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In arrivo i cellulari che ci controllano

In arrivo i cellulari che ci controllano

Tratto da http://lapadania.com
di Maurizio Blondet

Può succedere fra poco anche a Milano. Il signor Mario Brambilla passa davanti al cartellone pubblicitario di un film; ovviamente, gli scappa l’occhio su Sharon Stone, che sul cartellone appare non proprio vestita. Il cartellone, che è infarcito di microscopici sensori elettronici, “coglie l’occhiata”. Automaticamente, si collega al cellulare in tasca al signor Brambilla e manda un sms: con indirizzo e orari della sala più vicina dove quel film è in programmazione. Con l’offerta di prenotare una poltrona per il prossimo spettacolo; basta inviare un sms a un dato numero.

Il signor Brambilla, tentato, esegue. Altro sms: c’è un ristorante vicino al cinema, vuol prenotare per il dopo-spettacolo?
Poco dopo, lo stesso cartellone “riconosce” la signora Lucia Rossi, che sta passando sul marciapiede, sempre grazie al telefonino che la signora ha in borsetta. Pescando in un enorme archivio elettronico, il cartellone scopre istantaneamente che la signora Rossi ha 42 anni ed è insegnante d’inglese. Perciò le manda un sms che offre la visione del film in lingua originale. Alla proposta è collegata una “promozione”: una crema antirughe, guarda caso, per quarantenni. Se la signora Rossi compra (con sms dal cellulare) un biglietto per il film, riceverà (via sms) un buono sconto per un vasetto di crema.
Non è fantascienza. È uno degli esperimenti che l’industria pubblicitaria sta già eseguendo in vari Paesi del mondo, per bombardarci di annunci e consigli per gli acquisti “su misura”. In Giappone, una campagna invita i passanti a fotografare col loro telefonino (munito ovviamente di videocamera) certi cartelloni pubblicitari, in cui sono stampati dei codici a barre. Chi lo fa, da quel momento è “catturato” per sempre: sullo schermo del suo cellulare appariranno a ripetizione… …immagini e slogan che lodano un infinito numero di prodotti, inviti a partecipare a concorsi, proposte d’acquisto, voli last-minute e offerte speciali. C’è una strada di Tokio in cui chi passa si trova di colpo circondato – miracolo di proiettori elettronici e della foto al laser – da farfalle luminose che svolazzano insieme al marchio Kanebo (una ditta di cosmetici); farfalle e marchio si muovono secondo i movimenti delle braccia del passante; telecamere nascoste ne riprendono le reazioni.
Da qualche mese a Caen in Francia circolano 300 cittadini, cavie volontarie, che sono stati muniti di un cellulare con tecnologia Rfid: grazie a cui sono seguiti passo passo, studiate le loro reazioni davanti ai manifesti pubblicitari, sorvegliati nei loro acquisti, incitati dai soliti sms a comprare questo e quello. Le loro azioni sono archiviate elettronicamente e studiate da France Telecom e da Clear Channel (un network tv) per ricavarne un “profilo di consumo personale”. La Lm3Labs, una società fondata da scienziati del Cnrs (il Consiglio nazionale delle scienze francese) sta perfezionando un software di trattamento d’immagini per identificare ogni persona che si ferma, anche per un istante, a guardare una pubblicità: il cartellone, che è un pannello interattivo, “riconosce” la persona dal segnale emesso dal suo cellulare (anche spento), o dal chip elettronico delle carte di credito che porta nel portafoglio, e immediatamente sa cosa quella persona ha acquistato con le sue carte di credito, e dunque quali sono i suoi gusti e preferenze. Un’altra ditta francese, l’Inria, sta mettendo a punto programmi grazie a cui le pubblicità sulle fiancate degli autobus possono “dialogare” coi telefonini dei passanti e dei passeggeri.

