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Blogger americani: le loro fonti sono riservate

Blogger americani: le loro fonti sono riservate

un articolo di Romano Scaramuzzino 

tratto da http://infocity.go.it Reach for Me movie download  

Recentemente in California, San Diego, la Apple ha citato in giudizio gli autori di due blog colpevoli, secondo loro,di violazione del segreto industriale e di omissione nel non citare le loro fonti. Gli autori dei blog “PowerPage” e “AppleInsider” sono stati difesi dalla Electronic Frontier Foundation, organizzazione che difende dirittti e libertà
deli utenti di Internet.

Ma di più ha potuto,nella difesa,la stessa Costituzione americana. Infatti il Bill of Rights(vedi Wikipedia.org) che nel primo emendamento costituzionale sottololinea la possibilità del segreto professionale del giornalista è stato l’elemento vincente per i due.

Infatti se,come in questo caso,il giornalismo è tale anche se on-line questi è equiparato a quello della carta stampata. Di conseguenza se appartiene al giornalista il diritto-dovere della privacy delle sue fonti così è anche per chi scrive in modo giornalistico anche se blogger.

Il giudice americano, facendo rifermento alla Costituzione del suo paese non ha fatto altro che tutelare il diitto di informazione oltre a quello di segretezza delle fonti.

L’Italia giuridica e giornalistica non può che leggere con ammirazione questa sentenza ,che potete trovare nel sito della Electronic Frontier Foundation,poiché anche il nostro paese mira al raggiungimento pieno di quello che è uno dei valori più alti di una società civile: la libertà di espressione.

 

Crimine informatico: in arrivo la Cyberwar nel 2007

Crimine informatico: in arrivo la Cyberwar nel 2007 

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Gli hacker lanceranno nel 2007 una nuova campagna della loro “guerra informatica” multimiliardaria che colpirà telefonini, messaggi istantanei e le comunità dei siti Internet di condivisione come MySpace. Lo prevedono esperti di sicurezza informatica. Con la gente diventata sempre più prudente con le truffe via email, le organizzazioni criminali della Rete cercheranno altri metodi per commettere frodi online, vendere beni contraffatti o rubare segreti aziendali. “Gli attacchi stanno diventano sempre più sofisticati”, ha detto a Reuters Dave Rand della società di sicurezza Internet Trend Micro. “E’ tutta una questione di soldi. E (i pirati informatici) ne fanno molti”. Nel 2007, gli hacker attaccheranno i siti di social network come MySpace per raccogliere informazioni personali, in modo da lanciare offensive più mirate ai computer degli utenti. “E’ sicuramente un’area terreno fertile per i malware (software maligni)”, ha detto Ed English, amministratore delegato di Trend Micro per l’anti-spyware. I computer potrebbero venire colpiti da virus che registrano tutte le operazioni principali e inviano milioni di messaggi spam via email. I pirati informatici si infiltreranno nei siti che permettono agli utenti di pubblicare foto e dettagli personali, trovando obiettivi facili per attacchi di “phishing” — email ingannevoli che spingono le persone a fornire i dati delle loro carte di credito. “E’ il modo più facile per i pirati dello spyware per ricostruire il ritratto di un utente”, ha detto English. Gli hacker prenderanno di mira anche le persone che utilizzano servizi di messaggi istantanei o programmi per effettuare telefonate online nel 2007, dice Trend Micro. Anche i telefoni di ultima generazione, insieme ai computer portatili, diventeranno un obiettivo dei pirati informatici che cercano di superare le strette misure di sicurezza per rubare email, documenti o contatti, secondo quanto riferito dalla società di sicurezza informatica McAfee. Secondo Trend Micro anche le nuove versioni dei software di Microsoft, il browser Internet Explorer e il sistema operativo Vista, saranno presi di mira dagli hacker.

Garante Privacy: relazione annuale spiega passi verso Internet e privacy in ufficio

Garante della Privacy: relazione annuale spiega i prossimi passi verso Intenet e privacy in ufficio

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Il Garante della Privacy, Francesco Pizzetti, ha tenuto la sua prima relazione sulle attività svolte nell’ultimo anno dall’organo omonimo.

Dopo una breve introduzione dove il nuovo presidente ha voluto ringraziare per l’attività svolta da parte del predecessore Stefano Rodotà e ha sottolineato come la disciplina e  il controllo della privacy italiano siano sempre di più integrati con quelli dell’Unione Europea, l’attuale Garante della Privacy ha riassunto e commentato le iniziative intraprese nell’ultimo anno e le sfide per il futuro che vedono Internet, i motori di ricerce e la data retention ( ovvero il mantenimento dei dati per diversi anni da organi preposti ) come alcuni dei settori fondamentali.

Durante il discorso è stato sottolineato come mancano delle iniziative di regolamentazione della Rete internet sia a livello italiano che internazionale, si è fatto cenno alla necessità di una vera e propria costituzione Internet, ma si è anche detto che entro la fine dell’anno dovrebbe essere pronto un un codice deontologico degli operatori di Internet da applicarsi a livello nazionale.

