Legge privacy 675 analisi dei rischi ©CONSULENTIPRIVACY.IT 1998-2006

 

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Spam via fax

Contro la pubblicità via fax senza il consenso del destinatario interviene il Garante della Privacy che ha vietato a due società l’”ulteriore trattamento” dei dati personali usati a fini di marketing.
Per poter inviare fax pubblicitari le aziende devono difatti aver ottenuto il consenso preventivo e specifico del destinatario. Non è sufficiente che il numero sia stato estratto dai cosiddetti elenchi “categorici”, come pagine gialle, registri pubblici o banche dati on line, per poter contattare un soggetto.
Illecita anche la prassi di inviare un primo fax con il quale si chiede il consenso all’invio dei successivi tramite un fax comunque promozionale. 

31 marzo scade il termine per contribuire al codice deontologico settore marketing

codice marketingScade il 31 marzo 2008 il termine per la presentazione di osservazioni e contributi all’Autorità Garante per la Privacy per la definizione di un codice deontologico nel settore marketing.

Operatori del marketing e associazioni di consumatori possono contribuire nella stesura del codice deontologico che regolerà l’uso dei dati personali trattati dalle aziende per l’invio di materiale pubblicitario, vendita diretta, ricerche di mercato e comunicazioni commerciali interattive.

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Marketing diretto, uso dei nominativi pubblici e provvedimento del Garante privacy

Marketing diretto, uso dei nominativi pubblici e provvedimento del Garante privacy

Potrebbe essere di 30 mila posti di lavoro la perdita dovuta all’inasprimento delle regole sull’utilizzo delle liste di nominativi “pubblici”. Più che di inasprimento si dovrebbe parlare di “attuazione” visto che comunque le regole del gioco sono già sulla carta da molto tempo. Finora però le aziende hanno potuto operare grazie ad interpretazioni, rimandi, e assenza di reali prese di posizione.
Il Garante privacy Pizzetti chiede di interrompere l’utilizzo di numeri telefonici trattati a fini commerciali senza il previo consenso da parte degli interessati. Obbligatorio informare gli utenti al momento della chiamata circa l’origine dei dati (come li ho ottenuti) e l’uso che viene fatto.
Obbligatorio rispettare subito la volontà degli utenti di non essere nuovamente contattati, obbligatorio controllare l’operato degli eventuali soggetti esterni a cui l’attività di call center è data in outsourcing.
Entro il 10 settembre Telecom, Fastweb, Tele2, Wind e Fiscali, colpiti da un provvedimento il giugno scorso, dovranno mettersi in regola… ma non dovevano esserlo già, come tutte le altre aziende?
La stretta sulle regole pare essere imminente, ma come faranno le aziende a fare marketing con i soli nominativi che hanno acconsentito? Pensate che gli elenchi telefonici recano poco più di 250.000 nominativi di persone che hanno acconsentito ad essere contattati a fini promozionali…
E che dire delle barriere di accesso al mercato che incontrerebbero le aziende di nuova costituzione nel fare marketing telefonico (le vecchie potrebbero utilizzare i database acquisiti, le nuove società solo i nominativi che hanno dato il consenso “oggi”)?
Ma perchè non provare con una bella lista all’americana? Le aziende di marketing lavorano, i cittadini che dichiarano di loro iniziativa di non voler essere contattati si iscrivono ad una “lista nera” e le società controllano di non contattare soggetti facenti parte di tale lista… troppo semplice, siamo italiani…

Call Center: stretta del Garante

Call Center: stretta del Garante

Entro il 10 settembre devono essere adottate misure per rispettare gli utenti. Per chiamate di pubblicità indesiderate il rischio è il blocco dei dati. Sono 5 i provvedimenti del Garante che mirano a regolare il mercato della promozione di servizi e prodotti per telefono da parte dei gestori telefonici italiani. 

Per rispettare la riservatezza degli utenti, le società dovranno: 

- interrompere l’uso indebito di numeri telefonici raccolti ed utilizzati a scopi commerciali senza il previsto consenso da parte degli interessati; regolarizzare le banche dati informando gli utenti e ottenendo da essi lo specifico consenso all’utilizzo dei dati per scopi pubblicitari;  informare con la massima trasparenza gli utenti anche al momento del contatto sulla provenienza dei dati e sul loro uso; registrare la volontà degli utenti di non essere più disturbati; interrompere l’utilizzo illecito di dati per attivare servizi non richiesti (segreterie, linee internet veloci);
effettuare controlli sui responsabili dei trattamenti svolti presso i diversi call center.
I provvedimenti sono stati adottati all’esito di una intensa attività ispettiva effettuata nei mesi scorsi in tutta Italia nei confronti dei principali gestori telefonici e call center, avviata anche sulla base delle innumerevoli segnalazioni giunte dai cittadini.

