Legge privacy 675 analisi dei rischi ©CONSULENTIPRIVACY.IT 1998-2010

 

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Maggiori controlli sui cellulari che spiano

Maggiori controlli sui cellulari che spiano

I cellulari spioni sono venuti alla ribalta perché se ne parlava nelle intercettazioni dell’immobiliarista Coppola. Da quel momento tanti privati cittadini si sono improvvisati 007 ed hanno deciso di spiare amici, fidanzate/i, mogli/mariti e colleghi.

Consumatori sulla relazione del Garante Privacy sul 2006

Il Codacons ha apprezzato la relazione presentata in data 12 luglio 2007 dal Garante per la Privacy. Nella relazione si da conto dell’operato dell’anno 2006 e si fa il punto sulla situazione attuale denunciando ”l’emergenza nazionale”, ovvero la fragilità del diritto alla privacy di noi cittadini. Annunciati anche interventi su banche, assicurazioni, delle societa che gestiscono servizi pubblici come luce, acqua e gas. Secondo il Codacons uno dei problemi da affontare è la debolezza delle sanzioni ritenute troppo leggere per funzionare da deterrente.

Garante e riservatezza e sicurezza del traffico telefonico e su internet

Garante e riservatezza e sicurezza del traffico telefonico e su internet

Il Garante per la Privacy ha avviato una consultazione pubblica con Ministeri, aziende e associazioni dei consumatori al fine di determinare gli accorgimenti più adatti a garantire la sicurezza del traffico telefonico e su internet e la riservatezza sui dati personali di milioni di cittadini..

In particolare si prevede ad esempio di:

– adottare sistemi avanzati di autenticazione per gli incaricati che possono consultare i dati;

- conservare separatamente i dati detenuti per finalità di accertamento e repressione dei reati da quelli impiegati per fini ordinari, come fatturazione, statistiche, promozione;

– cancellare immediatamente i dati trascorso il tempo di conservazione determinato dalla legge, ovvero 4 anni per il traffico telefonico e 1 per il traffico internet;

- tracciare le operazione svolte dagli incaricati;

- prevedere sistemi per segnalare le anomalie di comportamento degli operatori (operazioni svolte extra orario d’ufficio, interrogazioni in quantità massicce ecc.);

- cifrare i dati del traffico in modo da proteggerli in caso di acquisizione indebita da parte di soggetti esterni;

 cifratura a protezione dei dati di traffico contro rischi di acquisizione indebita o fortuita, (es.,in caso di manutenzione degli apparati o di ordinarie operazioni da parte degli amministratori di sistema).

TV: Garante Privacy, reality in carcere rispetti detenuti

TV: GARANTE PRIVACY, REALITY IN CARCERE RISPETTI DETENUTI

Roma- (Adnkronos) – ”Una cosa e’ l’informazione sulla realta’ carceraria, tutt’altra cosa la spettacolarizzazione di situazioni di disagio”. E’ questo il concetto base della risposta del Garante della Privacy, al Ministero della Giustizia che lo aveva interpellato sul progetto di una trasmissione televisiva stile ‘reality’ da realizzare, nel carcere di Viterbo, a cura di Maurizio Costanzo per Italia 1. Sedici ore di registrazione in cella al giorno, dalle quali estrarre una puntata quotidiana di mezz’ora.

La relazione di Mauro Paissan, fatta propria dal Collegio del Garante, afferma come assoluta la tutela della dignita’ del detenuto nel rendere noti drammi e momenti del tutto privati della vita carceraria. ”Il consenso degli interessati -spiega Paissan- e’ importante, ma non e’ di per se’ sufficiente: rappresenta soltanto uno dei presupposti da tenere presente, per il quale ci si dovra’ peraltro assicurare che si tratti di una manifestazione di volonta’ realmente libera e basata su un’adeguata informazione preventiva, volta a spiegare bene anche gli effetti di una prolungata esposizione al pubblico. Occorre quindi che il Ministero valuti l’iniziativa nel suo insieme, senza limitarsi alla pur necessaria disponibilita’ dei singoli detenuti e degli altri soggetti coinvolti”.