Sviluppo calcolo dispositivi informatici, incremento pericolo per la privacy

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Articolo di Tommaso Lombardi
http://punto-informatico.it
Ne è convinto Bruce Schneier, tra i massimi esperti mondiali di sicurezza informatica: le intercettazioni di massa sono rese possibili dall’incremento della potenza di calcolo di dispositivi informatici ormai a portata di tutti
Los Angeles (USA) – La legge di Moore non è soltanto un metro di misura per l’industria dei microprocessori: secondo Bruce Schneier, guru informatico ed esperto di sicurezza, l’aumento progressivo della potenza di calcolo dei computer è la causa indiretta dei nuovi rischi che attanagliano la privacy dei cittadini nell’era di Internet.

Schneier, intervenuto durante un convegno alla University of Southern California, sostiene infatti che la pervasività dei sistemi di sorveglianza è resa possibile dall’abbassamento del prezzo di mercato dell’hardware, unito all’incremento lineare delle prestazioni e della potenza di calcolo. Grazie a grandi quantità di strumenti informatici, governi e privati hanno possibilità di realizzare sistemi di intercettazione e controllo delle popolazioni, come telecamere sempre più sofisticate ed apparati per l’intercettazione di massa.
“La legge di Moore va a braccetto con gli strumenti intrusivi che possono ledere la privacy degli individui”, ha detto Schneier. In aggiunta all’incremento della potenza di calcolo diffusa, il guru ha sottolineato l’importanza del processo di miniaturizzazione degli apparecchi digitali. “Le telecamere di controllo sono già ovunque ed ancora riusciamo a vederle”, ha detto, “entro 10 anni non le vedremo più”.

L’intero discorso di Schneier è disponibile dal sito del Dipartimento di Diplomazia Pubblica della University of Southern California. L’esperto ha insistito sulla necessità di fare informazione pubblica sull’impatto che le tecnologie di controllo possono avere sul futuro della società. “Un tempo la sorveglianza di massa era impensabile”, ha specificato, “mentre adesso ci sono database del DNA per rintracciare chiunque”.Carnivorous ipod

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Trucchi per un buon sito: marketing e privacy a confronto

Trucchi per un buon sito: marketing e privacy a confronto

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dal sito www.marketinginpillole.it

La credibilità è cruciale, anche un sito progettato professionalmente non venderà se i vostri clienti non credono in voi.
La natura impersonale di Internet genera un certo livello di diffidenza.
Il vostro sito web per avere successo deve superare questa tendenza.
1) Una dichiarazione di privacy chiara aumenterà la vostra credibilità.
2) Ogni sito web commerciale dovrebbe avere una dichiarazione di privacy online.
3) Fornite un collegamento alla vostra dichiarazione di privacy su ogni pagina del sito e soprattutto da qualsiasi posizione in cui si 4) chiedono informazioni personali ai vostri visitatori.
5) Fornite le informazioni sui contatti online.
6) Le vostre informazioni sui contatti dovrebbero includere un indirizzo di posta elettronica, indirizzo postale, numero di telefono e un numero di fax, se applicabile.
Se siete riluttanti ar fornire queste informazioni ai vostri clienti, come possono essi avere fiducia (o comprare) da voi?

Privacy: e' polemica per Facebook.com

Privacy: e’ polemica per facebook.com
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di Eric Auchard

SAN FRANCISCO (Reuters) – Facebook.com, il numero due dei siti web statunitensi di “social network”, che sta rapidamente espandendo il suo pubblico al di fuori dell’ambiente studentesco, è finito al centro di una polemica sulla privacy da parte degli utenti dopo una serie di modifiche al design appena introdotte.

Fino a ieri sera, infatti, erano oltre mezzo milione, su 9 milioni e mezzo di utenti registrati, coloro che hanno firmato una petizione online che chiede alla società di cancellare la funzione “News Feed”, che notifica immediatamente ai membri gli aggiornamenti dei siti da parte degli amici.

Lunedì scorso la società di Palo Alto (California), fondata nel 2004 dall’allora studente dell’Università di Harvard Mark Zuckerberg, ha cominciato ad avvertire automaticamente gli utenti quando i loro amici mettono online nuove foto. Il sito consente anche di conoscere più facilmente informazioni sulle frequentazioni politiche o sociali dei membri, o sulle loro relazioni sentimentali.

Facebook è diverso dal suo principale rivale, MySpace.com, perché concede agli utenti un maggior controllo su ogni dettaglio pubblicabile o meno nei profili individuali dei membri.

La protesta degli utenti, originata sul web, si è diffusa ai campus, prendendo le forme di un’azione proto-politica

“Calma. Riprendete fiato. Vi ascoltiamo”, ha scritto Zuckerberg in una nota agli utenti comparsa martedì su Facebook.

“Pensiamo che siano grandi prodotti, ma sappiamo che molti di voi non ne sono immediatamente entusiasti, e li abbiamo trovati opprimenti e confusionari… Altre persone sono preoccupate che i non-amici posano vedere troppo su di loro”.

