Legge privacy 675 analisi dei rischi ©CONSULENTIPRIVACY.IT 1998-2006

 

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Maggiori controlli sui cellulari che spiano

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I cellulari spioni sono venuti alla ribalta perché se ne parlava nelle intercettazioni dell’immobiliarista Coppola. Da quel momento tanti privati cittadini si sono improvvisati 007 ed hanno deciso di spiare amici, fidanzate/i, mogli/mariti e colleghi.
I cellulari spia sono telefonini modificati in cui è stato installato un software in grado di controllare telefonate in entrata ed uscita, sms, posizione del controllato e capace anche di trasformare il telefono della persona controllata in un microfono che si attiva con una chiamata muta del controllante.
Parecchio invasivo eh? Vendita e acquisto dei questi cellulari non sono illecite, illecito può essere l’uso che ne viene fatto (in tal caso è prevista la reclusione fino a 4 anni, vedi art. 615 del codice penale).
Il Garante corre ai ripari, proponendo di considerare questi cellulari spioni come “armi”, ovvero di regolamentarne l’acquisto, prevedendo che chi compra un cellulare modificato debba fornire i suoi dati al fine di prevenire il compimento di illeciti.

Consumatori sulla relazione del Garante Privacy sul 2006

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Underworld Shoot on Sight download Il Codacons ha apprezzato la relazione presentata in data 12 luglio 2007 dal Garante per la Privacy. Nella relazione si da conto dell’operato dell’anno 2006 e si fa il punto sulla situazione attuale denunciando ”l’emergenza nazionale”, ovvero la fragilità del diritto alla privacy di noi cittadini. Annunciati anche interventi su banche, assicurazioni, delle societa che gestiscono servizi pubblici come luce, acqua e gas. Secondo il Codacons uno dei problemi da affontare è la debolezza delle sanzioni ritenute troppo leggere per funzionare da deterrente.whitesnake 1987 Blue Collar movie download

Garante e riservatezza e sicurezza del traffico telefonico e su internet

Garante e riservatezza e sicurezza del traffico telefonico e su internet

Il Garante per la Privacy ha avviato una consultazione pubblica con Ministeri, aziende e associazioni dei consumatori al fine di determinare gli accorgimenti più adatti a garantire la sicurezza del traffico telefonico e su internet e la riservatezza sui dati personali di milioni di cittadini..

In particolare si prevede ad esempio di:

- adottare sistemi avanzati di autenticazione per gli incaricati che possono consultare i dati;
- conservare separatamente i dati detenuti per finalità di accertamento e repressione dei reati da quelli impiegati per fini ordinari, come fatturazione, statistiche, promozione;
- cancellare immediatamente i dati trascorso il tempo di conservazione determinato dalla legge, ovvero 4 anni per il traffico telefonico e 1 per il traffico internet;
- tracciare le operazione svolte dagli incaricati;
- prevedere sistemi per segnalare le anomalie di comportamento degli operatori (operazioni svolte extra orario d’ufficio, interrogazioni in quantità massicce ecc.);
- cifrare i dati del traffico in modo da proteggerli in caso di acquisizione indebita da parte di soggetti esterni;
 cifratura a protezione dei dati di traffico contro rischi di acquisizione indebita o fortuita, (es.,in caso di manutenzione degli apparati o di ordinarie operazioni da parte degli amministratori di sistema).

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Call center e privacy dei cittadini

Call center e privacy dei cittadini

da un comunicato stampa del Garante Privacy del 28 dicembre 2006

Sono numerosi i cittadini che si rivolgono al Garante per lamentare l’offerta di servizi e prodotti prevalentemente da parte di società telefoniche (linee veloci Internet, segreterie telefoniche, tariffe particolari, instradamento automatico della linea verso altro operatore), o che protestano per i continui disturbi arrecati alla loro vita privata da call center che li contattano, spesso negli orari meno opportuni, per proporre offerte commerciali.

Dopo una serie di interventi e l’indicazione delle regole per i nuovi elenchi telefonici, per arginare il fenomeno il Garante ha da ultimo adottato, nel marzo di quest’anno, un provvedimento a carattere generale con il quale ha prescritto ai gestori telefonici di attuare, entro maggio, specifiche misure per contrastare prassi illegittime come appunto l’attivazione di contratti, schede o servizi telefonici non richiesti dagli utenti e per evitare le telefonate di disturbo.

In particolare, veniva stabilito che i gestori telefonici e call center devono contattare persone solo se queste hanno manifestato un preventivo consenso a ricevere chiamate e comunicazioni promozionali (consenso indicato da appositi simboli sugli elenchi telefonici); devono sempre spiegare agli interessati da dove sono stati estratti i dati personali che li riguardano; devono rispettare la volontà degli utenti di non essere più disturbati con offerte promozionali. Gli utenti possono comunque esigere di far cancellare i loro dati dal data base del call center nel quale siano stati indebitamente inseriti.
 
Sulla base delle segnalazioni pervenute, ma anche del monitoraggio effettuato dalla stessa Autorità in questi mesi, non risulta tuttavia che il fenomeno si sia significativamente ridotto.

Il Garante Privacy ha deciso pertanto di intraprendere un’articolata serie di nuovi interventi. Innanzitutto proseguirà sulla strada delle sanzioni amministrative nei casi di violazione, dopo le 20 sanzioni applicate di recente. Avvierà poi, in collaborazione con la Guardia di Finanza, accertamenti ispettivi. E, nei casi in cui emergesse che società telefoniche e call center raccolgono dati in violazione delle norme o contattano utenti in modo illecito (specie quando sia stata registrata la loro volontà di non esser più disturbati), l’Autorità adotterà anche provvedimenti di divieto del trattamento dei dati.