 

Alla faccia della privacy

Alla faccia della privacy

Cassette intasate da buste colorate e bigliettini da visita: è lo spam dei politici

http://liberoblog.libero.it

 
 

di Nikoneffe

Finalmente si vota! Finalmente smetterò di ricevere buste colorate e bigliettini da visita. Finalmente nessun politico o aspirante tale mi romperà più le scatole con telefonate preregistrate, e-mail e sms. Resteranno purtroppo gli scocciatori di sempre, i call center che propongono nuove piani tariffari, stock di vini pregiati, corsi di lingue e chi più ne ha più ne metta.
Lo spam dei politici, però, è molto più fastidioso perchè ti perseguita senza sapere chi sei e come la pensi. E’ fastidioso perché sai benissimo che se tu scrivessi a loro non otterresti risposta e soprattutto irrita pensare che dietro a quell’ipocrita e fintamente amichevole “Caro signore” o peggio “Caro Gianni” si nasconde la loro affannosa corsa a poltrone e poltroncine e a lauti stipendi mal guadagnati. E’ perfino più fastidioso degli zingari ai semafori, il che è tutto dire.
Io abito a Roma, mi hanno scritto sia Veltroni che Alemanno più decine e decine di altri candidati di tutti i partiti. “Ma non c’era una legge sulla privacy?” mi sono sempre chiesto. Oggi sull’ennesima busta ho trovato la risposta, sotto forma di nota informativa:

“I dati personali utilizzati per l’invio della presente sono stati estratti da un archivio elettronico di proprietà di Postel. In tale archivio sono stati registrati negli scorsi anni dati ricavati da elenchi telefonici ed altri pubblici registri, all’epoca conoscibili da chiunque, nel rispetto della previgente normativa sulla protezione dei dati personali. Lei può opporsi al trattamento dei suoi dati rivolgendosi al responsabile del trattamento designato da Postel spa, in via Cassala, 46 – Milano”.
Che è come dire che siccome prima la legge sulla privacy in pratica non esisteva, quegli archivi restano tranquillamente sfruttabili. Mi sembra piuttosto lacunoso che il garante con la legge del 2003 non ne abbia dichiarato l’illegalità. E, premesso che il mio nome non è mai apparso su un elenco telefonico, premesso che non capisco perchè dovrei perdere tempo per contattare a Milano l’ufficio Postel, rimane il mistero del cellulare. Ho cambiato numero da poco, evidentemente la vendita dei dati personali continua indisturbata.
 

La privacy dei nostri rifiuti

privacy rifiutiLa privacy dei nostri rifiuti

dal sito www.cittadinolex.kataweb.it

Viola la privacy l’obbligo previsto da alcuni comuni di far utilizzare ai cittadini sacchetti dei rifiuti trasparenti o con etichette adesive nominative per la raccolta “porta a porta”. Lecito, invece, contrassegnare il sacchetto con un codice a barre, un microchip o con etichette intelligenti.

E’ quanto ha stabilito il Garante della Privacy in un provvedimento a carattere generale, in risposta a vari quesiti di enti locali e a numerosi reclami e segnalazioni di cittadini che lamentavano una possibile violazione della riservatezza, derivante soprattutto dalle modalità di raccolta dei rifiuti e dai controlli amministrativi, riguardo ai dati personali rilevabili attraverso i sacchetti stessi o dall’ispezione del loro contenuto.

Il Garante ha rilevato che la raccolta differenziata, prevista da specifiche norme, risponde ad un importante interesse pubblico. Ma non ha ritenuto proporzionato l’obbligo imposto da alcuni enti locali ad utilizzare sacchetti trasparenti per la raccolta “porta a porta”, perché chiunque si trovi a transitare sul pianerottolo o nell’area antistante l’abitazione può visionare agevolmente il contenuto.

