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Il libretto formativo, qualche problema di privacy?

privacy libretto scuolaIl libretto formativo, qualche problema di privacy?Un aiuto ai giovani per trovare lavoro

da un articolo di Tiziana Catenazzo dal sito www.orizzontescuola.it

Si chiama “libretto formativo del cittadino´ e la chiave di lettura di questa sperimentazione (che parte a giugno con i primi 500 libretti per i diciottenni che terminano i percorsi di formazione-lavoro), e sarà gradualmente esteso, a settembre, ai circa 450 futuri iscritti ai corsi di Ifts.

Un libretto per i cittadini piemontesi, con la certificazione dei titoli di studio, le esperienze formative e le competenze lavorative-professionali acquisite: una “vita´, rielaborata e riassunta nero su bianco per una migliore spendibilità? sul mercato del lavoro, soprattutto - delle competenze raggiunte a scuola, nella formazione, nel lavoro, ma anche nella vita quotidiana con attività sociali, di volontariato e quant´altro.

«Ci allineeremo agli altri paesi europei - ha spiegato ieri l´assessore regionale all´istruzione, Gianna Pentenero - primo fra i quali la Francia, che da tantissimi anni ormai si avvantaggia di strumenti come il “RdA´- Réconnaissance des acquis; ma possiamo anche pensare all´Europass. In pratica, il ?nostro´ Libretto permetterà una lettura e una decodifica omogenea, e attendibile, dei percorsi di apprendimento, finalizzata anche al riconoscimento, da parte del cittadino stesso, del ?valore´ culturale e professionale acquisito attraverso le esperienze della sua vita: per poterle valutare, e quindi reinvestire in un diverso progetto di vita, in caso di un reinserimento lavorativo, o di un ricollocamento. Si apprende nel corso di tutta la vita, e attraverso ogni esperienza vissuta. Altrettanto importante, per la Regione, è il poterci riferire a dati reali: avremo un utile strumento di monitoraggio dei singoli percorsi e, ad esempio, potremo verificare con esattezza il numero e le cause degli insuccessi scolastici, di dispersione e abbandono. Non siamo ancora forniti di banche dati in grado di incrociare le informazioni dei diversi sistemi, a partire da quello anagrafico e da quello dell´istruzione, e anche gli ?archivi´ degli enti locali presentano incongruenze che non ci permettono un´esatta lettura delle situazioni, né quindi la possibilità di pensare a possibili strategie. Questo Libretto mette al centro dei vari, diversi (a volte incomunicabili) ?sistemi´, il cittadino».

Da alcuni Comuni, ad esempio ? sono circa 240, attualmente ? la Regione ha ottenuto di recente di poter acquisire dati anagrafici, ma permangono ancora forti reticenze per la privacy. «Rispetto al Libretto, comunque, va detto che è uno strumento di cui sarà il cittadino l?unico responsabile: ne è il titolare, e solo lui potrà, volontariamente, con l´ausilio dei servizi di orientamento preposti, aggiornarlo o modificarlo». 
 

Dati sensibili degli studenti, regolamento

Dati sensibili degli studenti, regolamento e primi commenti

tratto dal sito www2.tecnicadellascuola.it

Nei giorni scorsi il via libera allo schema di regolamento sui dati sensibili e giudiziari predisposto dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Secondo il regolamento i dati personali riguardanti gli studenti vanno trattati solo in presenza di precise e circostanziate motivazioni poiché contengono informazioni determinanti ai fini della tutela della riservatezza degli studenti.

I dati sensibili degli studenti possono essere usati solo per specifiche finalità, con chiarezza e comunque con massima cura. A stabilirlo, nei giorni scorsi, è stato il Garante della privacy che ha dato il via libera allo schema di regolamento sui dati sensibili e giudiziari predisposto dal ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Secondo il regolamento i dati personali riguardanti gli studenti vanno trattati sono in presenza di precise e circostanziate motivazioni poiché contengono informazioni determinanti ai fini della tutela della riservatezza degli studenti.