Già oggi in Croazia basta salire sull’autobus e il prezzo del biglietto ti viene detratto automaticamente dalla carica del tuo telefonino. A San Francisco, Google (la ditta del motore di ricerca più usato nel mondo) offre a tutti il collegamento gratuito senza fili (Wi-Fi) a Internet, sicché Internet si potrà consultare sul telefonino. Ma in cambio, bisogna accettare di essere seguiti elettronicamente in tempo reale 24 ore su 24, e bombardati da messaggi pubblicitari mirati in base al luogo in cui l’utente (o la vittima) si trova.

Tutto ciò sarà normale tra una decina d’anni. La pubblicità non si limiterà ad apparire in tv o sui gornali, in attesa passiva che la guardiamo; ci inseguirà ad ogni passo. Il mezzo con cui potrà perseguitarci, come s’è visto, sono i nostri stessi cellulari, che inviano un segnale (anche se spenti) e rivelano chi siamo e dove ci troviamo. Ma presto la pubblicità “attiva” e “interattiva” potrà “interrogare” i chips delle nostre carte di credito, della tessera sanitaria e delle future carte d’identità elettroniche. Questi documenti, a nostra insaputa, riveleranno tutto di noi: età, reddito, misura del nostro conto bancario, abitudini e malattie, consumi ed acquisti preferiti, tipo e marca dell’auto che possediamo. Supercomputers lontani migliaia di chilometri, probabilmente all’estero e collegati per Internet senza fili, immagazzineranno tutti i nostri dati personali, li elaboreranno in modo da delineare il nostro profilo psicologico individuale. A disposizione delle agenzie pubblicitarie.
“Il nostro scopo è arrivare a impregnare un cervello di pubblicità mirata, senza che se ne renda conto”, ha ammesso a Le Monde Olivier Oullier, ricercatore del Cnrs francese, ma che lavora anche per la Atlantic University della Florida. E si lancia ad immaginare di poter “ricostruire l’immagine a tre dimensioni del cervello” di ogni ignaro consumatore, usando la risonanza magnetica, una tecnica d’indagine diagnostica che può essere usata a scopi commerciali. “Non dico che potremo leggere nella mente della gente, ma vogliamo arrivare a prevedere le loro reazioni”. Le nostre reazioni, gusti e vizietti segreti di consumatori. Ma anche di cittadini: che libri compriamo. O che giornali leggiamo. E alla fine, si può indovinare per chi votiamo.

Insomma, è arrivato il Grande Fratello. Non la stupida trasmissione tv, ma il dittatore totale che George Orwell descrisse nel suo tremendo romanzo fantascientifico e utopico (o distopico) “1984”, dove immaginò un Fuhrer socialista, appunto il Grande Fratello, capace di osservare ogni suddito della dittatura attraverso lo schermo della tv, che doveva restare obbligatoriamente accesa per tutte le 24 ore.

Tutto questo sta avvenendo in segreto. Perché, ovviamente, le nuove tecniche della pubblicità (“neuromarketing”, le chiamano) comportano la massiccia violazione della “privacy”. Negli Stati Uniti è nata un’associazione volontaria di autodifesa dei consumatori, chiamata Commercial Alert, che si prepara a combattere il neuromarketing a forza di azioni legali. Un’altra associazione chiamata Caspian (Consumers against Privacy Invasion and Numbering) sta facendo già causa alla Levi Strauss. La celebre fabbrica di blue jeans ha infatti sostituito sui propri capi le vecchie targhette col prezzo e i codici a barre, con targhette “attive” Rfid, che via radio segnalano automaticamente al magazzino ogni vendita. Ma possono anche collegare il pantalone venduto con la carta di credito del compratore. Questo “incrocio dei dati” apre possibilità infinite di intrusione nella vita privata di ciascuno.

Ma intanto, già migliaia di altri americani entusiasti di questo discutibile progresso, si sono fatti impiantare sotto-pelle un microchip che segnala via radio l’identità del portatore (e tutti i suoi dati personali) ad appositi apparecchi riceventi, che possono essere le porte elettroniche dei grandi magazzini e degli aeroporti, ma anche di ministeri ed altri enti. Sostituisce la carta d’identità e in futuro le carte di credito, dicono gli entusiasti.