 

 

Call center e privacy dei cittadini

Call center e privacy dei cittadini

da un comunicato stampa del Garante Privacy del 28 dicembre 2006

Sono numerosi i cittadini che si rivolgono al Garante per lamentare l’offerta di servizi e prodotti prevalentemente da parte di società telefoniche (linee veloci Internet, segreterie telefoniche, tariffe particolari, instradamento automatico della linea verso altro operatore), o che protestano per i continui disturbi arrecati alla loro vita privata da call center che li contattano, spesso negli orari meno opportuni, per proporre offerte commerciali.

Dopo una serie di interventi e l’indicazione delle regole per i nuovi elenchi telefonici, per arginare il fenomeno il Garante ha da ultimo adottato, nel marzo di quest’anno, un provvedimento a carattere generale con il quale ha prescritto ai gestori telefonici di attuare, entro maggio, specifiche misure per contrastare prassi illegittime come appunto l’attivazione di contratti, schede o servizi telefonici non richiesti dagli utenti e per evitare le telefonate di disturbo.

In particolare, veniva stabilito che i gestori telefonici e call center devono contattare persone solo se queste hanno manifestato un preventivo consenso a ricevere chiamate e comunicazioni promozionali (consenso indicato da appositi simboli sugli elenchi telefonici); devono sempre spiegare agli interessati da dove sono stati estratti i dati personali che li riguardano; devono rispettare la volontà degli utenti di non essere più disturbati con offerte promozionali. Gli utenti possono comunque esigere di far cancellare i loro dati dal data base del call center nel quale siano stati indebitamente inseriti.
 
Sulla base delle segnalazioni pervenute, ma anche del monitoraggio effettuato dalla stessa Autorità in questi mesi, non risulta tuttavia che il fenomeno si sia significativamente ridotto.

Il Garante Privacy ha deciso pertanto di intraprendere un’articolata serie di nuovi interventi. Innanzitutto proseguirà sulla strada delle sanzioni amministrative nei casi di violazione, dopo le 20 sanzioni applicate di recente. Avvierà poi, in collaborazione con la Guardia di Finanza, accertamenti ispettivi. E, nei casi in cui emergesse che società telefoniche e call center raccolgono dati in violazione delle norme o contattano utenti in modo illecito (specie quando sia stata registrata la loro volontà di non esser più disturbati), l’Autorità adotterà anche provvedimenti di divieto del trattamento dei dati.

 

Quei dossier sugli ex utenti Telecom

Quei dossier sugli ex utenti Telecom

http://zeusnews.it

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L’ex monopolista aveva accesso ai dati degli utenti passati ad altri operatori. Non era un’invasione della privacy, ma piuttosto una condotta anticoncorrenziale.

Oggi la prima pagina del quotidiano “La Repubblica” dà ampio risalto alla sentenza in cui Telecom Italia, trascinata da Fastweb in tribunale per pratiche distorsive della concorrenza, è stata riconosciuta colpevole di avere costituito dei dossier sugli utenti passati a Fastweb, per cercare di recuperarli con offerte perfettamente aderenti ai loro consumi.
I dati pubblici, come quelli ricavabili da banche dati delle Camere di Commercio su solvibilità e stato patrimoniale e dati “riservati” sul traffico telefonico, disponibili presso la divisione Rete di Telecom Italia, separata contabilmente e organizzativamente dalla divisione commerciale, per decisione dell’Authority non dovrebbero essere conoscibili da parte dei venditori e dei call center per operazioni commerciali.

Più che una minaccia alla privacy, si tratta quindi di una condotta anticoncorrenziale, severamente stigmatizzata dall’Authority, che aveva già comminato pesanti sanzioni a Telecom Italia, su forte pressione dei concorrenti.

Non è da confondere quindi con le indagini sul “caso Tavarnoli”, l’ex dirigente a capo della security Pirelli-Telecom Italia, da poco licenziatosi; Tavarnoli, pur controllando il centro di supporto delle intercettazioni legali, formalmente ordinate dalla magistratura, avrebbe ordinato a un istituto di vigilanza privata intercettazioni telefoniche illegali su politici e imprenditori.

