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Marketing cartaceo e registro delle opposizioni: opporsi alla pubblicità su carta

Marketing cartaceo e registro delle opposizioni: opporsi alla pubblicità su carta

Tra le novità introdotte in campo privacy dal D.L. 5 maggio 2011 n. 138, “Ulteriori riduzioni e semplificazioni degli adempimenti burocratici” qualcosa che riguarda anche il marketing cartaceo: anche per questo tipo di promozione, oltre che per il marketing telefonico, vale il registro delle opposizioni, per cui gli operatori di marketing possono usare gli indirizzi degli abbonati contenuti nell’elenco telefonico per finalità promozionali solo se gli interessati non hanno richiesto l’iscrizione del proprio numero telefonico e del proprio indirizzo presso il registro delle opposizioni di recente istituito dalla L. n. 166/09 e gestito dalla Fondazione Ugo Bordoni. Nel caso in cui l’abbonato non abbia richiesto questa iscrizione, allora il consenso non è necessario.

 

Privacy e marketing nel mondo

Privacy e marketing nel mondo

Per opt-in si intende una legislazione dove le aziende possono inviare pubblicità solo a destinatari che si sono iscritti volontariamente in precedenza in una certa lista di “utenti contattabili”. Per opt-out si intende una legislazione dove le aziende possono spedire a chiunque pubblicità e promozioni e il destinatario ha poi facoltà di opporsi e cancellarsi. E’ facile capire che questo secondo approccio (invio promozione e se ti opponi smetto) è terreno fertile per gli spammatori, è sufficiente recuperare indirizzi email ogni dove e spedire.

Per le aziende che operano su più mercati e con mezzi differenti di marketing diretto non è facile orientarsi. Anche all’interno della stessa Unione Europea si presentano spesso discrepanze, Spagna e Italia rispetto agli altri paesi europei sono più orientate ad un sistema di opt-in che prevede un esplicito consenso preventivo, mentre altri paesi mostrano una regolamentazione più flessibile.In mancanza di una regolamentazione unica, diventa anche necessario verificare e aggiornare le nuove regolamentazioni che ciascuna nazione decide di adottare.

In Italia dal 1° febbraio 2011 è entrata in vigore la nuova legge sull’opt out per il telemarketing, con un Registro Pubblico delle Opposizioni che consente agli utenti di negare il trattamento del proprio numero telefonico per ricevere chiamate promozionali. L’iscrizione al registro è disponibile anche online ed è gratuita e revocabile.

Per consultare una tabella aggiornata al 2011 della privacy nel mondo consultate:

http://blog.mailup.it/2011/02/mappa-privacy-mondo-optin-optout/

Facebook e la privacy

Facebook e la privacy

Perché Facebook s’interessa ora tanto della privacy? Tutto cambiato rispetto al febbraio 2009, quando Facebook aveva cercato di imporre condizioni d’uso che in pratica gli facevano ottenere ogni diritto sui dati dei suoi iscritti. Allora le proteste furono tali che in due giorni tutto fu cancellato. Oggi tutto è differente e maggiori possibilità di controllo sono state attribuite agli utenti sui contenuti inseriti. Cancellarsi e sparire non è più u’utopia, è possibile adesso costituire gruppi ristretti, definendo con esattezza le persone con cui condividere certe informazioni e la dashboard per le applicazioni di terze parti consente di tenere sotto controllo la diffusione dei propri dati. Certo non tutti gli utenti sanno gestire le loro impostazioni privacy. Se siete utenti non esperti vi consigliamo di controllare bene e impostare bene le opzioni privacy. Vale la pena di impiegarci un po’ di tempo; può sembrare inizialmente una scocciatura, ma vi assicuriamo che ne va della vostra riservatezza. Come “training” potete sempre vedervi il film The Social Network, appena uscito negli Stati Uniti è già salito in testa alle classifiche, certo non ha giovato all’immagine di Facebook, ma non sarà la causa dell’abbandono degli utenti affezionati al social network, semmai potrebbe indirizzare correttamente le azioni di Facebook in futuro…

Pubblicit per telefono, ora basta

La regola che se qualcuno vuole chiamarci per vendere un prodotto o un servizio, deve avere il nostro consenso per usare il nostro numero telefonico.