Ma diversi gruppi evangelici protestanti vedono in questa innovazione un complotto del potere. Anzi peggio: l’avverarsi del Regno dell’Anticristo, profetizzato nell’Apocalisse. Dove si parla del “marchio della Bestia”, imposto dall’Anticristo “sulla mano e sulla fronte di ciascuno”: il famoso “666”. Senza cui, dice l’Apocalisse, “nessuno può vendere né comprare”.

Mastella: interverrò sulle intercettazioni

http://lastampa.it

ROMA. «Ho visto che il presidente Marini ha posto la questione alla giunta al Senato. Credo che nei prossimi giorni ci sarà una mia iniziativa». Il ministro di Giustizia, Clemente Mastella, accenna al tema delle intercettazioni telefoniche, «i cui contenuti spesso finiscono sui giornali prima che gli interessati ricevano gli avvisi di garanzia». Di più Mastella non dice, anche se precisa per domani una presa di posizione più di merito. Piero Fassino fissa alcuni paletti: «Le intercettazioni telefoniche sono uno strumento di indagine efficace che ha permesso alla magistratura di ottenere risultati importanti. Troverei quindi molto grave – sostiene il segretario dei Ds – se ci si ponesse l’obiettivo di ridurne il possibile utilizzo. Naturalmente, non vanno utilizzate in maniera scandalistica, con pubblicazioni improprie che violano la privacy, ma con misura, equilibrio e rispetto dei cittadini».

Una settimana di pubblicazione di intercettazioni telefoniche sui media italiani hanno svelato al mondo interno il «marcio» che c’è nel calcio. E’ l’inchiesta di Napoli sul «sistema Moggi», è il sospetto di partite «taroccate» grazie ad «arbitraggi favorevoli», con i suoi 41 inviti a comparire per altrettanti indagati, che da dieci giorni ha appassionato, nel bene e nel male, milioni di tifosi. Sia dalla maggioranza che dalla opposizione in questi giorni sono arrivate prese di posizione comuni nel ritenere lo strumento delle intercettazioni importante, ma da usare con parsimonia.

Francesco Pizzetti, garante della privacy, sostiene: «Le intercettazioni sono uno strumento utile, ma finiscono sui giornali con troppa facilità e spesso riportano parti di conversazioni non rilevanti a fini probatori o non attinenti al tema dell’indagine».

Ricorda Pizzetti: «Fin dall’estate scorsa, a seguito del caso Antonveneta, abbiamo avviato un’indagine sui gestori telefonici che si è conclusa con un provvedimento che ha specificato le misure di sicurezza che questi devono adottare. Ma ci siamo mossi anche sul fronte degli uffici giudiziari. Abbiamo scritto al ministero della Giustizia e al Csm chiedendo di avviare, in collaborazione con i due organismi, una attenta verifica sulle misure di sicurezza, sia tecnologiche che organizzative, che gli uffici giudiziari devono adottare per evitare ogni indebita divulgazione dei testi delle intercettazioni».

Insomma, c’è una certa «sofferenza» nel vedere stravolte le regole, non solo della privacy ma anche del Codice penale, essendo quelle intercettazioni pubblicate neppure depositate e quindi ancora coperte dal segreto di indagine, non essendo note neanche alle parti, agli indagati. Giovanni Russo Spena, capogruppo di Rifondazione al Senato, si dice convinto della necessità di un intervento legislativo: «E’ anche il sistema delle garanzie che è stato calpestato, non solo la privacy. Credo che dobbiamo disincentivare la pubblicazione di intercettazioni soprattutto intervenendo sul piano disciplinare».

E’ lo stesso discorso che fa il portavoce dell’Udc, Michele Vietti: «Non è possibile che vengano utilizzate al di fuori del processo penale conversazioni che vanno valutate solo dal giudice, ai fini della rilevanza penale. Dobbiamo evitare che che questo strumento, necessario ma non esclusivo, come ieri è stato con i pentiti, diventi la facile scappatoia dei magistrati per non fare più le indagini di polizia giudiziaria». E aggiunge Peppino Gargani, Forza Italia: «E’ una materia che va regolata e anche fortemente limitata. Quello che sta accadendo in questi giorni è gravissimo: stiamo leggendo sui giornali una grande storia di pettegolezzo sul mondo del calcio, perché spetta solo al giudice valutare se questo pettegolezzo ha un che di rilevanza penale».