Per questo motivo Tavarnoli è oggetto di un’indagine giudiziaria che potrebbe riguardare anche esponenti del mondo del calcio, per conto dei dirigenti dell’Inter, di cui Tronchetti Provera è uno dei principali azionisti.

Si tratta di due piste diverse: quella delle indagini su Tavarnoli attiene ai rischi di una centrale così potente, a metà tra legalità e illegalità, in mano a uomini poco scrupolosi e per finalità antidemocratiche inquietanti, su cui la magistratura deve fare piena luce.

Il caso delle “schedature sui clienti” pone invece nuovamente l’opportunità della separazione, sul modello inglese, di rete e mercato, scorporando la Rete Telecom, come da anni chiedono i provider alternativi e importanti analisti e osservatori delle questioni delle Tlc.

Separare la rete ed evitare che l’ex monopolista impedisca ai suoi concorrenti l’accesso all’internet2, sul modello anche di quello che è avvenuto nel settore dell’energia con la separazione della produzione dalla distribuzione o nei trasporti tra rete ferroviaria e Trenitalia, rimasta sulla carta per la mancanza di concorrenza reale.

Il tema dello scorporo si porrà anche al nuovo Governo, diviso tra liberisti radicali (pronti a imporre la separazione), nazionalprotezionisti (preoccupati di indebolire una grande impresa italiana già molto vulnerabile finanziariamenre) e un partito filo-Telecom molto potente e trasversale, perché molto presente anche nella destra.

Privacy: alberghi e clienti, tutela dati personali

Privacy: alberghi e clienti, tutela dati personali

http://intrage.it
 
I gusti, le abitudini, i tempi di pernottamento dei clienti “schedati” e custoditi per conoscere meglio e anticipare le loro richieste. I dati sensibili raccolti all’insaputa degli interessati, che né al loro arrivo in albergo né al momento di aderire ad un programma di fidelizzazione, venivano adeguatamente informati dell’uso che sarebbe stato fatto dei dati inseriti nei moduli che avevano compilato. Per poi rendersi conto di tale modalità illecita soltanto quando, in caso di successivi soggiorni, venivano proposti servizi analoghi a quelli già richiesti oppure arrivava a casa pubblicità. Il Garante della Privacy ha condannato la condotta scorretta di una grande catena alberghiera italiana, che non solo utilizzava scorrettamente i dati personali per fornire i servizi richiesti, ma anche per definire i “profili” dei clienti allo scopo di proporre servizi mirati in caso di ulteriori visite e per trasmetterli ad altre società (società di noleggio, compagnie aeree). Il provvedimento dell’Autorità, che ha predisposto alla catena alberghiera nuove modalità per il trattamento dei dati, costituisce un segnale forte della nuova fase di azione che l’Autorità ha avviato svolgendo un’attività ispettiva programmata e finalizzata a estendere la difesa dei diritti dei cittadini anche al concreto e incisivo controllo del rispetto delle norme e dei provvedimenti del Garante, a cominciare dai settori di attività che più direttamente e immediatamente incidono sugli utenti di grandi comparti di servizi.

 

 
 I gusti, le abitudini, i tempi di pernottamento dei clienti “schedati” e custoditi per conoscere meglio e anticipare le loro richieste. I dati sensibili raccolti all’insaputa degli interessati, che né al loro arrivo in albergo né al momento di aderire ad un programma di fidelizzazione, venivano adeguatamente informati dell’uso che sarebbe stato fatto dei dati inseriti nei moduli che avevano compilato. Per poi rendersi conto di tale modalità illecita soltanto quando, in caso di successivi soggiorni, venivano proposti servizi analoghi a quelli già richiesti oppure arrivava a casa pubblicità. Il Garante della Privacy ha condannato la condotta scorretta di una grande catena alberghiera italiana, che non solo utilizzava scorrettamente i dati personali per fornire i servizi richiesti, ma anche per definire i “profili” dei clienti allo scopo di proporre servizi mirati in caso di ulteriori visite e per trasmetterli ad altre società (società di noleggio, compagnie aeree). Il provvedimento dell’Autorità, che ha predisposto alla catena alberghiera nuove modalità per il trattamento dei dati, costituisce un segnale forte della nuova fase di azione che l’Autorità ha avviato svolgendo un’attività ispettiva programmata e finalizzata a estendere la difesa dei diritti dei cittadini anche al concreto e incisivo controllo del rispetto delle norme e dei provvedimenti del Garante, a cominciare dai settori di attività che più direttamente e immediatamente incidono sugli utenti di grandi comparti di servizi.