Sproporzionata anche la misura che obbliga ad applicare al sacchetto targhette adesive in cui sia riportato a vista nominativo ed indirizzo della persona cui si riferiscono i rifiuti, in particolare se lasciati in strada. Invasiva è stata ritenuta anche la pratica di ispezioni generalizzate dei sacchetti. Gli organi addetti ai controlli possono procedere ad ispezioni selettive solo nei casi in cui abbiamo ragione di ritenere che i rifiuti siano stati lasciati senza osservare le norme in materia di raccolta differenziata e il cittadino non sia identificabile in altro modo. Sì, invece, a codici a barre, microchip o Rfid che consentono di delimitare l’identificabilità della persona solo nel caso in cui sia accertata la violazione delle norme sulla raccolta differenziata. In questo modo gli operatori che verificano l’omogeneità del contenuto del sacchetto (carta, vetro, plastica) non vengono a conoscenza dell’identità della persona, che rimane riservata fino alla decodifica dei codice a barre o del microchip da parte dei soggetti che applicano la sanzione.

 

Americani felici del governo spione

Americani felici del governo spione 

Dal sito http://punto-informatico.it

 

Roma – La maggioranza dei cittadini statunitensi non ha problemi ad essere spiata dalla National Security Agency , l’organo del governo che svolge funzioni d’intelligence antiterrorismo. È quanto emerge da un sondaggio “a caldo” effettuato dal Washington Post e dall’emittente televisiva ABC, in seguito all’ esplosione dello scandalo intercettazioni .

Secondo i risultati dello studio, il 63% degli intervistati si è detto favorevole alla strategia preventiva adottata dall’amministrazione Bush, che all’indomani dell’11 settembre 2001 avviò un programma segreto per tenere sotto controllo oltre 200 milioni di cittadini. Solo il 35% degli intervistati ha espresso indignazione per le intercettazioni condotte dalla NSA. Il 44% del campione rappresentativo selezionato dal Washington Post è addirittura “totalmente favorevole” e condivide le preoccupazioni del presidente Bush, convinto che si debba ledere la privacy degli americani per il bene della sicurezza nazionale.

Il 65% dei cittadini coinvolti dal sondaggio è certo che la riservatezza delle comunicazioni personali sia un diritto sacrificabile in nome della lotta senza campo al terrorismo. In definitiva, si legge in un comunicato pubblicato dall’autorevole quotidiano americano, il 51% degli americani sembra appoggiare completamente la posizione di Bush sull’argomento della privacy.

Nei giorni scorsi, a seguito di un’ inchiesta del quotidiano USA Today, la stampa statunitense ha messo a nudo il coinvolgimento dei maggiori operatori telefonici nazionali nell’intercettazione di massa. Lo spionaggio americano in chiave antiterrorismo ha finora coinvolto un numero imprecisato di persone in tutto il mondo.

A tutto questo ora si aggiungono nuove preoccupazioni, questa volta da parte dei cittadini dell’Unione Europea : come evidenzia il quotidiano svedese Sydsvenskan , l’amministrazione USA si è già mossa per tempo per garantirsi la possibilità di accedere ai dati delle comunicazioni infra-UE . Questo si deve non solo ai rapporti tra i paesi europei e gli Stati Uniti ma anche, e soprattutto, al fatto che in Europa, come noto, è in vigore la Direttiva sulla data retention che prevede sistemi di archiviazione delle informazioni sulle comunicazioni del tutto simili a quelli adottati dall’intelligence statunitense.

Di interesse segnalare come, proprio in queste ore, i colossi delle TLC statunitensi tirati in ballo nello scandalo ostentino la propria estraneità a qualsiasi operazione illegale.

 

Tra i rifiuti a Londra

Tra i rifiuti di Londra

http://internazionale.it

articolo di Francesca Sibani
In Gran Bretagna è polemica per la decisione del governo di sorvegliare i rifiuti di 500mila famiglie.

“C’è un improvviso interesse per il contenuto dei nostri bidoni della spazzatura”, avverte il quotidiano britannico The Independent in un editoriale.

“Si è scoperto infatti che in almeno 500mila contenitori per l’immondizia – che in Gran Bretagna sono riservati a una sola famiglia – sono stati inseriti dei dispositivi elettronici, delle specie di ‘cimici’, che rilevano la quantità di rifiuti prodotta da ogni abitazione registrando il numero di volte che il bidone viene svuotato. E, in futuro, potrebbe addirittura arrivare a pesare i chili di spazzatura, in vista dell’introduzione di un sistema di tassazione dei rifiuti basato sul peso. Peccato che di tutto questo le famiglie non siano state informate”.