Gli fa eco Roberto Villetti, Rosa nel Pugno: «Oltre a utilizzare scrupolosamente e con maggiore cautela questo strumento che invade pesantemente la privacy dei cittadini e non solo di coloro soggetti ad indagine, non dovrebbe essere possibile neppure per i peggiori criminali che i testi dei colloqui telefonici siano di fatto resi pubblici con una selezione arbitraria e forse interessata. In questo modo si monta una gogna mediatica che rischia di screditare anche chi non c’entra nulla e che di fatto equivale spesso ad una condanna pronunciata prima che siano emesse sentenze con regolari processi».

Adiconsum: il 25 maggio a Firenze convegno sulla privacy

Adiconsum: il 25 maggio a Firenze convegno sulla privacy

htp://prontoconsumatore.it

Privacy. Quali diritti? Quali doveri?” è il titolo di un convegno – organizzato da Adiconsum Toscana – che si terrà il prossimo 25 maggio a Firenze presso l’Hotel Londra, via Jacopo da Diacceto 16/20. Il 1 gennaio 2004 – speiga Adiconsum Toscana – è entrato in vigore il Decreto Legislativo 196 del 2003 (Codice in materia di protezione dei dati personali), con il quale il legislatore ha superato la selva di norme prodotte a partire dal 1996 (anno al quale risale la prima legge in materia – la ben nota “675” – ancor oggi spesso richiamata, a sproposito).

L’art.1 del Decreto Legislativo 196/2003 – prosegue Adiconsum Toscana – sancisce che chiunque ha diritto alla protezione dei dati personali che lo riguardano: un diritto (distinto rispetto al diritto alla riservatezza) in virtù del quale a ciascuno è attribuito il potere di condizionare l’uso che altri intenda fare dei dati personali che lo riguardano. Qualunque trattamento di dati personali è subordinato al consenso dell’interessato (termine usato per indicare colui cui i dati si riferiscono): la mancata acquisizione del suo consenso rende il trattamento illegittimo.

Il diritto alla protezione – conclude Adiconsum Toscana – dei dati personali è di grande significato nella società dell’informazione, nella quale le tecnologie informatiche e della comunicazione – in continua evoluzione – aprono agli individui opportunità e scenari sempre più ampi ma rendono al contempo necessaria la posizione di regole contro i nuovi rischi e le minacce che incombono sulla loro sfera personale.

Privacy: consenso per gli SMS in propaganda elettorale

PRIVACY: SMS PER PROGAPAGANDA ELETTORALE, NECESSARIO IL CONSENSO DEI DESTINATARI

(AGO PRESS) Senza il consenso specifico dei destinatari i partiti, le liste e i candidati alle elezioni non possono inviare messaggi di propaganda via cellulare o via e-mail. Lo ribadisce il Garante per la privacy dando conto dell’esito dell’indagine compiuta sull’invio di sms nel corso della recente campagna elettorale politica.
Gli accertamenti avviati dopo il voto del 9 e 10 aprile scorsi sono stati svolti con la collaborazione anche del servizio polizia postale e delle comunicazioni e hanno riguardato sia la forza politica committente (Forza Italia), sia le società di servizi telematici che avevano inviato i messaggi.
Per molti cittadini che avevano segnalato il fatto al Garante, fornendo i propri dati ed indicando il mittente del messaggio elettorale, è risultato che gli stessi segnalanti avevano in precedenza sottoscritto contratti con i quali avevano accettato espressamente la ricezione di messaggi promozionali anche di tipo politico in cambio di una “ricarica” del credito sul proprio cellulare. L’Autorità non ha quindi ravvisato in questi casi la sussistenza degli estremi del fatto illecito di “spamming” via telefono.
Alcune formule di informative o di consenso non erano tuttavia integralmente conformi alla disciplina vigente, e il collegio del Garante ha impartito le dovute prescrizioni alle società.