 
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MARKETING DIRETTO: PRIVACY ED ELENCHI TELEFONICI

PRIVACY E MARKETING DIRETTOMARKETING DIRETTO: PRIVACY ED ELENCHI TELEFONICI

tratto da www.club-cmmc.it

La natura degli elenchi telefonici è mutata. Molti elenchi sono disponibili in forma cartacea. Sono completati con numeri di telefonia mobile. Tutti sono disponibili on-line. E’ riportato il consenso alla pubblicità attraverso due simboli, che attestano la volontà dell’interessato: - di ricevere materiale di carattere promozionale presso il proprio indirizzo o - di ricevere chiamate di natura pubblicitaria e promozionale.

Direttiva n.2002/58/Ce, attuata in Italia con art. 129 ottobre 2003, n. 306

Uso di data base aziendali per direct marketing: Possibilità di continuare ad utilizzare lecitamente i dati già presenti in elenchi telefonici e riversati in altri archivi (ad esempio data base aziendali). La nuova disciplina, introdotta com il provvedimento del Garante del 15 luglio 2004, si riferisce a tutti gli elenchi di abbonati telefonici in qualunque forma realizzati. In tutti questi casi deve ritenersi necessario rispettare le medesime manifestazioni di volontà. Ma la norma non riguarda i dati personali estratti da vecchi elenchi e registrati in banche dati nelle quali siano inserite anche altre informazioni provenienti da fonti diverse. Tutto ciò sempre nel rispetto degli obbighi di informativa di cui all’art. 13 del Codice e dell’eventuale oppoposizione degli interessati che abbiano chiesto di non ricevere più materiale pubblicitario o promozionale.

Attività per finalità sociale: le organizzazioni Onlus, ad esempio per attività di raccolta fondi, possono disporre delle liste elettorali, disciplinate dal d.P.R. n. 223/1967, purchè le stesse vengano utilizzate per il perseguimento di finalità di carattere socio-assistenziale o per il perseguimento di un interesse colletivo o diffuso (cfr. art. 51, d.P.R. n. 223/1967, come modificato dall’art. 177 del Codice).

Addio Privacy

Addio privacy
L’ennesimo sistema che permette il tracciamento dei flussi di persone

http://fantascienza.com

Come funziona il PathIntelligence

Si chiama PathIntelligence, ed è l’ennesimo sistema che permetterà a società di marketing e, soprattutto, ai negozianti dei centri commerciali, di analizzare e comprendere il flusso dei visitatori (e spesso probabili acquirenti) di musei (e fin qui nulla di ridire), vaste zone industriali, centri commerciali, qualsiasi altro luogo d’interesse visitabile da potenziali clienti. E’ uno strumento che farà la gioia dei venditori, che li aiuterà a trasformare qualsiasi luogo in un deprimente scenario dove a farla da padrone sarà soltanto l’attitudine a vendere qualsiasi oggetto, fosse pure aria fritta.

Il funzionamento di PathIntelligence è semplice: tramite la triangolazione delle celle che assicurano la comunicazione dei cellulari, sarà possibile conoscere di ogni cliente in quale punto del centro commerciale si ferma, dove entra, dove acquista, a quale ora e da cosa è stato attratto. Stiamo parlando di un infernale strumento nelle mani dei venditori, ed è quanto basta per farci tremare le mani. La soluzione? Togliete le batterie ai cellulari quando siete in quei luoghi.

