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Privacy e sicurezza: la parola a Ernst & Young

Privacy e sicurezza: la parola a Ernst & Young

http://datamanager.it
Secondo un’indagine pubblicata da Ernst & Young che ha coinvolto anche l’Italia emerge dal campione nazionale come la privacy sia uno dei principali fattori nello sviluppo di strategie di sicurezza informatica: il 93% degli intervistati ha dichiarato, infatti, che questo è stato il tema che, negli ultimi 12 mesi, ha maggiormente coinvolto la funzione Information Security nella propria organizzazione.

L’Information Security è considerata sempre più un elemento fondamentale per lo sviluppo del business in quanto, in un sistema economico globalizzato, nel quale le maggiori opportunità spesso comportano anche maggiori rischi, è importante che le aziende si tutelino elevando il livello della propria sicurezza informatica.

E’ quanto afferma la nona edizione annuale del Global Information Security Survey pubblicato da Ernst & Young. Tra le cinque priorità fondamentali, identificate dall’indagine come le più importanti per poter raggiungere il successo, la protezione dei dati personali e della privacy è quella che oggi si è posta più decisamente all’attenzione del management aziendale.

Lo studio, Achieving success in a globalized world – Is your way secure?, riporta il punto di vista di circa 1200 manager della sicurezza informatica operanti in 48 paesi, così come riporta un significativo benchmark su come questo tema sia affrontato in più di 350 organizzazioni in 38 paesi diversi.

Fabio Merello, Partner Ernst & Young, responsabile del dipartimento Technology and Security Services, ha commentato: “Abbiamo identificato le cinque priorità fondamentali in tema di Information Security: le società si stanno attrezzando per poter far fronte a queste esigenze ma è importante essere consapevoli che ciò non basta e che sono necessari continui sforzi per rimanere allineati alle crescenti esigenze relative ad una gestione efficace del rischio. La privacy e la tutela dei dati personali sono tra le più evidenti priorità, oltre a essere tra i temi più vicini al consumatore nell’ambito della sicurezza informatica. Sono, infatti, diventate temi di grande interesse, a causa della crescente attenzione dei consumatori motivata da alcune lacune emerse in importanti sistemi di sicurezza e dalla forte focalizzazione sul tema da parte del legislatore. Comprensibilmente questa è tra le aree in cui le aziende si sono attivate maggiormente, formalizzando policy adeguate”.

Per quanto riguarda l’Italia, il campione nazionale concorda nell’individuare la privacy come uno dei principali fattori nello sviluppo di strategie di sicurezza informatica: il 93% degli intervistati ha dichiarato, infatti, che questo è stato il tema che, negli ultimi 12 mesi, ha maggiormente coinvolto la funzione Information Security nella propria organizzazione.
Fabio Merello ha aggiunto a questo proposito: “ Le società sono ben consapevoli che la problematica relativa alla tutela della privacy e dei dati personali è molto vasta. La nostra indagine mostra come essa continuerà ad essere prioritaria e richiederà, da parte delle aziende, particolare attenzione nella definizione delle misure atte a prevenire i rischi”. Anche nei prossimi 12 mesi, infatti, per il 67% degli interpellati italiani, questo tema continuerà ad essere prioritario e ad attirare significativi investimenti.

Le cinque priorità in tema di sicurezza informatica
Ernst & Young, sulla base dell’ultima indagine realizzata e dei risultati delle edizioni precedenti, ha identificato le cinque priorità in tema di sicurezza informatica, dove sono stati fatti progressi ma dove è necessario un continuo miglioramento: l’integrazione della sicurezza informatica all’interno dell’organizzazione: integrando la sicurezza informatica all’interno delle principali aree di business, con un conseguente incremento di visibilità e risorse; il cambiamento dell’impatto della compliance: passando dalla compliance richiesta a quella proattiva, apportando miglioramenti in tema di gestione del rischio nell’organizzazione; la gestione del rischio derivante da rapporti con terzi: individuando le sfide, i temi e le azioni necessarie ad una corretta gestione dei rischi connessi con i fornitori e i partner esterni; la centralità dei temi della privacy e della protezione dei dati personali: mantenendo un approccio proattivo e complessivo al fine di minimizzare i rischi; la progettazione e realizzazione della sicurezza informatica: utilizzando le richieste di conformità e le esperienze relative agli incidenti quali leve per generare nuovi investimenti per rafforzare le competenze e le difese.
La Compliance si conferma come il primo driver
Mentre la tutela della privacy e dei dati personali si confermano come temi di primaria importanza, la conformità alle norme ed ai regolamenti di settore si dimostra, per il secondo anno consecutivo, il principale driver in termini di impatto attuale e prospettico (prossimi 12 mesi) sulle attività di Information Security.
Circa l’80% dei partecipanti allo studio è concorde nel sostenere che gli impegni e le attività indirizzate al raggiungimento della conformità a norme e regolamenti hanno significativamente contribuito al miglioramento della Information Security aziendale. Il prossimo passo importante per le aziende sarà quello di indirizzare la razionalizzazione ed ottimizzazione degli interventi in materia di Information Security al fine di sostenere ed integrare i controlli e i processi realizzati nell’ambito della risposta ad esigenze di conformità normativa.