L’Autorità sottolinea il ruolo e le responsabilità del committente, quando questi si avvale di soggetti esterni che inviano note per posta, messaggi telefonici o e-mail.
Con l’occasione, anche in relazione alle prossime consultazioni elettorali, il Garante ritiene doveroso richiamare nuovamente l’attenzione sulle garanzie per i cittadini stabilite nel provvedimento generale in materia di utilizzo dei dati personali a fini di propaganda elettorale del 7 settembre 2005.

L’Autorità, in particolare, ribadisce le regole da rispettare quando si utilizzano strumenti di comunicazione elettronica. A meno che i dati personali siano stati forniti direttamente dall’interessato, è infatti necessario acquisire il preventivo consenso del destinatario per l’invio di sms, e-mail, mms, per telefonate preregistrate e fax.
Stesso discorso nel caso si utilizzino dati raccolti automaticamente su Internet o ricavati da forum o newsgroup, liste abbonati ad un provider, dati presenti sul web per altre finalità.
I cittadini devono essere informati sull’uso che si fa dei loro dati.
 

 

internet privacyPrivacy e terrorismo, internet point richiedono documento d’identità

dal sito www.unita.it

«Prego, favorisca i documenti»: queste le parole che si sentiranno dire tutti coloro che da ora in poi vorranno navigare sul web o semplicemente spedire una mail da uno dei migliaia di Internet point sparsi in tutta Italia. Tutto merito del famigerato “pacchetto Pisanu” che, tra le varie norme antiterrorismo, prevede anche quella che consente l´accesso agi punti internet solo esibendo un regolare documento di identità.

Il decreto attuativo delle norme anti terrorismo (firmato non solo dal ministro dell´Interno, ma anche da quello delle Comunicazioni Landolfi e da quello dell´Innovazione Stanca) è stato infatti pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale ed è quindi diventato legge.

L´obiettivo, più volte ribadito dal governo, è quello di «monitorare la rete delle postazioni pubbliche non vigilate per comunicazioni telematiche», una rete che sarebbe “a rischio” poichè sempre più usata anche dai terroristi per scambiarsi messaggi. La prima e più immediata conseguenza sarà però quella di modificare, non tanto le abitudini dei terroristi, ma quelle di tutti coloro che normalmente usano gli internet Point per controllare la loro posta o per navigare on line ponendo non pochi interrogativi sulla questione privacy. Fino ad oggi solo i locali più grandi chiedevano le generalità ai loro clienti e in maniera piuttosto informale (per lo più invitandoli a scriverle su foglietti volanti) mentre in tutti gli altri casi per sedersi al pc bastava pagare la tariffa oraria richiesta e digitare sulla tastiera un identificativo numerico.

Con le nuove norme, lo scenario muta radicalmente: il gestore del locale, o chi per lui, deve «identificare chi accede ai servizi telefonici e telematici offerti, prima dell’accesso stesso o dell’offerta di credenziali di accesso, acquisendo i dati anagrafici riportati su un documento di identità nonché il tipo, il numero e la riproduzione del documento presentato dall’utente».

E ovviamentre il gestore del posto pubblico di accesso al web deve «adottare le misure fisiche o tecnologiche occorrenti per impedire l’accesso agli apparecchi terminali a persone che non siano preventivamente identificate». Ma non è tutto. Il gestore del punto internet dovrà anche «assicurare il corretto trattamento dei dati acquisiti» e soprattutto la loro conservazione fino al 31 dicembre 2007».

I dati in questione (ovviamente «esclusi i contenuti delle comunicazioni») dovranno infatti essere messi a disposizione – previa autorizzazione dell’autorità giudiziaria – del Servizio di polizia postale e delle comunicazioni qualora richiesto. Ma in parole pèovere cosa significa tutto cio? Significa che i gestori dei punti internet con più di tre pc (quelli con meno di tre macchine possono continuare a registrare i dati su carta) dovranno fare un po´ le veci dei guardiani del web e dotarsi di appositi software che siano in grado di archiviare i dati degli accessi alla rete (i logging) incrociandoli con i dati relativi alle identità dei navigatori. Una cosa non del tutto banale e soprattutto non prevista dalla maggior parte dei programmi di amministrazione utilizzati. Il giro di vite sugli internet point non è il solo che scatta a partire dal 18 agosto.