Con questo atto vengono infatti individuate e rese note ai cittadini le informazioni riguardanti la salute, la sfera religiosa, quella politico-sindacale, l’origine razziale ed etnica trattate presso gli istituti scolastici e, soprattutto, per quali specifiche finalità. qualora, ad esempio, si vogliano verificare le origini razziali ed etniche degli studenti ciò è giustificabile solo per favorire l’integrazione degli alunni con cittadinanza non italiana; i dati relativi alle convinzioni religiose solo per garantire la libertà di credo religioso; i dati sulla salute solo per l’erogazione del sostegno agli alunni disabili, dell’insegnamento domiciliare e per il servizio di refezione; le informazioni sulle convinzioni politiche solo per la costituzione ed il funzionamento delle consulte e delle associazioni degli studenti e dei genitori; i dati di carattere giudiziario sono trattati solo per assicurare il diritto allo studio anche a soggetti sottoposti a regime di detenzione.

“Le scuole devono avere la massima cura dei dati sensibili dei ragazzi e trattarli solo per scopi specifici - ha commentato Giuseppe Fortunato, relatore del parere espresso dal Garante sul regolamento del Miur - e devono anche dare riscontro alle richieste di accesso ai dati personali da parte delle famiglie”.

Nelle scorse settimane il Garante aveva anche accolto il ricorso di due genitori che avevano chiesto di conoscere tutti i dati, propri e della figlia, contenuti nella documentazione in possesso dell’istituto scolastico frequentato dalla ragazza imponendo all’amministrazione didattica di fornirli.

Garante privacy approva il regolamento dati sensibili del MIUR

Garante privacy approva il regolamento dati sensibili del MIUR

dal sito www.helpconsumatori.it  
 
Chiarezza e massima cura nell’uso dei dati personali degli studenti. Sono queste le parole d’ordine con cui il Garante per la privacy ha dato il via libera allo schema di regolamento sui dati sensibili e giudiziari predisposto dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca (Miur).

In base al Codice in materia di protezione dei dati personali - ricorda l’organo di vigilanza nel notiziario settimanale - per poter raccogliere, utilizzare, conservare per le loro attività istituzionali dati delicati come le informazioni riguardanti la salute, la sfera religiosa, quella politico-sindacale, l’origine razziale ed etnica, le pubbliche amministrazioni devono adottare specifici atti regolamentari.

Il regolamento del Ministero che ha come fine la tutela della riservatezza degli studenti, contiene il quadro generale di garanzie per la gestione scolastica dei dati che incidono in modo più significativo sulla sfera privata degli studenti. A questo quadro si collegano tutele più specifiche previste per particolari documenti, come ad esempio il “Portfolio”.

“Nel regolamento - spiega il Garante - viene chiarito, tra l’altro, che i dati sensibili degli studenti possono essere usati solo per specifiche finalità: i dati sulle origini razziali ed etniche possono essere trattati solo per favorire l’integrazione degli alunni con cittadinanza non italiana; i dati relativi alle convinzioni religiose solo per garantire la libertà di credo religioso; i dati sulla salute solo per l’erogazione del sostegno agli alunni disabili, dell’insegnamento domiciliare e per il servizio di refezione; le informazioni sulle convinzioni politiche solo per la costituzione e il funzionamento delle consulte e delle associazioni degli studenti e dei genitori; i dati di carattere giudiziario sono trattati solo per assicurare il diritto allo studio anche a soggetti sottoposti a regime di detenzione”.
 