I rischi nei rapporti con i terzi
Le aziende hanno mostrato un’accresciuta sensibilità in merito alle tematiche e alle azioni richieste per gestire i rischi connessi nell’ambito delle relazioni con i terzi, specialmente in merito all’utilizzo dei dati aziendali da parte di fornitori di servizi in outsourcing.
Più di un terzo dei partecipanti allo studio ha dichiarato di disporre di procedure formalizzate per la gestione dei rischi connessi ai fornitori. Per l’Italia questa percentuale si attesta intorno al 33%. Lato fornitori ci si aspetta inoltre che nei prossimi anni ci sia una crescente attenzione nei riguardi della conformità a standard in ambito Information Security. Tuttavia lo studio evidenzia che attualmente la maggior parte delle aziende affronta i rischi connessi ai fornitori utilizzando politiche e procedure non formalizzate. Più del 50% dei partecipanti allo studio ha affermato di gestire il rischio connesso ai fornitori in modo informale, o in nessun modo. Solo il 14% delle aziende, il 7% in Italia, richiede ai propri fornitori una revisione indipendente delle attività di privacy e Information Security basate sulle best practice e sugli standard di riferimento.
Fabio Merello conclude: “Complessivamente il nostro Global Information Security Survey 2006 conferma che l’Information Security nelle aziende è considerata molto importante. Lo studio dimostra che molte aziende stanno conseguendo risultati significativi nell’ambito della riduzione dei rischi rafforzando l’Information Security. Questo obiettivo viene perseguito in virtù di investimenti crescenti, maggior coinvolgimento dei vertici aziendali, pressioni normative e maggiore consapevolezza.”

Uno sguardo al futuro: linee di tendenza per il 2007
Il 2006 Global Information Security Survey evidenzia alcune linee di tendenza per il prossimo futuro: le esigenze di conformità verso norme e regolamenti continueranno a dominare l’Information Security, ponendo alle aziende problematiche in merito alle modalità di mantenimento nel tempo della conformità e alla sua integrazione nell’ambito di una gestione integrata del rischio complessivo aziendale e dei relativi processi interni di controllo; la privacy continuerà ad essere elemento di grande preoccupazione per le aziende e per i responsabili dell’Information Security; i requisiti di certificazione verso standard riconosciuti acquisiranno sempre maggiore consenso come fattori chiave per l’Information Security; le comparazioni in termini di benchmarking sia verso gli standard che verso le best practice implementate dalle aziende del medesimo settore saranno sempre più importanti e riconosciute; la consapevolezza che i rischi informatici saranno sempre più intrinsecamente correlati ai più ampi obiettivi di business renderà prioritario un ruolo proattivo per l’Information Security all’interno delle aziende.

Dagli hackers un libro denuncia su Google sulla ‘Privacy collettiva’ e altro

Dagli hacker un libro denuncia su Google sulla ‘Privacy collettiva’ e altro

http://repubblica.it

E’ il numero uno, non ha concorrenti, ai suoi dipendenti concede il venti per cento del tempo lavorativo per sviluppare quello vogliono. Google è questo, ma non solo. Negli ultimi anni, attraverso il suo complesso sistema di reclutamento, rigorosamente online, sta attirando a sé i migliori programmatori di tutto il mondo. E il movimento hackers, riunito a Parma per l’annuale Hackmeeting fino al 3 settembre, lo sa. Tanto da aver iniziato una lenta ma inesorabile retromarcia, a cominciare con l’autocritica.

Già, perché se Google è diventato quello che tutti conosciamo è anche grazie a loro. Che lo hanno inneggiato, ammirato, contemplato quasi. Che si sono compiaciuti quando Larry Page, il cofondatore insieme a Sergey Brin della Google Inc., ha confessato che il primo logo del più famoso motore di ricerca era stato fatto grazie a Gimp, ovvero la versione open source del commercialissimo Photoshop.

Ma non è più così. I tempi cambiano. E forse, fra qualche anno, ci si accorgerà della parabola discendente che Google, proprio lui, l’innovativo e sempre più indispensabile Google, sta percorrendo. Almeno questo è quanto pensa la comunità hacker riunita sotto la sigla di Ippolita che, in occasione del 9° Hackmeeting italiano, ha presentato in anteprima la sua ultima fatica: il libro “The dark side of Google” in uscita per Feltrinelli alla fine dell’anno.