Sulla gazzetta Ufficiale sono stati infatti pubblicati altri due decreti del ministero dell’ Interno: quello che riguarda l’ammissione ai corsi di addestramento al volo (che da ora in poi sarà subordinata al nulla osta del questore della provincia di residenza degli interessati) e quello relativo ai limiti all’importazione, commercializzazione, trasporto ed impiego di detonatori ad accensione elettrica a bassa e media intensità, nonché all’impiego ed al trasporto degli esplosivi.

Un incontro per promuovere sistemi affidabili senza ricorrere al chip Fritz.

Un incontro per promuovere sistemi affidabili senza ricorrere al chip Fritz.

dal sito http://zeusnews.it 

Sabato 27 Maggio 2006, a Verona, presso l’Itis Marconi, in Piazzale Guardini 1, a partire dalle ore 10, avrà luogo un incontro dal titolo “GNU/Linux e la sicurezza personale”, rivolto a tutti. L’organizzazione è a cura del Linux locale.

Le sempre più stringenti esigenze di ambienti informatici sicuri e rispettosi della privacy, prese a pretesto dal consorzio TCG per blindare i nostri computer, possono essere affrontate e risolte con strumenti liberi e straordinariamente efficaci.

Questo approccio punta a formare consapevolezza negli operatori

su questi problemi, in contrasto con gli insopportabili e pericolosi automatismi proposti dalla grande industria. Verranno affrontati argomenti come malware e posta elettronica, crittografia dei dischi e delle e-mail, browsing sicuro e anonimo, firewall e altri argomenti “scottanti”.

Il convegno prevede, come tradizione per questo particolarissimo LUG, un terzo tempo lungo tutto il week end, condito da notebook, birra e grigliate, sulle rive del lago di Garda (è richiesta l’iscrizione).

Giappone: impronte prese a tutti gli stranieri in arrivo

Giappone:Impronte prese a tutti gli stranieri in arrivo

(AGI/REUTERS) – Tokyo, 17 mag. – A tutti gli stranieri in arrivo in Giappone saranno prese le impronte digitali e sara’ scattata una foto. E’ quanto prevede una nuova legge antiterrorismo approvata in via definitiva dal Parlamento ma su cui minacciano di dare battaglia le organizzazioni per le liberta’ civili che considerano questo obbligo una violazione della privacy e dei diritti umani.
   Dall’obbligo della foto e delle impronte digitali sono esentati solo gli under 16, i diplomatici e i “residenti permanenti speciali” tra cui i coreani. La nuova legge permette alle autorita’ di espellere qualunque cittadino in arrivo che sospetti di essere un terrorista e obbliga gli aerei e le navi in diretti nel Sol Levante a trasmettere preventivamente un elenco delle persone a bordo.
   La data di entrata in vigore della normativa deve ancora essere stabilita con un decreto ma il pacchetto-sicurezza e’ gia’ al centro di forti polemiche. Un gruppo che tutela i sudcoreani in Giappone ha espresso “forte rammarico” per l’approvazione della legge perche’ tende a “trattare tutti gli stranieri alla stregua di criminali”. (AGI)