Numerosi sono stati gli abbonati che hanno segnalato al Garante la ricezione di chiamate promozionali indesiderate effettuate da e per conto di diversi operatori telefonici o aziende che promuovevano beni o servizi.
E cos partito lo stop del Garante privacy al marketing selvaggio e alle telefonate promozionali indesiderate. Divieto del trattamento dati per alcune societ (Ammiro Partners, Consodata e Telextra) che hanno raccolto e usato illecitamente numeri telefonici di milioni di utenti (ovvero senza aver informato gli interessati e senza il loro specifico consenso alla cessione delle loro informazioni personali ad altre societ).

Divieteo anche per altre aziende come Wind, Fastweb, Tiscali e Sky, che hanno acquistato da queste societ i database allo scopo di poter contattare gli utenti e promuovere i loro prodotti e servizi tramite call center e non si sono preoccupate minimamente di accertare che gli abbonati avessero acconsentito alla comunicazione dei propri dati e al loro uso a fini commerciali.

Previste anche sanzioni penali per la non osservanza del divieto dell’Autorit Garante per la Privacy.

Spam via fax

Contro la pubblicit via fax senza il consenso del destinatario interviene il Garante della Privacy che ha vietato a due societ l’”ulteriore trattamento” dei dati personali usati a fini di marketing.

Per poter inviare fax pubblicitari le aziende devono difatti aver ottenuto il consenso preventivo e specifico del destinatario. Non sufficiente che il numero sia stato estratto dai cosiddetti elenchi categorici, come pagine gialle, registri pubblici o banche dati on line, per poter contattare un soggetto.

Illecita anche la prassi di inviare un primo fax con il quale si chiede il consenso allinvio dei successivi tramite un fax comunque promozionale.

Sms, telefonate e fax di propaganda elettorale

Con le elezioni che si avvicinano il Garante Privacy si preoccupa della correttezza della campagna elettorale e interviene per dettare alcune regole contro linvadenza dei partiti politici.

I dati contenuti nelle liste elettorali dei singoli comuni possono essere consultati, senza il consenso degli interessati, da parte dei candidati e dei loro sostenitori, degli organismi politici, dei partiti e dei comitati promotori. E possibile usare anche gli altri elenchi e registri in materia di elettorato passivo e attivo (ad esempio gli elenchi degli elettori di nazionalit italiana ma che sono residenti allestero) e altri elenchi accessibili a qualunque cittadino, come per esempio gli albi professionali. Altri dati non possono essere utilizzati se non dopo il consenso da parte dellinteressato, nello specifico i partiti non sono autorizzati a inviare sms, messaggi di posta elettronica, fax e telefonate preregistrate.

Per quanto riguarda i dati non utilizzabili il Garante afferma: “Non sono in alcun modo utilizzabili, neanche da titolari di cariche elettive, gli archivi dello stato civile, lanagrafe dei residenti, indirizzi raccolti per svolgere attivit e compiti istituzionali o per prestazioni di servizi, anche di cura, liste elettorali di sezione gi utilizzate nei seggi; dati annotati privatamente nei seggi da scrutatori e rappresentanti di lista, durante operazioni elettorali”.

Dagli hackers un libro denuncia su Google sulla 'Privacy collettiva' e altro

Dagli hacker un libro denuncia su Google sulla ‘Privacy collettiva’ e altro

http://repubblica.it

E’ il numero uno, non ha concorrenti, ai suoi dipendenti concede il venti per cento del tempo lavorativo per sviluppare quello vogliono. Google questo, ma non solo. Negli ultimi anni, attraverso il suo complesso sistema di reclutamento, rigorosamente online, sta attirando a s i migliori programmatori di tutto il mondo. E il movimento hackers, riunito a Parma per l’annuale Hackmeeting fino al 3 settembre, lo sa. Tanto da aver iniziato una lenta ma inesorabile retromarcia, a cominciare con l’autocritica.

Gi, perch se Google diventato quello che tutti conosciamo anche grazie a loro. Che lo hanno inneggiato, ammirato, contemplato quasi. Che si sono compiaciuti quando Larry Page, il cofondatore insieme a Sergey Brin della Google Inc., ha confessato che il primo logo del pi famoso motore di ricerca era stato fatto grazie a Gimp, ovvero la versione open source del commercialissimo Photoshop.

Ma non pi cos. I tempi cambiano. E forse, fra qualche anno, ci si accorger della parabola discendente che Google, proprio lui, l’innovativo e sempre pi indispensabile Google, sta percorrendo. Almeno questo quanto pensa la comunit hacker riunita sotto la sigla di Ippolita che, in occasione del 9 Hackmeeting italiano, ha presentato in anteprima la sua ultima fatica: il libro “The dark side of Google” in uscita per Feltrinelli alla fine dell’anno.