Una ricerca durata più di un anno, in cui vengono ripercorse le scelte, le idee, i segreti, ma soprattutto le conseguenze e i rischi del successo di Google. Dal primo vagito del 1998 fino ad oggi, analizzando tutti i servizi che il gioiello di Mountain View ha via via sfornato. Come Gmail, il servizio di posta elettronica di posta elettronica annunciato e poi offerto nel 2004. “Quello che nessun utente sa, o meglio non vuole sapere”, dicono i partecipanti alla comunità Ippolita, “è sotto gli occhi di tutti: i nostri dati, le email che usiamo, ciò che scriviamo, vengono archiviati ed elaborati da Google per ricavarne informazioni sui gusti, gli stili, le abitudini, per poi usarli per sé o rivenderli a terzi” e aggiungono “la cosa interessante e inquietante è che a Google non interessa associare le informazioni a una persona specifica. A lui non interessa che la tal cosa sia stata scritta dalla tal persona alla tal altra. Ma interessa cosa è stato scritto, e da quanti è stato scritto. Quante volte è stato usato quel tipo di email e non un altro: a lui interessa la quantità di volte che un elemento è ripetuto, non necessariamente la relazione che quell’elemento intrattiene con gli altri. In questo modo non viola legalmente alcuna privacy individuale, semmai quella collettiva, che però non è difesa da nessuna legge. Tanto più che ogni singolo utente accetta esplicitamente l’uso che Google farà dei suoi dati”.

E chi dovrebbe difendere la privacy collettiva? “Si può solo dire che il governo americano ha più volte chiesto a Google di prendere visione dei suoi database, ma per diversi motivi, non è mai riuscito a farlo”.

“Un altro esempio? Google Desktop Search. Un piccolo software gratuito capace di cercare qualsiasi tipo di file nel computer sfruttando le potenzialità dei propri algoritmi. Ma di fatto scandagliando informazioni direttamente sul computer dell’utente”.

Non basta? Sotto accusa anche la stessa catalogazione delle pagine web. Proprio il punto forte di Google. Affermano gli autori del libro: “Google non indicizza tutte le pagine. E’ un errore crederlo, e un inganno dirlo. E’ difficile dare un percentuale delle pagine non considerate da Larry, Sergey & Co, ma un’indicazione ragionevole sta tra il 20 e il 30%”.

E non è finita qui. “Davvero Google trova quello che noi cerchiamo?” si chiede provocatoriamente la comunità Ippolita. E la risposta, altrettanto provocatoria, è: no. “Google offre la possibilità di trovare fra le prime pagine dei risultati quello che l’utente medio cerca, ma non quello che io sto cercando. Il risultato è tecnologicamente impressionante, ma porta con sé l’idea che quello che cerco sia esattamente quello che Google mi offre. Non è così. Ormai non è più Google che si adegua alle mie esigenze, ma io che mi adeguo a quelle dell’utente medio”.

Centoquaranta pagine di analisi e critica per raccontare i lati oscuri di un’icona web, un intoccabile tabu come Google, in cui trovano spazio veri e propri “mea culpa”. Come nel caso del capitolo “Sedurre gli hackers: autonomia, soldi facili, strumenti gratuiti”, ovvero come il contributo del mondo hacker abbia aiutato il successo di Google, alimentando un immaginario che Larry Page e Sergey Brin hanno brillantemente sfruttato.

E allora cosa fare? Boicottare anche l’amato motore di ricerca e tutti i suoi comodi servizi? Da Parma dicono che non è possibile. No. Quel complesso sistema di stili, tecnica, capacità e immaginario che va sotto il nome di Google si ridurrà e cambierà col tempo. Così almeno pensano gli autori, che confidano nella stanchezza ciclica che accompagna ogni successo, e su strumenti alternativi come le reti peer-to-peer, una più corretta informazione sui comportamenti del gigante, o ancora lo sviluppo di un motore di ricerca indipendente.

“Google è di fatto un monopolio”, concludono, “e il suo modello di business funziona se tale rimane, ma è fragile. Non perché esistano attualmente dei validi sostituti, ma perché gli utenti possono essere informati, diventare più consapevoli e quindi scalfire quell’immaginario che fa di Google il non plus ultra, ma su cui si basa essenzialmente il suo successo”.

Da Parma, Davide – alias la comunità Ippolita – ha lanciato quindi la sfida italiana a Golia dai piedi d’argilla. E se è vero che il movimento hacker è stato capace di anticipare le tendenze di qualche anno, allora, appuntamento al 2014, quando il sito broom.org in una sua proiezione del prossimo decennio, ha pronosticato una battaglia in tribunale tra Google e il New York Times per il dominio dell’informazione, indicando però Google, alla faccia del libero mercato e delle libertà individuali, come vincitore. Assoluto.

 

Privacy e recupero crediti

Privacy e recupero crediti
http://unioneconsulenti.it
Il Garante per la protezione dei dati personali ha redatto un decalogo in riferimento alla Privacy per quelle società che si occupano prevalentemente dell’attività del recupero crediti.

Il Garante ha redatto il decalogo in riferimento a seguito degli accertamenti compiuti sui ricorsi presentati da numerosi cittadini e associazioni a tutela dei consumatori,che avevano segnalato un uso illecito dei loro dati personali.