La misura ha scatenato un acceso dibattito in tutto il paese, suscitando perplessità tra i difensori delle libertà civili. Il Guardian riferisce le obiezioni del parlamentare conservatore Andrew Pelling, secondo cui “neanche ai tempi dell’Unione Sovietica il governo s’intrometteva a tal punto nella vita privata dei cittadini. Per convincere la gente a riciclare e a non produrre troppa spazzatura bisognerebbe trovare un modo più ‘britannico’”.

Preoccupazioni condivise dal fondatore dell’organizzazione Privacy international, Simon Davies, che osserva: “I cittadini devono essere informati di questo genere di provvedimenti, perché una volta adottati non si torna indietro. Si corre inoltre il rischio che questo sistema venga sfruttato dalle autorità locali per aumentare le tasse”.

Particolarmente caustico il commento del quotidiano conservatore The Daily Telegraph: “Una volta riciclare era semplice. Uno buttava riviste e giornali nell’apposito contenitore e aveva fatto il suo dovere. Adesso la situazione è molto più complicata. A seconda del quartiere di residenza ci sono bidoni per la plastica e per i rifiuti organici, bidoni per la carta e il cartone e bidoni che invece sono solo per la carta. Se poi ci si dimentica di togliere la plastica che avvolge una lettera, il rilevatore del bidone lo scoprirà, assicurandoci una multa da 1.500 euro”.

“Riciclare una volta era una scelta volontaria”, conclude il quotidiano, “ora è un obbligo oneroso”

Telefonia e privacy: il ruolo del VoIP

Telefonia e privacy: il ruolo del VoIP

http://unioneordiniforensi.it

Le nuove tecnologie IP chiamano in causa vecchie e nuove istanze legate alla tutela della privacy dei chiamanti, mai come ora argomento scottante. Come rendere compatibile la privacy personale offerta dal VoIP con le esigenze della sicurezza pubblica?

Il VoIP e’ uno dei temi piu’ caldi e attuali del panorama tecnologico e l’abuso di intercettazioni telefoniche e’ ormai cronaca quotidiana. Il VoIP puo’ offrire strumenti di crittografia e protezione delle chiamate non disponibili facilmente a tutti con la telefonia tradizionale, ma diventa necessario coniugare esigenze di rispetto della privacy con l’importanza di fornire uno strumento efficace alle forze di polizia impegnate nella lotta contro il terrorismo ed il crimine. A questo scottante tema -rende noto un comunicato- sara’ dedicata un’intera sessione dell’ampia e articolata agenda di conferenze di VON Italy 2006, dove operatori del mondo della sicurezza, esponenti delle forze dell’ordine e istituzioni si confronteranno, in questa delicato momento, su problemi e possibili soluzioni, anche alla luce del decreto legge approvato il 22 settembre dal Consiglio dei Ministri che vieta l’utilizzo delle intercettazioni telefoniche illegali e ne impone la distruzione.

A piu’ di un mese dalla data della manifestazione la prima edizione italiana registra gia’ il tutto esaurito da parte di sponsor ed espositori. Anche nell’edizione di Roma, che ospitera’ VON, si confermano quindi i dati delle altre edizioni internazionali per un appuntamento che da dieci anni ha visto sempre trend di crescita sorprendenti, sia di pubblico, sia di societa’ presenti (+300% degli espositori negli ultimi quattro anni). A VON Italy saranno presenti oltre 40 operatori, tra sponsor ed espositori provenienti sia dall’Italia, sia da diverse nazioni europee ed extraeuropee, dagli Stati Uniti alla Gran Bretagna, dalla Francia alla Germania, da Isreale alla Lettonia, alla Svizzera. Ai grandi colossi dell’ICT, come HP, Cisco, IBM, Alcatel, Avaya, CA, -conclude la nota- si affiancano realta’ internazionali di spicco nel settore quali Estreme Networks, Nextone, AVM, Allnet e operatori italiani che considerano VON Italy un’opportunita’ per consolidare e ampliare la propria presenza sul mercato nazionale, ma anche per espandere il proprio business a nuovi mercati come quello mediterraneo.