Liceo classico, temi nella spazzatura, "violata la privacy"

Liceo classico, temi nella spazzatura
«Violata la privacy»

http://laprovinciadicremona.it
di Beppe Cerutti

Un anno scolastico di duro lavoro letteralmente buttato nella spazzatura. Per la precisione compiti in classe e verifiche datati 2004 e 2005, che riempivano due contenitori adibiti alla raccolta della carta e un paio di grossi scatoloni, insieme ad altre centinaia di fogli formato protocollo sparsi attorno. Tutti con tanto di nome e cognome, classe e sezione d’appartenenza. L’insolito spettacolo faceva ‘bella mostra’ di sé in via Palmieri, sul retro del complesso che ospita il liceo Racchetti. Con ogni probabilità quel materiale era lì già dal giorno precedente, ma ad accorgersene sono stati alcuni studenti che nella mattinata di ieri si sono trovati a passare da quelle parti.

E così si è potuto sapere che Susanna, nel 2004 ha fatto un compito di latino che è andato benino, mentre l’inglese d’Irene, nel 2005, lasciava un po’ a desiderare. I ragazzi che hanno segnalato la cosa erano infuriati, perché nel mucchio vi erano anche loro lavori, risalenti all’anno precedente. Inoltre, anche ammesso che fossero scaduti i termini per la conservazione d’archivio, prima di essere eliminati avrebbero dovuto essere sminuzzati. Invece niente, dicono I. R. e A. M., «alla faccia della privacy: buttati in mezzo alla strada» e, ironia della sorte, aggiungiamo noi, proprio sotto un cartello che recita: ‘Attenzione, area videosorvegliata’. «Mi girano le scatole, perché le mie verifiche dovrebbero restare dentro l’istituto»: così Rachele, II C, liceo classico, avvisata ieri da altri compagni di scuola. Il materiale rinvenuto in via Palmieri fa il paio con quello trovato l’altro giorno a Pandino, nella centralissima via Umberto I, sempre del Racchetti. La preside dell’istituto, Giovanna Alquati si trova fuori sede e ha saputo del fatto nel tardo pomeriggio di ieri: «All’interno della scuola sono in corso dei lavori e, probabilmente, alcuni contenitori sono stati spostati e poi buttati in maniera improvvida. Tuttavia escludo nel modo più assoluto che si tratti di compiti della maturità. Questi sono sigillati e custoditi in posti sicuri. Probabilmente si tratta di lavori d’esercitazione, che in gergo si chiamano simulazioni. In quanto a Pandino, al momento non so che dire. Di sicuro faremo delle verifiche».

Il Garante Privacy sugli ultimi avvenimenti del Bullismo visto su internet

Il Garante Privacy sugli ultimi avvenimenti del Bullismo visto su internet

http://repubblica.it  

 MILANO - Non limitare la libertà della Rete e, dall’altra parte, assicurare il rispetto della dignità e della privacy dei cittadini: un problema delicato e attuale, dopo il caso del video delle violenze a un ragazzo autistico in una scuola torinese diffuso da Google. “Non solo è necessaria, ma inevitabile una nuova regolamentazione della materia a livello internazionale: con le leggi attuali casi come quelli di Torino non si possono evitare”.

Il presidente del Garante della privacy Francesco Pizzetti si è trovato, nei mesi scorsi, ad avere una fitta corrispondenza con Google in seguito alla segnalazione di una cittadina, che vedeva sul motore di ricerca più cliccato del mondo informazioni vecchie (e quindi fuorvianti) sul suo coinvolgimento in un’indagine penale. Carteggio che ora la procura di Milano ha acquisito agli atti dell’inchiesta sul ruolo del colosso di internet nella vicenda del video finito online a luglio.

Perché, mentre la procura dei minori di Torino ha indagato i quattro studenti coinvolti nella vicenda per violenza privata, i colleghi milanesi hanno iscritto nel registro degli indagati - e presto li convocheranno per interrogarli - i due rappresentanti legali di Google Italia con l’accusa di diffamazione aggravata, ipotizzando che il fatto di non impedire un reato (la diffusione del video incriminato) equivale a provocarlo (come dice il secondo comma dell’articolo 40 del codice penale). “È un tema delicato e di impossibile soluzione, almeno con le leggi attuali”, sottolinea Pizzetti, riprendendo le parole pronunciate venerdì dal ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni che chiedeva un intervento del Parlamento.