Si tratta di un provvedimento a carattere generale che ha quali precisi destinatari finanziarie, banche, concessionari di pubblici servizi, che testualmente così recita: “chiunque svolga attività di recupero crediti non deve mettere in atto comportamenti che, sia nella fase di raccolta delle informazioni sul debitore sia nel tentativo di presa di contatto, possano ledere la riservatezza e la dignità personale”.

In particolare vengono censurate tutte quelle attività che possono rivelarsi “invasive o lesive della dignità personale”: qualora si renda necessario il sollecito per la riscossione dei pagamento dovuti, non è conforme ai principi legali, divulgare a persone estranee al rapporto creditizio, quali possono essere i familiari, colleghi di lavoro o vicini di casa,qualsiasi tipo di informazione che riguardi i mancati pagamenti.

Rientra in tale casistica il ricorso alle cd. telefonate preregistrate, che prevedono il probabile rischio di rendere note le vicende debitorie in questione a soggetti terzi ,come pure l’attività di affissione degli avvisi di mora sulla porta di casa.

Qualora si renda necessario effettuare delle comunicazioni postali o l’invio di plichi, deve essere assolutamente reso non visibile a persone estranee il suo contenuto, quali la dicitura sull’involucro esterno di recupero crediti o formule equivalenti come lo stesso Garante testualmente precisa :”E’ necessario, invece, che le sollecitazioni di pagamento vengano portate a conoscenza del solo debitore, usando plichi chiusi e senza scritte”.

Per quanto concerne le limitazioni quantitative all’utilizzo di dati personali viene prescritto agli incaricati di non utilizzarne altri oltre a quelli assolutamente necessari all’esecuzione del mandato (dati anagrafici, codice fiscale, ammontare del credito, recapiti telefonici), che devono essere prontamente cancellati con la cessazione della loro attività coincidente con la riscossione delle somme dovute.
 

 

Privacy: adottati dal Garante Provvedimenti contro trattamento illecito dati ‘SIC’

Privacy: Adottati Dal Garante Provvedimenti Contro Il Trattamento Illecito Dei Dati Provenienti Dai “Sic”  
  
(StudioCelentano.it) – ROMA. Completato il ciclo di ispezioni, avviate nell’ottobre 2005 per verificare l’osservanza delle regole contenute nel “Codice di deontologia e di buona condotta per i sistemi informativi gestiti da soggetti privati in tema di crediti al consumo, affidabilita’ e puntualita’ nei pagamenti”, il Garante ha adottato provvedimenti con i quali ha prescritto ad alcune societa’ che gestiscono i “sistemi di informazione creditizia” (Sic) misure per garantire il rispetto del codice di deontologia.
Dagli accertamenti effettuati sono emerse violazioni in particolare rispetto: alla comunicazione di dati contenuti nel sistema di informazioni creditizie a favore di soggetti non autorizzati, in particolare a vantaggio delle societa’ telefoniche in occasione dell’attivazione di contratti di abbonamento a servizi di telefonia (cosiddetto “post-pagato”); all’incompletezza dell’informativa resa agli interessati; all’inadeguatezza delle misure adottate nel fornire un idoneo riscontro alle istanze di accesso ai dati personali presentate dagli interessati; all’utilizzo (in un caso) delle liste elettorali per finalita’ di c.d. “allarme antifrode”; il trattamento (in un caso) di dati ulteriori rispetto a quelli necessari al fine di verificare la puntualita’ dei pagamenti.
Per quanto riguarda la comunicazione di dati personali (anche in forma di punteggi di sintesi) a vantaggio delle societa’ di telefonia, l’Autorita’ ha svolto ulteriori accertamenti anche presso queste ultime, dai quali e’ emerso che, in sede di conclusione del contratto, vengono effettuate verifiche sulla solvibilita’ ed affidabilita’ dei clienti, anche avvalendosi delle informazioni trattate da alcuni sistemi di informazioni creditizie.
Sono stati adottati, di conseguenza, sei distinti provvedimenti nei quali si e’ affermata l’illiceita’ trattamento dei dati provenienti dai Sic, raccolti per la diversa finalita’ di tutela del credito (e di contenimento del relativo rischio) e si e’ vietato ai gestori telefonici e ai “Sic” l’ulteriore trattamento di tali informazioni.
 