Una ricerca durata pi di un anno, in cui vengono ripercorse le scelte, le idee, i segreti, ma soprattutto le conseguenze e i rischi del successo di Google. Dal primo vagito del 1998 fino ad oggi, analizzando tutti i servizi che il gioiello di Mountain View ha via via sfornato. Come Gmail, il servizio di posta elettronica di posta elettronica annunciato e poi offerto nel 2004. “Quello che nessun utente sa, o meglio non vuole sapere”, dicono i partecipanti alla comunit Ippolita, “ sotto gli occhi di tutti: i nostri dati, le email che usiamo, ci che scriviamo, vengono archiviati ed elaborati da Google per ricavarne informazioni sui gusti, gli stili, le abitudini, per poi usarli per s o rivenderli a terzi” e aggiungono “la cosa interessante e inquietante che a Google non interessa associare le informazioni a una persona specifica. A lui non interessa che la tal cosa sia stata scritta dalla tal persona alla tal altra. Ma interessa cosa stato scritto, e da quanti stato scritto. Quante volte stato usato quel tipo di email e non un altro: a lui interessa la quantit di volte che un elemento ripetuto, non necessariamente la relazione che quell’elemento intrattiene con gli altri. In questo modo non viola legalmente alcuna privacy individuale, semmai quella collettiva, che per non difesa da nessuna legge. Tanto pi che ogni singolo utente accetta esplicitamente l’uso che Google far dei suoi dati”.

E chi dovrebbe difendere la privacy collettiva? “Si pu solo dire che il governo americano ha pi volte chiesto a Google di prendere visione dei suoi database, ma per diversi motivi, non mai riuscito a farlo”.

“Un altro esempio? Google Desktop Search. Un piccolo software gratuito capace di cercare qualsiasi tipo di file nel computer sfruttando le potenzialit dei propri algoritmi. Ma di fatto scandagliando informazioni direttamente sul computer dell’utente”.

Non basta? Sotto accusa anche la stessa catalogazione delle pagine web. Proprio il punto forte di Google. Affermano gli autori del libro: “Google non indicizza tutte le pagine. E’ un errore crederlo, e un inganno dirlo. E’ difficile dare un percentuale delle pagine non considerate da Larry, Sergey & Co, ma un’indicazione ragionevole sta tra il 20 e il 30%”.

E non finita qui. “Davvero Google trova quello che noi cerchiamo?” si chiede provocatoriamente la comunit Ippolita. E la risposta, altrettanto provocatoria, : no. “Google offre la possibilit di trovare fra le prime pagine dei risultati quello che l’utente medio cerca, ma non quello che io sto cercando. Il risultato tecnologicamente impressionante, ma porta con s l’idea che quello che cerco sia esattamente quello che Google mi offre. Non cos. Ormai non pi Google che si adegua alle mie esigenze, ma io che mi adeguo a quelle dell’utente medio”.

Centoquaranta pagine di analisi e critica per raccontare i lati oscuri di un’icona web, un intoccabile tabu come Google, in cui trovano spazio veri e propri “mea culpa”. Come nel caso del capitolo “Sedurre gli hackers: autonomia, soldi facili, strumenti gratuiti”, ovvero come il contributo del mondo hacker abbia aiutato il successo di Google, alimentando un immaginario che Larry Page e Sergey Brin hanno brillantemente sfruttato.

E allora cosa fare? Boicottare anche l’amato motore di ricerca e tutti i suoi comodi servizi? Da Parma dicono che non possibile. No. Quel complesso sistema di stili, tecnica, capacit e immaginario che va sotto il nome di Google si ridurr e cambier col tempo. Cos almeno pensano gli autori, che confidano nella stanchezza ciclica che accompagna ogni successo, e su strumenti alternativi come le reti peer-to-peer, una pi corretta informazione sui comportamenti del gigante, o ancora lo sviluppo di un motore di ricerca indipendente.

“Google di fatto un monopolio”, concludono, “e il suo modello di business funziona se tale rimane, ma fragile. Non perch esistano attualmente dei validi sostituti, ma perch gli utenti possono essere informati, diventare pi consapevoli e quindi scalfire quell’immaginario che fa di Google il non plus ultra, ma su cui si basa essenzialmente il suo successo”.