La privacy,bene comune

La privacy, bene comune
Roberto Martinelli su Il Messagero

tratto dal http://tgcom.mediaset

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Difficile dire quali potranno essere le misure più adeguate per tutelare il diritto alla riservatezza del cittadino senza mettere in discussione l’intercettazione telefonica come indispensabile strumento di indagine. Il ministro della Giustizia ha detto che sarà necessaria un’azione concorde tra parlamento e governo per cercare la soluzione più adeguata. Qualunque essa sarà, fino a quando un’ordinanza di custodia cautelare conterrà migliaia di pagine di conversazioni private tra indagati e terzi incolpevoli, non sarà facile evitarne la pubblicazione. Lo stesso Garante della Privacy ha escluso che nell’inchiesta su Vittorio Emanuele e dintorni, la divulgazione delle telefonate sia avvenuta in violazione del segreto investigativo. Ciò perché il codice stabilisce che il segreto non copre più gli atti che vengono portati a conoscenza dell’imputato. E poiché il destinatario di ogni provvedimento cautelare è proprio l’imputato, ecco che la “discovery” giornalistica diventa “legittima” o quasi.

Esistono tuttavia dei limiti entro i quali il giornalista deve restare per non violare il diritto alla riservatezza del singolo e, di conseguenza, il codice della privacy. Nei giorni scorsi il Garante ha fissato dei precisi paletti e ha ricordato che occorre far riferimento all’interesse pubblico della notizia, all’essenzialità dell’informazione, al rispetto della dignità della persona, alla tutela della sfera sessuale, eccetera. E ha invitato editori e Ordine dei giornalisti a conformarsi al dettato del codice che tutela i dati personali. Il Guardasigilli ritiene invece che sarebbe opportuno introdurre sanzioni pecuniarie a carico di quelle testate giornalistiche che pubblicano atti coperti dal, segreto di indagine o comunque dal segreto d’ufficio. Ovviamente l’Ordine nazionale dei giornalisti ha detto no a nuove leggi che limiterebbero il diritto di cronaca in una materia, quella delle intercettazioni, che rientra nell’applicazione dei codici già esistenti. Fin qui i diversi punti di vista, peraltro scontati, che renderanno problematica la soluzione di un problema che rischia davvero, come ha detto il ministro della Giustizia, di diventare una “questione democratica”.

Non a caso, infatti, egli ha rilevato come il fenomeno delle intercettazioni telefoniche abbia assunto aspetti paradossali. E non solo per quanto riguarda le richiestedi ascolto che sono passate dalle 31 mila del 2001 alle 132 mila dell’anno scorso, con ben 178 mila decreti di autorizzazione. Ma anche per la mancanza di qualsiasi controllo di sicurezza degli uffici giudiziari soprattutto per quanto riguarda i sistemi informatici, in alcuni casi facilmente “intercettabili “. Se si vuole evitare che la situazione degeneri davvero, occorre prima di tutto definire per quali ipotesi di reato è possibile utilizzare lo strumento dell’intercettazione e per quali invece non è consentito. Non si può continuare ad intercettare indiscriminatamente, se si hanno a cuore davvero le esigenze della giustizia. Ben vengano quindi nuove norme per regolare la materia, ma si faccia in modo che, senza limitare i poteri della pubblica accusa, l’ascolto (non solo telefonico) di conversazioni private non venga considerato un mezzo di prova ma costituisca lo spunto per approfondire l’indagine. Se così fosse, il problema sarebbe bello che risolto perché sarebbe superfluo inzeppare i provvedimenti cautelari di migliaia e migliaia di telefonate che spesso non hanno nulla a che vedere con il reato ipotizzato.

Senza contare che questi verbali vengono in gran parte raccolti e trascritti da impianti privati, ai quali la Cassazione ha recentemente riconosciuto piena legittimazione. E ciò da quando i tradizionali centri di ascolto di polizia, carabinieri e guardia di finanza non sono stati più in grado di far fronte alle richieste dei magistrati. E chissà se l’aver affidato ai privati questa funzione non abbia fatto da moltiplicatore nell’uso di uno strumento di indagine che nel 2005 è costato qualcosa come 600 miliardi delle vecchie lire.

 

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