Privacy: si’ del Garante a numero unico europeo di emergenza

PRIVACY: SI’ DEL GARANTE A NUMERO UNICO EUROPEO DI EMERGENZA

(AGI) – Roma – Il Garante per la privacy ha espresso parere favorevole allo schema di decreto del Ministro delle comunicazioni che individua il “Numero unico europeo di emergenza” quale servizio abilitato in base alla legge a ricevere chiamate d’emergenza. Ne da’ notizia l’ultima newslettere dell’Authority, dove si sottolinea che il “numero unico e’ finalizzato alla raccolta centralizzata delle chiamate effettuate verso numeri di emergenza (es. 112, 113, 118, etc.) e dei dati relativi all’ubicazione del chiamante ed all’identificazione della linea chiamante per agevolare l’individuazione dei soggetti che si rivolgono a servizi d’emergenza e consentirne come previsto per legge anche la localizzazione”.
   Il Codice in materia di protezione dei dati personali, all’art. 127, prevede infatti per i servizi abilitati in base alla legge a ricevere chiamate d’emergenza la possibilita’ di rendere inefficace la soppressione dell’identificazione della linea chiamante e, se necessario, il trattamento dei dati relativi all’ubicazione dell’apparecchio chiamante, anche in caso di rifiuto o mancato consenso dell’utente.
   Al centro servizi del numero unico europeo vengono peraltro indirizzate anche chiamate dirette al 117 (Guardia di Finanza) ed al 1530 (assistenza in mare) che sono indicati espressamente dalla legge non come servizi d’emergenza, ma come servizi di pubblica utilita’. Per questo il Garante, nell’approvare lo schema di decreto, ha precisato che i due ulteriori numeri di emergenza potranno essere inseriti nel decreto, ed essere quindi inclusi nel numero unico europeo, solo dopo essere stati specificamente individuati dalla normativa vigente come numeri d’emergenza. (AGI)

Privacy: Corte Europa, no dati passeggeri aerei agli USA

 Privacy : Corte UE , no dati passeggeri aerei agli USA
Articolo di Gabriella Mira Marq

http://osservatoriosullalegalita.org 49th Parallel film

 

I dati dei passeggeri delle linee aeree europee non potranno essere trasmessi agli Stati Uniti perche’ l’accordo fra Unione Europea e USA non e’ legalmente corretto.

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha infatti fermato l’accordo fra UE e Stati Uniti voluto dalla Commissione e che permette che i dati dei passeggeri delle linee aeree europee siano trasferiti alle autorita’ di Washington.

L’accordo prevede che entro i 15 minuti dal decollo verso gli Stati Uniti, la linea aerea europea trasmetta alle autorita’ USA informazioni personali sui passeggeri a bordo, compresi ad es. dati sulle carte di credito. Washington ha previsto pesanti ammende alle linee aeree che non aderiscono.

Le autorita’ USA e UE hanno piu’ volte insistito che i dati sarebbero stati usati soltanto per combattere il terrorismo ed altri crimini gravi, ma la Corte UE ha annullato la decisione.

La misura, discussa a lungo dopo l’11 settembre 2001 e poi adottata dalla Commissione UE e dal Consiglio dei ministri UE con parere contrario dell’europarlamento, era stata impugnata da quest’ultimo davanti alla Corte UE. Il garante europeo per la protezione dei dati personali ha sostenuto la posizione del Parlamento UE.

Il tribunale del Lussemburgo ha affermato che non c’e’ una base giuridica sufficiente a sostegno della decisione UE di autorizzare il passaggio di dati personali dei cittadini UE agli Stati Uniti. La Corte ha anche dato tempo fino al 30 settembre 2006 agli Stati membri UE per trovare una nuova soluzione legale che si fondi su presupposti giuridici piu’ solidi.

Da notare che la controversia ha opposto i due organismi europei non eletti dai cittadini UE (Commissione, nominata dai governi, e Consiglio dei ministri), al parlamento europeo, che e’ l’unico l’organismo di diretta emanazione dei cittadini europei e che ha tutelato i loro diritti.

USA : enorme violazione della privacy dei veterani

USA : enorme violazione della privacy dei veterani

Articolo di Rico Guillermo

da http://osservatoriosullalegalita.org

I dati personali di piu’ di 25 milioni di ex membri delle forze armate USA sono stati rubati dalla casa di un funzionario del dipartimento per i veterani.

Secondo Jim Nicholson, segretario degli affari dei veterani, le informazioni erano contenute in documenti digitali e contenevano nomi, dati di nascita e numeri della previdenza sociale (che negli USA – dove la carta d’identita’ non e’ sempre obbligatoria – e’ un importante identificativo).

Il dipartimento ha dichiarato che il furto delle informazioni sarebbe stato accidentale e che i ladri non stavano cercando quei dati. Inoltre e’ stato detto che non dovrebbero esservi conseguenze per gli ex militari. E’ stato precisato che la documentazione non include dati medici o informazioni finanziarie degli interessati ne’ dettagli sui loro coniugi.

La tv CNN ha definito l’accaduto il maggior furto di informazioni personali della storia. L’FBI ha aperto un’inchiesta. Il nome del funzionario che disponeva in casa di tutti questi dati informatizzati non e’ stato reso noto.

Poche settimane fa il dipartimento della difesa degli Stati Uniti aveva annunciato di aver rilevato un’intrusione esterna su un server con banche dati riguardanti la pubblica amministrazione, con compromissione di alcune informazioni.

Il sottosegretario alla difesa per le questioni della sanita’ aveva detto che vi era stato come reazione alla violazione un intervento immediato di potenziamento dei controlli e delle difese, ma evidentemente l’accaduto non ha suggerito una condotta piu’ prudente alle amministrazioni collegate.

