio che potrebbe trasformarsi in ’indiscreto’ punterà sui suoi concittadini: il rispetto della privacy. Che, si sa, è regolamentata da leggi molto rigorose.

Videosorveglianza e prostituzione: come difendere la privacy dei clienti

Videosorveglianza e prostituzione: come difendere la privacy dei clienti

http://redazione.romaone.it

Dopo la proposta di ricorrere alle telecamere per arginare l’emergenza lucciole in via Salaria e piazza dei Navigatori, scoppia la polemica. I Presidenti dei Municipi IV e XI: “Servono unità di strada”
Telecamere sì, telecamere no. La proposta di ricorrere alla video-sorveglianza per arginare l’emergenza prostituzione in alcune strade della Capitale, ha già scatenato un mare di polemiche.

C’è chi, come l’ex difensore civico di Roma, Ottavio Marotta, pensa sia un’inaccettabile violazione della privacy, e chi, come i residenti di piazza dei Navigatori, è pronto a tutto pur di non vedere il proprio quartiere trasformato in una sorta Pigalle italiana.

Tra i partecipanti alla querelle, anche i Presidenti dei Municipi IV e XI, Alessandro Cardente e Andrea Catarci, alle prese con il fenomeno delle lucciole rispettivamente in via Salaria e all’Eur.
“Soltanto qualche giorno fa – ha spiegato il minisindaco di Montesacro – avevo proposto il divieto di fermata lungo la Salaria, per evitare che i clienti creassero problemi alla sicurezza degli automobilisti”. E poi ha aggiunto: “Le telecamere sarebbero ancora più efficaci, ma il problema deve essere affrontato dal punto di vista sociale, non solo di ordine pubblico”. Come? Queste le idee di Cardente: “Agli interventi repressivi vanno abbinati quelli di supporto alle ragazze, con l’istituzione di unità di strada locali che le aiutino a uscire dalla schiavitù”.

Anche Catarci pur favorevole a strumenti di dissuasione rivolti ai clienti, li considera solo provvedimenti tampone: “La video-sorveglianza – ha detto – ha costi elevati e può funzionare in territori limitati. Bisognerebbe, invece, investire nel volontariato, con task force sul modello di quelle contro la tossicodipendenza”. Ai cittadini di piazza dei Navigatori che nei giorni scorsi erano scesi in piazza per protestare contro quello che hanno definito un “vergognoso mercato del sesso sotto casa”, il Presidente ha risposto: “Chiederò alle forze di polizia un maggior presidio in tutte le zone interessate dal fenomeno e in particolare in quest’area”.

 

Da Gennaio un ticket per entrare a Milano

Da gennaio un ticket per entrare a Milano

 Dovrebbe costare tra i 3 e i 4 euro. Nuove misure e aumenti da Venezia alle Eolie 