Ansia da privacy

Ansia da privacy

articolo di Carlo Giacobbini

http://mobilita.com

Sarà capitato anche a voi di cercare un taxi in una grande città (italiana) durante una giornata di pioggia. Una dura prova per la vostra pazienza e la vostra caparbietà. Avrete allora certamente notato come, ultimamente, prima delle consuete moleste melodie, un messaggio preregistrato vi avverta che i vostri dati personali saranno utilizzati esclusivamente per lo svolgimento del servizio.
Ma quali dati? Il vostro numero di telefono? O l’equivoca destinazione a cui siete diretti? Avete la fastidiosa sensazione che la cooperativa dei tassinari vi bisbigli: “Tranquilli… non diciamo niente a nessuno di quello che state combinando”. Quando, dopo mezz’ora, inzuppati di pioggia acida e di rancore agro, salite a bordo, il tassinaro vi rassicura: “Dotto’… nella tasca del sedile ce stà er fojo de a praivasi”. Un’amena lettura che vi terrà compagnia mentre siete incolonnati nel Grande Raccordo Anulare.
Ma va bene… è giusto: la riservatezza dei dati personali innanzitutto!
È solo che questa preoccupazione si sta trasformando in fobia, sia per chi dovrebbe esserne garantito che per chi la deve assicurare. Stiamo davvero arrivando agli eccessi opposti.
Eppure continua ad accadere che all’ora di cena, nell’agognata quiete della propria casa, arrivino le più scoccianti telefonate che offrono importunamene viaggi, corsi di inglese e informatica, trattamenti di bellezza, proposte di abbonamenti a linee telefoniche superveloci a zero costi, a zero canone, a zero scatti alla risposta. E il paese dei balocchi entra felpato a casa vostra senza nemmeno bussare. Si chiama telemarketing.
Ma la privacy è garantita. Qualsiasi cosa firmiate reca in calce una garanzia, una richiesta di autorizzazione e la meravigliosa opportunità di essere informati su offerte commerciali che, senza meno, vi saranno gradite. Tradotto: “Firma qua e ti garantisco una farcitura giornaliera della tua cassetta delle lettere!”. Tanto poi butterete tutta quella cartaccia, compresa la bolletta dell’Enel, infidamente annidata fra due offerte pubblicitarie.
Ma la privacy è garantita. Anzi è prioritaria. È il primo documento che vi fanno firmare quando arrivate al pronto soccorso. State certi che, anche se siete in piena emorragia, troverete una solerte infermierina che vi insegue incalzante per farvi firmare la liberatoria sulla privacy. E se non firmo? Mi lasci morire dissanguato? Ve la faranno sottoscrivere nuovamente in reparto, anche se siete allettati in un frequentato corridoio anziché in una delle stanze stipate di malati.
Ma state tranquilli: da quel momento la vostra privacy sarà rigorosamente e religiosamente preservata. Auguratevi solo che i vostri parenti e i vostri amici sappiano esattamente in quale reparto vi trovate, perché nessuno glielo può dire. Dato personale! Dato sensibile!
Dati sensibili atti a rilevare lo stato di salute, le idee politiche e religiose, le tendenze sessuali o personali. Tutto deve essere oscurato. Finirà che qualche paranoico, ossessionato al contrario dalla privacy, salterà sopra un tavolo da McDonald’s strepitando con occhi fuori dalle orbite: “Sono comunista, ho votato per Bertinotti, sono quacchero e gay, sono Rossi Mario, codice fiscale RSS MRR 64H17… e ho un eczema cronico!”.
Finirà che prima o poi verranno oscurati anche i nomi sulle tombe (la morte è un dato sensibile) e verranno pure “pixelate” le foto negli ovali, soprattutto se si tratta di minori. Rimarranno solo lapidi molto anodine, tipo “Visse e morì” oppure “Giace qui”.
Ma va bene. È giusto così. Il diritto alla riservatezza dei dati personali va tutelato.
Andrebbe però rispettato anche per le persone con disabilità. Eppure, al momento della domanda di accertamento di invalidità o di handicap, non viene richiesta alcuna autorizzazione, nessuna liberatoria. Nessuno chiarisce formalmente su come verranno trattati i dati personali e sensibili. Sulla fine che faranno. Non si informa del fatto che i dati vengono trasferiti, per obbligo di legge, alle associazioni storiche (ANMIC, ENS e UIC). Nessuna critica all’attività dei loro patronati, ma almeno si informi il cittadino e gli si dia l’opportunità di negare o accordare quel consenso.
Ma questo è ancora marginale rispetto a quello che accade dopo. Salvo rarissime eccezioni, i verbali emessi dalle Commissioni di accertamento recano tutte le informazioni relative a diagnosi e anamnesi dell’interessato. Quello che ha, insomma. Dati sensibili!
Eppure non sarebbe così difficile applicare la soluzione. Basterebbe emettere due verbali: uno con quei dati evidenziati, uno con gli stessi dati oscurati. Lo si fa per i certificati di malattia, perché non lo si può prevedere per la disabilità? La privacy della persona disabile vale di meno?
Quel verbale finisce nelle mani più diverse: concessionari auto, commercianti che devono applicare agevolazioni, operatori pubblici e privati, patronati, scuole, datori di lavoro. Vuoi le agevolazioni? Rinuncia alla tua privacy!
Vuoi benefici, sconti, aiuti? Sei costretto a metterti a nudo di fronte a chiunque perché quel foglio non consente alcun pudore.
Forse c’è qualcosa che non va per il verso giusto.

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