Nella scorsa occasione la pubblica amministrazione interessata aveva recapitato comunicazioni alle ‘vittime’ mettendole sull’avviso per il fatto che la violazione dei loro dati personali poteva potenzialmente metterli a rischio di furto di identita’ e spiegando le possibili precauzioni che gli utenti colpiti dal problema possono prendere per prevenire o limitare le conseguenze. Questa volta si e’ preferito minimizzare.

PRIVACY UE: VERSO L’APPLICAZIONE DEL PRINCIPIO DI DISPONIBILITA’

PRIVACY UE: VERSO L’APPLICAZIONE DEL PRINCIPIO DI DISPONIBILITA’

http://www.unioneordiniforensi.it

Per i Garanti Ue la cooperazione giudiziaria deve essere accompagnata da precise garanzie a protezione dei dati personali.

Potenziare gli scambi di dati e la circolazione delle informazioni per le indagini penali e le attivita’ giudiziarie in Europa e’ un obiettivo pienamente legittimo, ma deve accompagnarsi all’armonizzazione delle garanzie di protezione dei dati a livello europeo e all’effettiva applicazione di tali garanzie.
Le Autorita’ di protezione dati riunite a Budapest in occasione dell’annuale Conferenza di primavera (24-25 aprile 2006) hanno ribadito in una Dichiarazione adottata all’unanimita’ che l’applicazione del principio di disponibilita’ stabilito nel Programma de L’Aja del novembre 2004 deve associarsi a standard di privacy particolarmente elevati ed armonizzati nella massima misura possibile a livello dell’Ue.
Secondo il principio di disponibilita’, a partire dal 2008, infatti, tutti i dati in possesso delle autorita’ giudiziarie e di polizia dei singoli Paesi Ue dovranno essere accessibili, in linea di principio, a tutte le omologhe autorita’ degli altri Paesi.
Ai lavori della Conferenza era presente l’intero collegio del Garante italiano. Le sessioni di lavoro hanno visto la partecipazione del Presidente, Francesco Pizzetti, intervenuto sulle problematiche poste dall’utilizzo dei sistemi Rfid, le cosiddette “etichette intelligenti” e del segretario generale, Giovanni Buttarelli, che ha trattato il tema dei dati genetici.
I Garanti europei hanno dunque richiamato parlamenti nazionali e governi ai rispettivi compiti.
I primi sono invitati a vigilare affinche’ i governi nazionali mettano in atto i principi di protezione dei dati che la Commissione ha fissato in una proposta di decisione-quadro (che dovra’ essere adottata dal Consiglio Ue) riguardante proprio la tutela dei dati personali oggetto di trattamento nell’ambito delle attivita’ di cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale.
I secondi, ossia i governi, sono invitati a rispettare e potenziare le liberta’ civili dei cittadini che vivono nell’Unione europea, tenendo conto dei principi di protezione dati sopra ricordati nell’adottare e attuare disposizioni che incrementino e facilitino la circolazione delle informazioni fra le autorita’ giudiziarie e di polizia

Servizi TLC non richiesti, siglato l'accordo

 Servizi TLC non richiesti, siglato l’accordo

http://newssms.it Bachelor Party ipod

Sarà davvero giunta l’ora di mettere la parola fine agli addebiti in bolletta per servizi non richiesti? Questo è l’obiettivo del protocollo sottoscritto da Telecom Italia e da alcune associazioni dei consumatori, un protocollo dal nome emblematico: “Soddisfatti o rimborsati”.
A darne notizia è Adiconsum , attraverso un comunicato con cui lascia trasparire un cauto ottimismo. Paolo Landi, segretario dell’associazione, dichiara: “Vogliamo sperare che il protocollo sottoscritto oggi ponga fine ad un malcostume inaccettabile. Se ciò non fosse, non resta che il ricorso al Tribunale”.

Il problema è annoso e le proposte formulate dai consumatori hanno finora avuto una risposta concreta solo dal Garante della Privacy , con l’emanazione di un provvedimento finalizzato ad arginare il fenomeno. Le cui proporzioni non sono trascurabili: Adiconsum sottolinea che le contestazioni che i consumatori hanno inoltrato all’incumbent, sui servizi non richiesti addebitati in bolletta, sono migliaia.

Non è ancora dato sapere se il protocollo “Soddisfatti o rimborsati” sia la soluzione definitiva alla questione, ma i consumatori si dicono sicuri che rappresenti un importante passo avanti nella giusta direzione. Ecco cosa prevede, così come spiegato da Adiconsum:

“Richiesta attivazione servizio.
Alla richiesta espressa dall’utente, la Telecom farà seguire una lettera contenente:
- la descrizione precisa del servizio o del prodotto
- un numero di call-center, un numero di fax, un indirizzo con recapito civico e un indirizzo e-mail per inviare l’eventuale contestazione.
L’addebito in fattura avverrà comunque trascorsi i 10 gg. previsti dalla normativa sulle vendite a distanza.