Nei mesi scorsi il Garante aveva chiesto spiegazioni a Google su un tema solo apparentemente lontano: come si può garantire sul motore di ricerca il diritto dei cittadini alla riservatezza o almeno all’aggiornamento sui loro dati? “Inizialmente Google Italia aveva spiegato l’impossibilità di intervenire autonomamente sui server, sui quali può operare solo la casa madre negli Usa”, spiega Pizzetti. Una risposta simile era arrivata dai responsabili di Google al pm milanese Francesco Cajani a proposito del video di Torino.

Ed è questo che la procura sta cercando di verificare: se, cioè, non sia possibile per la filiale italiana “filtrare” quello che viene messo in rete. Durante un incontro a Londra tra i vertici del colosso telematico e l’Authority italiana i primi avevano spiegato che, solo dietro segnalazione e solo nei casi di materiale con contenuti pedofili o lesivi dei diritti dei minori, esiste un sistema di cancellazione immediata del dato. Negli altri casi, invece, la società si limita a segnalare la necessità di cancellare i dati ai siti da cui ha tratto le informazioni. “Ma, ovviamente, questa è una soluzione a posteriori - ricorda Pizzetti - che niente ha a che fare con il problema ancora irrisolto dell’immissione dei dati nella Rete”.

Germania, il questionario della discordia

Germania, il questionario della discordia
 
di Gabriele Ferrante 

http://tecnicadellascuola.it Rainbow Brite release South Pacific film

Troppo invadente e poco rispettoso della privacy: protestano le famiglie tedesche contro un questionario d’ingresso somministrato ai bambini delle scuole materne. 
Caduta in disuso a causa della nuova normativa sul rispetto della privacy - ma anche, aggiungiamo, per la sua inutilità pedagogica - la pratica del questionario iniziale somministrato agli studenti del primo anno di elementari, medie e superiori é oramai quasi del tutto scomparsa in Italia. In Germania, al contrario, tale pratica si consolida a tal punto da rischiare di invadere la sfera privata delle famiglie. È accaduto che in tutte le scuole materne del lander tedesco del Baden Württemberg sia stato consegnato alle famiglie dei nuovi iscritti un formulario d’iscrizione corredato da una serie di domande del tipo “avete problemi in famiglia?”, “fumate?”, “qual è il vostro livello di studi?”, “lavorate o siete disoccupati?” e altre dello stesso tenore.
Secondo la responsabile degli Affari Sociali del lander - ideatrice del questionario - le risposte dovrebbero servire a scoprire gli eventuali problemi di salute psico-fisica dei bambini, in vista di un sostegno immediato da parte dei servizi socio-sanitari.
Inutile dire che l’iniziativa ha provocato la protesta delle famiglie e la levata di scudi di tutte le associazioni di genitori, che hanno visto nel questionario un insano strumento foriero di selettività precoce e pregiudizi sociali. Le istituzioni hanno preso atto del malcontento delle famiglie eliminando non solo alcune tra le domande più personali, ma sopprimendo anche una vecchia consuetudine che prevedeva visite domiciliari da parte degli educatori per valutare la qualità dell’appartamento in cui è domiciliato il bambino .