MILANO — Aria di ticket. A Milano, a Venezia, nelle isole Eolie, a Bologna dove dal 19 giugno si pagano 5 euro per accedere nelle zone a traffico limitato del centro storico. Il territorio soffre. Soprattutto dove l’affollamento raggiunge picchi esorbitanti. A Milano, presa d’assalto ogni giorno da 600mila auto che arrivano dall’hinterland portando l’inquinamento a livelli stellari. A Venezia, dove i turisti hanno raggiunto i 20 milioni annui. A Lipari, dove gli ingorghi sono determinati da 150mila passanti-turisti. La risposta delle amministrazioni locali? Pagare per entrare. Con la speranza che sia un deterrente all’assalto del territorio. Se non dovesse funzionare? In ogni caso arriveranno soldi per i servizi locali.
L’agenda la detta Letizia Moratti, sindaco di Milano. Il giorno di Ferragosto ha rilanciato la sua pollution charge. Sul modello dei Paesi del Nord Europa. Dal primo gennaio del 2007, i non residenti pagheranno un ticket per entrare in città in base alle emissioni inquinanti. Più inquini e più paghi. La tariffa non è ancora fissata. Sicuramente, come spiega l’assessore al Traffico milanese Edoardo Croci, costerà meno degli 8 pounds londinesi, ma più dei 3 euro prospettati dall’allora sindaco Gabriele Albertini. La tariffa massima riguarderà i veicoli diesel vecchi di qualche anno. Unici esentati gli Euro 4 e i mezzi ecologici. Si pagherà anche in base al tipo di carburante: diesel o benzina. Il «controllo» sarà affidato a una serie di varchi elettronici sparsi sulle vie d’ingresso della città. Masiccome la Moratti ha ribadito che la sperimentazione partirà a gennaio, in un primo momento si farà ricorso a metodi più empirici. Chi vorrà entrare a Milano dovrà acquistare un tagliando, il «gratta e passa». Poi, si farà uso del telepass o dei lettori ottici. Per arrivare forse alla «targa elettronica», un chip che renda riconoscibile il mezzo grazie a un segnale elettronico. Ma i problemi di privacy sono enormi.
A Venezia, il problema è diverso. Non l’inquinamento, ma i troppi turisti. Che pesano sulle casse del Comune. Un conto è preparare un bilancio sugli abitanti di Venezia, un altro è dover far fronte all’esigenze di servizio di 20 milioni di turisti all’anno. «Per porre un freno alle spese ormai insostenibili che comporta una massa simile di turisti—attacca il sindaco Massimo Cacciari —, ogni Comune deve essere lasciato libero di decidere. Venezia non ce la può fare con la fiscalità ordinaria: se non ci pensano i trasferimenti statali, dovremo pensare a una nuova tassa di soggiorno o qualche cosa del genere».
Stesso problema per le Eolie. Che durante il periodo estivo vengono prese d’assalto. All’Azienda di turismo di Lipari hanno calcolato che sono stati oltre 150mila i visitatori. Per Ferragosto è stato difficile reperire posti letto. E il sindaco di Lipari, Mariano Bruno, nei giorni scorsi aveva firmato un’ordinanza per regolare «il traffico umano » dei turisti. Non ha funzionato. Da qui la decisione estrema: «Il prossimo anno porteremo il ticket d’ingresso da un euro a 5 euro. Almeno rimpingueremo le casse del Comune».
 

Tra videosorveglianza e privacy: la scelta del comune di Cuneo

Tra videosorveglianza e privacy: la scelta del comune di Cuneo 

http://grandain.com

Articolo di Federico Maiocco

Cuneo – E’ stato presentato questa mattina in Comune a Cuneo il nuovo sistema di videosorveglianza del capoluogo della Granda. Palazzi comunali per la tutela del patrimonio pubblico, ma anche vie cittadine per la prevenzione di attività illecite e per il controllo della viabilità urbana: tutto sotto l’occhio freddo, ma democratico delle telecamere.

Il sistema è composto da una centrale operativa per la visualizzazione e il controllo delle immagini, collocata presso il Comando della Polizia Municipale, un sistema di acquisizione e memorizzazione collocato presso il Settore Elaborazione Dati e un insieme di telecamere digitali controllate a distanza e connesse esclusivamente alla rete telematica comunale.
Presso la centrale operativa è possibile visualizzare le immagini di tutte le telecamere, brandeggiare (in orizzontale ed in verticale) le telecamere mobili, analizzare le registrazioni.
L’impianto è dotato di un sistema centralizzato di registrazione su disco per consentire la memorizzazione in modo sicuro delle riprese effettuate da tutte le telecamere.
Tutte queste immagini saranno gestite, ci itengono a sottolineare in Municipio, nel massimo rispetto della privacy. Ed è giusto sottolinearlo, perchè, se le telecamere sono una risposta alla richiesta di sicurezza del cittadino, la gente non nasconde la propria diffidenza nel sentirsi osservato dall’alto.
Il Sindaco Valmaggia, durante la conferenza, ha spiegato come questi strumenti all’avanguardia possano sopperire in parte alla mancanza di personale sia del corpo della Polizia Municipale che delle altre forze dell’ordine, che potranno usufruire della rete di telecamere, sempre nel rispetto delle norme sulla privacy.
Il Prefetto di Cuneo ha sottolineato come il capoluogo della Granda sia una città sicura, e come questi nuovi strumenti siano fondamentali per mantenerla tale.
In Comune ci tengono a ribadire come questo progetto sia stato ideato, progettato e realizzato internamente all’Amministrazione cittadina, con un notevole risparmio nei costi ed gestione futura semplificata ed economica. La trasmissione delle immagini delle telecamere si appoggia alla rete a fibre ottiche di proprietà del Comune. Una rete che sarà presto ampliata; ampliamento al quale seguirà anche una maggiore diffusione delle telecamere sul territorio di Cuneo e delle sue frazioni.
La soluzione delle fibre ottiche garantisce una maggiore qualità d’immagini, una migliore protezione della trasmissione e l’azzeramento delle emissioni elettromagnetiche.

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