Erroneo addebito.
In caso di servizio non richiesto, è previsto il rimborso automatico.

Erroneo distacco.
È prevista la riattivazione gratuita e l’indennizzo pari al 50% del canone mensile per ogni giorno di sospensione del servizio.

Esercizio del reclamo o del diritto di ripensamento.
- tempi: il consumatore ha tempo per esercitarlo 4 mesi (2 bollette).
- modalità: il consumatore ha facoltà di stornare dalla bolletta il servizio contestato provvedendo al pagamento della restante quota tramite un bollettino di conto corrente postale”.

L’accordo, spiega Adiconsum, ha carattere sperimentale: le associazioni che lo hanno siglato rimangono però caute e dichiarano esplicitamente di voler verificare sul campo la reale intenzione di Telecom di dargli seguito.

Anche il Movimento Difesa del Cittadino vede con favore il nuovo protocollo: “Un accordo positivo con cui Telecom cerca di arginare il problema dei servizi non richiesti”. Questo il commento di Francesco Luongo, responsabile TLC di MDC. “A differenza di altre compagnie gli utenti da ora in poi saranno preavvisati con una welcome letter dell’attivazione di un servizio di telefonia. – spiega Luongo – Solo dopo aver dato il proprio assenso l’azienda procederà a fatturare la prestazione. Speriamo che anche altre società adottino misure analoghe e in ogni caso gli utenti potranno far valere i propri diritti qualora non fossero soddisfatti dell’indennizzo che sarà offerto dall’azienda di telecomunicazione”.