Violazione privacy, causa da 200 mld dlr contro BellSouth e AT&T

Violazione privacy, causa da 200 mld dlr contro BellSouth e AT&T

NEW YORK (Reuters) – Le compagnie di telecomunicazioni BellSouth e AT&T sono state citate in una causa da 200 miliardi di dollari nella quale sono accusate di avere violato la privacy e di avere deviato le registrazioni delle chiamate dei loro clienti mettendole a disposizione del programma governativo antiterrorismo di controllo del traffico telefonico. BellSouth e AT&T si sono aggiunte così nella class-action, una causa collettiva, iniziata in prima battuta contro Verizon Communications Inc. nel tribunale distrettuale di Manhattan venerdì scorso. Il quotidiano Usa Today ha scritto la scorsa settimana che BellSouth, AT&T e Verizon avevano deviato milioni di registrazioni delle chiamate dei propri clienti alla Nsa, la National Security Agency in modo che potesse analizzare. “Siamo infuriati dall’azione della Nsa, dell’amministrazione e delle società telefoniche”, ha detto in conferenza stampa Bruce Afran, un avvocato del New Jersey che ha detto di volere fare capire alle compagnie il possibile danno finanziario della questione. Lunedì la BellSouth ha negato di avere deviato le chiamate alla Nsa su larga scala e di avere un contratto con l’agenzia. Un portavoce dell’AT&T non ha voluto commentare il fatto e ha citato un email aziendale nella quale si dice che la società non ha dato informazioni sui suoi clienti alle autorità governative o di pubblica sicurezza senza una legale autorizzazione.

I Carabinieri avrebbero una banca dati illegale del Dna

 I Carabinieri avrebbero una banca dati illegale del Dna

Dal sito http://unita.it

Anche in Italia ci sarebbe una banca dati illegale contenente tracce di Dna, raccolte dai carabinieri durante normali attività investigative. Una banca dati come quella venuta alla luce, alcuni mesi fa, in Gran Bretagna e anche questa, come quella inglese, del tutto illegale.

Lo denuncia un avvocato di Bolzano che ha presentato un esposto al garante della Privacy. Secondo l´avvocato i carabinieri dei Ris, la scientifica dell’Arma, avrebbero una banca dati illegale contente le tracce del dna e i relativi nominativi che comprende tutte le analisi effettuate durante le indagini.

Il caso è venuto alla luce nel corso di un processo per il furto di alcune auto e di gioielli a Gargazzone, nei pressi di Merano. Una delle auto rubate era stata ritrovata e all’interno erano state rinvenute delle tracce biologiche, delle quali i Ris avevano accertato il dna giungendo all’identificazione di un albanese. Nel corso del dibattimento del processo per il furto era risultato che il dna dell’albanese era stato registrato in un software nel quale i Ris conserverebbero tutte le tracce analizzate nel corso delle loro attività investigative. E in affetti alcuni anni prima il dna dell’abanese era stato analizzato assieme ad altri 400 reperti nel corso di un’inchiesta su uno stupro, senza che peraltro si giungesse all’identificazione del colpevole.

È così, sulla base del confronto del dna, l’albanese si trova in carcere per il furto delle auto e dei gioielli. Il suo legale, l’avv. Francesco Coran, ha fatto dunque ricorso al tribunale del riesame chiedendo che sia rimesso in libertà ed ha annunciato che investirà della questione anche il Garante. Il legale ha spiegato la sua posizione affermando che in Italia non esiste una legge che consenta di predisporre una banca dati del dna, aggiungendo inoltre che il metodo che utilizzerebbero i Ris non sarebbe immune dalla possibilità di errori e di scambi di persona

INPS: rispetto della privacy, intervento del Garante Privacy

INPS: rispetto della privacy, intervento del Garante Privacy

 

L’Inps può raccogliere soltanto le informazioni personali riguardanti la situazione economica dell’interessato e non quelle del nucleo familiare di appartenenza al fine del riconoscimento di prestazioni sociali agevolate a persone con handicap permanente grave e a ultrasessacinquenni non autosufficienti.

A chiarirlo è il Garante per la protezione dei dati personali rispondendo a una segnalazione pervenuta con cui si faceva presente che l’Inps, per il riconoscimento di particolari prestazioni sociali, richiedeva dati personali relativi alla situazione economica non solo degli interessati, ma anche di componenti il loro nucleo familiare.

Una segnalazione analoga a questa era già giunta al Garante da parte dell’Unione per la tutela degli insufficienti mentali alla quale l’Autorità aveva risposto allo stesso modo.

 

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