La reazione improvvisa fa seguito a una serie di preoccupazioni sulla privacy provocata da furti di dati su milioni di titolari di carte di credito, e anche alle notizie sempre più diffuse di adulti che prendono di mira adolescenti sulle pagine di MySpace.

Però, la protesta degli utenti di Facebook è nata non perché siano stati rivelati nuovi dati su di loro. Piuttosto, la modifica ha reso semplicemente più facile seguire le tracce di un amico.

La paura degli utenti sembra essere quella di essere preda di molestatori conosciuti, insomma.

“Siamo d’accordo, lo stalking non è una cosa simpatica, ma poter sapere cosa succede nella vita dei nostri amici lo è”, ha risposto Zuckerberg . “Nulla di quello che fate viene diffuso. Piuttosto, viene condiviso con le persone che si interessano a quello che fate, i vostri amici”

La minaccia di boicottaggio cade in un momento delicato per Facebook, che sta aumentando il numero dei nuovi membri in contemporanea col ritorno nelle classi nei circa 1.200 college e 22.000 high school che offrono account per il sito.

Facebook ha circa un decimo del numero degli utenti di MySpace.com – una divisione della News Corp. – che accetta iscritti di tutte le età e che è diventato molto popolare tra gli studenti universitari. La privacy è stata una fattore vincente per Facebook, ha ristretto inizialmente l’adesione solo a utenti internet che abbiano un indirizzo email col suffisso .edu, attribuito a chi è iscritto a un’istituzione educativa.

Quattro mesi fa, il sito ha cominciato a offrire ad alcune organizzazioni – tra cui le più grandi aziende, i gruppi non-profit e l’esercito – nuove adesioni. Finora sono 15.000 circa le organizzazioni che hanno aderito.
 

Studio di McAfee: Privacy e Spam

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http://portel.it

McAfee ha reso noti i risultati del suo primo “Quiz sullo Spam” che evidenziano un giudizio erroneo da parte dei consumatori sul modo in cui vengono utilizzate le e-mail dai siti web.

Lanciato il 15 agosto scorso, il quiz presentava home page e link delle policy sulla privacy di 8 coppie di siti Internet, chiedendo ai consumatori di giudicare quale sito di ogni coppia avrebbe mantenuto riservato il loro indirizzo e-mail.
Le oltre 7.000 risposte catalogare hanno permesso a McAfee di verificare che, in genere, i consumatori non sanno giudicare correttamente quali siti web condividono gli indirizzi e-mail con inserzionisti terze parti.

Sebbene ogni sito elencato nel quiz includesse un link evidente alla policy sulla privacy, solo la metà dei consumatori ha consultato tali policy prima di inviare le proprie risposte. Nonostante su uno dei siti mancava addirittura il link alla policy sulla privacy, circa la metà dei partecipanti lo ha giudicato “sito sicuro”.
Le categorie più difficili sono state quelle delle carte di credito e dei siti di appuntamenti online, che hanno ottenuto una percentuale di risposte corrette rispettivamente del 44 e del 40%. Secondo lo studio di McAfee, i consumatori potrebbero essere stati tratti in inganno, sentendosi rassicurati dal design semplificato dei siti pericolosi appartenenti a queste categorie.

Chris Dixon, director of strategy di McAfee SiteAdvisor, ha affermato: “Lo spam è molto più di un semplice fastidio. La casella in ingresso della posta elettronica rimane uno dei principali punti di entrata per virus, attacchi di phishing e furti di identità. Inoltre, l’incertezza sull’utilizzo dell’email da parte dei siti Web ha generato scetticismo tra i consumatori relativamente all’iscrizione a newsletter, forum e altri passatempi online sicuri.”

Garante-Google: temporanea cancellazione del Cashe

Il Garante incontra Google Inc.: sarà possibile chiedere la cancellazione dall’archivio temporaneo (cache) del motore di ricerca

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http://privacy.blogosfere.it
 Il collegio del Garante della Privacy italiano ha incontrato i rappresentanti di Google Inc., azienda proprietaria dell’arcinoto motore di ricerca.
Una cittadina italiana aveva fatto ricorso al Garante contro Google.

Inserendo il proprio nominativo nel testo della ricerca venivano restituite pagine riguardanti un vecchio procedimento giudiziario già archiviato.

Google Inc. non ha certo responsabilità sulle pagine dell’intera rete Internet, ma svolge un servizio di ricerca.

I dati delle pagine sono conservati in un grande archivio database, chiamato con termine informatico Cache, dove le pagine visitate autonomamente dal motore in rete sono conservate e riutilizzate durante la ricerca.  Questo al fine di velocizzare la ricerca su un insieme di pagine già registrate (informazioni tecniche sulla webcache su wikipedia).

Secondo quanto anticipato al termine dell’incontro sul sito del Garante, dall’archivio Cache del motore Google sarà possibile in un prossimo futuro chiedere la cancellazione dei propri dati sensibili e personali.

E’ stata promessa una drastica riduzione dei tempi di sosta nella Cache delle pagine non aggiornate.

 

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