In arrivo i cellulari che ci controllano

In arrivo i cellulari che ci controllano

Tratto da http://lapadania.com
di Maurizio Blondet

Può succedere fra poco anche a Milano. Il signor Mario Brambilla passa davanti al cartellone pubblicitario di un film; ovviamente, gli scappa l’occhio su Sharon Stone, che sul cartellone appare non proprio vestita. Il cartellone, che è infarcito di microscopici sensori elettronici, “coglie l’occhiata”. Automaticamente, si collega al cellulare in tasca al signor Brambilla e manda un sms: con indirizzo e orari della sala più vicina dove quel film è in programmazione. Con l’offerta di prenotare una poltrona per il prossimo spettacolo; basta inviare un sms a un dato numero.
Il signor Brambilla, tentato, esegue. Altro sms: c’è un ristorante vicino al cinema, vuol prenotare per il dopo-spettacolo?
Poco dopo, lo stesso cartellone “riconosce” la signora Lucia Rossi, che sta passando sul marciapiede, sempre grazie al telefonino che la signora ha in borsetta. Pescando in un enorme archivio elettronico, il cartellone scopre istantaneamente che la signora Rossi ha 42 anni ed è insegnante d’inglese. Perciò le manda un sms che offre la visione del film in lingua originale. Alla proposta è collegata una “promozione”: una crema antirughe, guarda caso, per quarantenni. Se la signora Rossi compra (con sms dal cellulare) un biglietto per il film, riceverà (via sms) un buono sconto per un vasetto di crema.
Non è fantascienza. È uno degli esperimenti che l’industria pubblicitaria sta già eseguendo in vari Paesi del mondo, per bombardarci di annunci e consigli per gli acquisti “su misura”. In Giappone, una campagna invita i passanti a fotografare col loro telefonino (munito ovviamente di videocamera) certi cartelloni pubblicitari, in cui sono stampati dei codici a barre. Chi lo fa, da quel momento è “catturato” per sempre: sullo schermo del suo cellulare appariranno a ripetizione… …immagini e slogan che lodano un infinito numero di prodotti, inviti a partecipare a concorsi, proposte d’acquisto, voli last-minute e offerte speciali. C’è una strada di Tokio in cui chi passa si trova di colpo circondato – miracolo di proiettori elettronici e della foto al laser – da farfalle luminose che svolazzano insieme al marchio Kanebo (una ditta di cosmetici); farfalle e marchio si muovono secondo i movimenti delle braccia del passante; telecamere nascoste ne riprendono le reazioni.
Da qualche mese a Caen in Francia circolano 300 cittadini, cavie volontarie, che sono stati muniti di un cellulare con tecnologia Rfid: grazie a cui sono seguiti passo passo, studiate le loro reazioni davanti ai manifesti pubblicitari, sorvegliati nei loro acquisti, incitati dai soliti sms a comprare questo e quello. Le loro azioni sono archiviate elettronicamente e studiate da France Telecom e da Clear Channel (un network tv) per ricavarne un “profilo di consumo personale”. La Lm3Labs, una società fondata da scienziati del Cnrs (il Consiglio nazionale delle scienze francese) sta perfezionando un software di trattamento d’immagini per identificare ogni persona che si ferma, anche per un istante, a guardare una pubblicità: il cartellone, che è un pannello interattivo, “riconosce” la persona dal segnale emesso dal suo cellulare (anche spento), o dal chip elettronico delle carte di credito che porta nel portafoglio, e immediatamente sa cosa quella persona ha acquistato con le sue carte di credito, e dunque quali sono i suoi gusti e preferenze. Un’altra ditta francese, l’Inria, sta mettendo a punto programmi grazie a cui le pubblicità sulle fiancate degli autobus possono “dialogare” coi telefonini dei passanti e dei passeggeri.
Già oggi in Croazia basta salire sull’autobus e il prezzo del biglietto ti viene detratto automaticamente dalla carica del tuo telefonino. A San Francisco, Google (la ditta del motore di ricerca più usato nel mondo) offre a tutti il collegamento gratuito senza fili (Wi-Fi) a Internet, sicché Internet si potrà consultare sul telefonino. Ma in cambio, bisogna accettare di essere seguiti elettronicamente in tempo reale 24 ore su 24, e bombardati da messaggi pubblicitari mirati in base al luogo in cui l’utente (o la vittima) si trova.
Tutto ciò sarà normale tra una decina d’anni. La pubblicità non si limiterà ad apparire in tv o sui gornali, in attesa passiva che la guardiamo; ci inseguirà ad ogni passo. Il mezzo con cui potrà perseguitarci, come s’è visto, sono i nostri stessi cellulari, che inviano un segnale (anche se spenti) e rivelano chi siamo e dove ci troviamo. Ma presto la pubblicità “attiva” e “interattiva” potrà “interrogare” i chips delle nostre carte di credito, della tessera sanitaria e delle future carte d’identità elettroniche. Questi documenti, a nostra insaputa, riveleranno tutto di noi: età, reddito, misura del nostro conto bancario, abitudini e malattie, consumi ed acquisti preferiti, tipo e marca dell’auto che possediamo. Supercomputers lontani migliaia di chilometri, probabilmente all’estero e collegati per Internet senza fili, immagazzineranno tutti i nostri dati personali, li elaboreranno in modo da delineare il nostro profilo psicologico individuale. A disposizione delle agenzie pubblicitarie.
“Il nostro scopo è arrivare a impregnare un cervello di pubblicità mirata, senza che se ne renda conto”, ha ammesso a Le Monde Olivier Oullier, ricercatore del Cnrs francese, ma che lavora anche per la Atlantic University della Florida. E si lancia ad immaginare di poter “ricostruire l’immagine a tre dimensioni del cervello” di ogni ignaro consumatore, usando la risonanza magnetica, una tecnica d’indagine diagnostica che può essere usata a scopi commerciali. “Non dico che potremo leggere nella mente della gente, ma vogliamo arrivare a prevedere le loro reazioni”. Le nostre reazioni, gusti e vizietti segreti di consumatori. Ma anche di cittadini: che libri compriamo. O che giornali leggiamo. E alla fine, si può indovinare per chi votiamo.
Insomma, è arrivato il Grande Fratello. Non la stupida trasmissione tv, ma il dittatore totale che George Orwell descrisse nel suo tremendo romanzo fantascientifico e utopico (o distopico) “1984”, dove immaginò un Fuhrer socialista, appunto il Grande Fratello, capace di osservare ogni suddito della dittatura attraverso lo schermo della tv, che doveva restare obbligatoriamente accesa per tutte le 24 ore.
Tutto questo sta avvenendo in segreto. Perché, ovviamente, le nuove tecniche della pubblicità (“neuromarketing”, le chiamano) comportano la massiccia violazione della “privacy”. Negli Stati Uniti è nata un’associazione volontaria di autodifesa dei consumatori, chiamata Commercial Alert, che si prepara a combattere il neuromarketing a forza di azioni legali. Un’altra associazione chiamata Caspian (Consumers against Privacy Invasion and Numbering) sta facendo già causa alla Levi Strauss. La celebre fabbrica di blue jeans ha infatti sostituito sui propri capi le vecchie targhette col prezzo e i codici a barre, con targhette “attive” Rfid, che via radio segnalano automaticamente al magazzino ogni vendita. Ma possono anche collegare il pantalone venduto con la carta di credito del compratore. Questo “incrocio dei dati” apre possibilità infinite di intrusione nella vita privata di ciascuno.
Ma intanto, già migliaia di altri americani entusiasti di questo discutibile progresso, si sono fatti impiantare sotto-pelle un microchip che segnala via radio l’identità del portatore (e tutti i suoi dati personali) ad appositi apparecchi riceventi, che possono essere le porte elettroniche dei grandi magazzini e degli aeroporti, ma anche di ministeri ed altri enti. Sostituisce la carta d’identità e in futuro le carte di credito, dicono gli entusiasti.
Ma diversi gruppi evangelici protestanti vedono in questa innovazione un complotto del potere. Anzi peggio: l’avverarsi del Regno dell’Anticristo, profetizzato nell’Apocalisse. Dove si parla del “marchio della Bestia”, imposto dall’Anticristo “sulla mano e sulla fronte di ciascuno”: il famoso “666”. Senza cui, dice l’Apocalisse, “nessuno può vendere né comprare”.

Daffy Duck’s Quackbusters move

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