Da Parma, Davide – alias la comunit Ippolita – ha lanciato quindi la sfida italiana a Golia dai piedi d’argilla. E se vero che il movimento hacker stato capace di anticipare le tendenze di qualche anno, allora, appuntamento al 2014, quando il sito broom.org in una sua proiezione del prossimo decennio, ha pronosticato una battaglia in tribunale tra Google e il New York Times per il dominio dell’informazione, indicando per Google, alla faccia del libero mercato e delle libert individuali, come vincitore. Assoluto.

Classifica degli spammers e la Cina si avvicina agli USA

Classifica degli spammers e la Cina si avvicina agli USA

dal sito www.trad8.it

Lormai consueta sporca dozzina di sophos, azienda produttrice di antivirus, arriva implacabile.

Il primo trimestre 2006 della classfiica degli spammers pi attivi al mondo vede la riconferma in prima posizione degli Stati Uniti (23.1%) a ridosso dei quali avanza prepotentemente la Cina (21.9%), lItalia invece pur non avendo unincidenza rilevante dimostra un incremento negativo che la dalla quindicesima posizione (1,1%) la catapulta alla tredicesima (1,57%).

La modifica dello scenario internazionale dei produttori di spam, ha visto la drastica riduzione dellattivit statunitense, attivit pi che dimezzata nel corso di circa due anni a causa della politica aggressiva intrattenuta dai provider, infatti gli Stati Uniti sono stati i primi ad intervenire con pene severe per la violazione della privacy insita nellattivit di spam.

Un altro dato rilevante di questa classifica si pu trarre dalla suddivisione per continenti nella quale lAsia gestisce il 42,8% del traffico mondiale affermandosi quale inedita primatista, lEuropa invece sale al 25,6% separata di soli 0,6 punti dallex primatista continente Nord Americano.

GoodMail dribbla i filtri antispam e la privacy

GoodMail dribbla i filtri antispam e la privacy

dal sito www.punto-informatico.it

La posta elettronica a pagamento inventata da GoodMail Systems , proposta ormai da tempo ai partner commerciali di AOL come alternativa legittima allo spam , sta prendendo piede. EFF , l’associazione statunitense che si batte per le libert digitali, se ne accorta ed ha lanciato una nuova protesta per mobilitare gli utenti di Internet. “Sembra che AOL abbia iniziato silenziosamente ad attuare i propri piani”, dice Danny Brien, coordinatore del comitato DearAOL . “Gli utenti dell’ISP hanno iniziato a ricevere messaggi pubblicitari autorizzati di alcuni venditori interessati a promuovere i loro prodotti”. L’azienda la prima in assoluto ad avere utilizzato questo tipo di strumento pubblicitario.

“Nessuno ha il diritto di vendere la nostra privacy e l’accesso alle nostre caselle di posta elettronica senza il nostro esplicito permesso”, ricorda Brien in un post sul suo blog. Nel frattempo, AOL continua a rimanere nel silenzio. Dopo gli annunci dal tono trionfalistico sulle specifiche del sistema, presentato come la soluzione finale alle “e-mail promozionali pericolose”, il grande ISP statunitense si rifugiato nel silenzio stampa pi totale.

“Adesso non c’ niente di male nell’inviare milioni di messaggi di posta promozionali”, continua Brien, “basta pagare”. Il fronte degli utenti indignati dal servizio di e-mail autenticate, che il Wall Street Jour.

Garanti Privacy europei su uso della posta elettronica

controllo posta privacy

Garanti Privacy europei su uso della posta elettronica

dal sito http://privacy.blogosfere.it/

Le autorit della privacy della Unione Europea, hanno pubblicato alcuni chiarimenti sul corretto uso della Posta Elettronica. Eseguire una scansione delle caselle di posta elettronica di clienti del servizio da parte dei provider, e del personale da parte di enti e aziende, diventata pratica comune a causa del proliferare di virus e messaggi di spam indesiderati.

La ricerca di codice virale all’interno dei messaggi email considerata una misura minima di sicurezza necessaria, e quindi applicabile senza l’esplicito consenso del possessore della casella email interessata.

Diverso il caso della ricerca di contenuti illegali, materiale pornografico, attivit ispettiva demandata esclusivamente alle forze di polizia in caso di indagini giudiziarie.

Se la scansione effettuata dal provider, deve esistere un esplicito consenso da parte dell’utente.

I Garanti della UE si sono occupati anche delle statistiche di apertura dei messaggi, una pratica illegale, da eseguire dietro segnalazione all’utente che sottoscrive il servizio di posta.

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