Scuola: Privacy e contratti integrativi di istituto

Leggi: Il Garante della privacy interviene sui contratti integrativi di istituto: è vietato diffondere prospetti con i compensi individuali del fondo 

Tratto da http://www.aetnanet.org All About Eve film

  
La questione è nota. Il CCNL 24.7.2003, art.6, stabilisce che a livello di singola istituzione scolastica deve essere fornita informazione successiva, tra l’altro, dei «nominativi del personale utilizzato nelle attività e progetti retribuiti con il fondo di istituto» e della «verifica dell’attuazione della contrattazione collettiva integrativa d’istituto sull’utilizzo delle risorse».
Notoriamente in alcuni casi i soggetti destinatari dell’informazione successiva (RSU ed OO.SS. firmatarie del CCNL) pretendono, invece, a livello di singola istituzione scolastica, la consegna del prospetto con i nominativi del personale utilizzato e i compensi percepiti da ciascuno.
Interviene ora, su quesito del dirigente Reginaldo Palermo di Pavone Canavese, il Garante della privacy. Il principio applicabile al trattamento dei dati, sostiene il Garante, è chiaramente disciplinato dagli articoli 18 e seguenti del Codice in materia di protezione dei dati personali (D.Lgs. 196/2003), ed aggiunge: «in particolare, ai sensi dell’art. 19, comma 3, la comunicazione di dati da parte di soggetti pubblici a privati o la diffusione, è ammessa unicamente quando è prevista da una norma di legge o regolamento».
Per la comprensione del citato comma 3 va chiarito che:
ogni scuola è una pubblica amministrazione (D.Lgs.165/2001, art.1, comma 2), quindi è soggetto pubblico;
leggi e regolamenti appartengono alla sfera del diritto pubblico e sono fonti normative unilaterali;
i sindacati e le RSU sono soggetti privati;
i contratti di lavoro sono fonti bilaterali e sono regolati dal codice civile;
a chi contravviene la normativa vigente in materia di trattamento dei dati personali, anche quelli non sensibili come nel caso, sono applicabili le sanzioni previste dagli articoli 161 e seguenti del D.Lgs.196/2003.

Da questo punto di vista agiscono correttamente quei dirigenti che attenendosi alle disposizioni sopra richiamate si rifiutano di fornire a soggetti privati (sindacati ed RSU) informazioni relative a dati personali dei dipendenti. Che pensare di quei sindacati che, nonostante tutto, continuano ad alimentare strumentalmente un contenzioso che si propone di invadere la sfera gestionale delle istituzioni scolastiche?
Vanno sicuramente stigmatizzati, invece, quei direttori degli uffici scolastici regionali che hanno sottoscritto contratti integrativi del personale del comparto scuola nei quali si impegnano (loro) a che altri (dirigenti delle scuole) forniscano dettagli circa i compensi corrisposti ai dipendenti delle singole istituzioni scolastiche (non gestite dai dirigenti degli USR); oppure hanno inviato circolari con lo scopo di predeterminare i comportamenti contrattuali dei dirigenti delle scuole. Come è noto la titolarità delle relazioni sindacali di istituto sono a capo esclusivamente dei dirigenti delle istituzioni scolastiche (art. 25, D.Lgs. 165/2001) e nessuna nota, circolare o contratto integrativo regionale possono modificare o alterare tale competenza.
Da questo punto di vista i direttori degli uffici scolastici regionali che abbiano sottoscritto contratti integrativi difformi rispetto alla normativa vigente andrebbero deferiti alla Corte dei conti, qualora dalle loro decisioni siano derivati danni all’erario. Per esempio nel caso qualche dirigente di scuola sia stato condannato per comportamento antisindacale per violazione di contratti in materia da loro non sottoscritti.
Infatti:
il CCNL/2003 non ha delegato la contrattazione integrativa regionale ad intervenire in materia di informazione successiva sui compensi individuali dei dipendenti;
la normativa sulla privacy, che ha rilievo amministrativo e penale quanto a sanzioni, non è derogabile dai contratti.
 

Dipartimento per l'istruzione: Portfolio e Garante privacy

Dipartimento per l’istruzione: Portfolio e garante privacy Always Outnumbered film

Kingpin

tratto da http://aetnanet.org

Dipartimento per l’Istruzione
Prot n. 5596  

Oggetto: Portfolio delle competenze nella scuola dell’infanzia e nel primo ciclo di istruzione

Precisazioni:

Facendo seguito alla precorsa corrispondenza, relativa all’oggetto e ad ulteriore chiarimento di quanto fatto presente con C.M. n. 84 del 10 novembre 2005 e con la circolare prot. n. 1196 del 9 febbraio 2006, si precisa quanto segue.

Ai fini della valutazione individuale dell’alunno, le istituzioni scolastiche, nell’ambito della loro autonomia, all’insegna dei criteri di flessibilità e progressività, possono, per il corrente anno, utilizzare sia gli strumenti valutativi individuati nelle Linee guida sul Portfolio, a suo tempo diramate, sia gli strumenti valutativi di cui alla precedente modulistica.

Per quanto concerne, poi, la religione cattolica, le istituzioni scolastiche dovranno redigere, per gli alunni che si sono avvalsi di tale insegnamento, la speciale nota prevista dall’art. 309 del Testo Unico, di cui al decreto legislativo n. 297/1994 e soprassedere dalla compilazione della “biografia con narrazione delle esperienze significative dell’alunno”, di cui alla sezione c (parti consigliate), lettera b, della modulistica allegata alla circolare n. 84/2005. Tanto in esecuzione delle ordinanze di sospensiva emesse dal TAR del Lazio in data 1.02.2006 e in data 15.03.2006.

Si richiama infine l’attenzione delle istituzioni scolastiche sulla esigenza di gestire con la massima cautela i dati da inserire nel portfolio, considerato che si è tuttora in attesa che il Garante per la privacy si pronunci sul testo del Regolamento a suo tempo predisposto.

Trasparenza e privacy-sentenza sull'accesso alla II fascia di strumento

Trasparenza e privacy – Sentenza sull’accesso alla II fascia di strumento
http://orizzontescuola.it Jackass 2.5 full movie

Nel corso del confronto con l’Amministrazione che si è svolto il 26 luglio la CISL Scuola ha chiesto garanzie per il personale su alcune importanti questioni aperte.

In apertura di seduta sono stati affrontati i problemi di trasparenza legati alla protezione dei dati sensibili (riserve, priorità, preferenze) nelle graduatorie dei concorsi per titoli e per titoli ed esami destinate alle assunzioni a tempo indeterminato e determinato. L’Amministrazione, rispondendo alle pressioni più volte avanzate dalla Cisl scuola e dalle altre OO.SS., ha precisato che le indicazioni fornite con le note prot. 2100 del 28.11.05 e prot. 1000 del 18.7.2006, sono state sollecitate, e concordate, direttamente dal Garante e non possono, conseguentemente, essere modificate neanche prevedendo l’indicazione alternativa di sigle o codici.

Riconoscendo il problema e la necessità di garantire il diritto all’informazione da parte degli aspiranti, il MPI ha comunicato di aver cercato di attenuare l’impatto della questione mediante la diffusione da parte dei CSA di un prospetto con i dati numerici degli aspiranti con diritto alla riserva dei posti e la possibilità, rivolta esclusivamente agli aspiranti interessati, di prendere visione immediata della graduatoria completa dei dati non pubblicati. Si è, inoltre, riservato un approfondimento della situazione  presso il Garante della privacy anche a seguito delle segnalazioni che perverranno in tal senso dall’Amministrazione periferica, coinvolgendo anche la Funzione pubblica sul problema.

La Cisl Scuola, insieme alle altre OO.SS.,  pur apprezzando l’intervento del Ministero, ha sottolineato che le misure adottate non sono comunque sufficienti a tutelare i diritti dei controinteressati, considerando tra l’altro il clima concitato in cui si svolgono le convocazioni e la prevedibile mole di richieste di accesso agli atti che pioveranno sui CSA mettendo a rischio la celerità e la serenità delle procedure.

Come già comunicato il 18 luglio u.s., ci stiamo attivando per sollecitare  un ulteriore intervento a garanzia delle esigenze di tutti i precari coinvolti.

 

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