 

Symantec privacy e truffe on line, in aumento con il phishing

Symantec privacy e truffe on line, in aumento con il phishing

dal sito www.assodigitale.it 

Preoccupante aumento del fenomeno del Phishing nel mondo: secondo il rapporto Internet Security Threat, realizzato da Symantec, in sei mesi i tentativi di phishing sono aumentati di circa il doppio, causando problemi non di poco conto in tutto il mondo dal momento che ogni messaggio può raggiungere centinaia di migliaia di destinatari. Secondo Symantec, infatti, sono stati inviati più di 157.000 messaggi unici di phishing in tutto il mondo nella prima metà del 2006 e si registra un aumento dell’81% rispetto agli ultimi sei mesi del 2005. “Il crimine organizzato su Internet esiste ed è interessato alle attività di phishing. Cerca di colpire gli utenti a casa, che sono diventati l’anello più debole della catena”, ha detto il ricercatore Ollie Whitehouse. “Per fare questo, setacciano siti di socializzazione e siti personali. Al momento, quasi tutti hanno lasciato un’impronta digitale che può essere sfruttata”, ha aggiunto Whitehouse. A ciò si aggiunge il fatto che i phishers sono diventati sempre più abili e le loro tecniche sempre più sofisticate al punto da superare i filtri antispam e i meccanismi di difesa presenti sui computer degli utenti e delle aziende. “Le nuove minacce online sono molto più maligne, oltre a essere in grado di sfruttare ogni opportunità”, ha dichiarato Enrique Salem, presidente dell´area consumer di Symantec. “Durante i mondiali di calcio circolava una gran quantità di phishing email in cui si chiedeva un´iscrizione in cambio di un biglietto. Ma era solo una truffa, ideata per carpire dati sensibili, nome, password e numero di carta di credito per poi rivenderli, magari dall´altra parte del mondo. Per questo, la metà gli utenti del web non si sente sicura quando invia i propri dati in rete”. “Con il veloce sviluppo di nuove tecnologie, come la banda larga”, ha continuato Salem, “le aziende che si occupano di sicurezza hanno cambiato strategie. Anni fa, agli esordi dell’industria per la sicurezza informatica, la preoccupazione maggiore era quella di proteggere materialmente i computer. Norton Utilities era stato costruito intorno all´idea: Come posso ritrovare i file danneggiati?. Poi sono arrivati i virus. Qualche anno fa, grandi epidemie di virus informatici hanno avuto molta visibilità: erano attacchi di massa, senza un target preciso. Con la banda larga, che ci permette di avere una connessione ininterrotta, il pericolo è molto più indirizzato al furto dei dati personali a scopo di profitto”. Il fatto è , ha concluso Salem, “non abbiamo bisogno solo di proteggere i nostri computer, ma anche le nostre azioni, ciò che facciamo elettronicamente, come ad esempio eseguire online transazioni commerciali. Rappresentano comunque un pericolo anche l´istant messaging o le chat, considerati da molti come un gioco, senza contare le preoccupazioni per quello che possono fare i figli online. Chi c´è dall´altra parte della rete? Potrebbe nascondersi un potenziale predatore, un pedofilo”.

Passaporti Rfid e privacy, affidabili?

passaportoPassaporti Rfid e privacy, affidabili?

I passaporti elettronici stanno mostrando già le prime crepe, sollevando interrogativi sull’affidabilità e la tutela della privacy. Il Dipartimento di Stato americano ha ammesso che la lettura dei chip RFID nei passaporti mostra una percentuale di errore dal 27% al 43% in più rispetto a prima. Infine il Guardian ha scritto un reportage in cui si dimostra come i dati sensibili oggi siano alla portata di chiunque, grazie alle nuove tecnologie non adeguatamente coperte. I sistemi di cifratura avanzata non proteggono le informazioni sui chip, ma soltanto la lettura dell’Rfid. 

Dagli hackers un libro denuncia su Google sulla ‘Privacy collettiva’ e altro

Dagli hacker un libro denuncia su Google sulla ‘Privacy collettiva’ e altro

http://repubblica.it

E’ il numero uno, non ha concorrenti, ai suoi dipendenti concede il venti per cento del tempo lavorativo per sviluppare quello vogliono. Google è questo, ma non solo. Negli ultimi anni, attraverso il suo complesso sistema di reclutamento, rigorosamente online, sta attirando a sé i migliori programmatori di tutto il mondo. E il movimento hackers, riunito a Parma per l’annuale Hackmeeting fino al 3 settembre, lo sa. Tanto da aver iniziato una lenta ma inesorabile retromarcia, a cominciare con l’autocritica.

Già, perché se Google è diventato quello che tutti conosciamo è anche grazie a loro. Che lo hanno inneggiato, ammirato, contemplato quasi. Che si sono compiaciuti quando Larry Page, il cofondatore insieme a Sergey Brin della Google Inc., ha confessato che il primo logo del più famoso motore di ricerca era stato fatto grazie a Gimp, ovvero la versione open source del commercialissimo Photoshop.

Ma non è più così. I tempi cambiano. E forse, fra qualche anno, ci si accorgerà della parabola discendente che Google, proprio lui, l’innovativo e sempre più indispensabile Google, sta percorrendo. Almeno questo è quanto pensa la comunità hacker riunita sotto la sigla di Ippolita che, in occasione del 9° Hackmeeting italiano, ha presentato in anteprima la sua ultima fatica: il libro “The dark side of Google” in uscita per Feltrinelli alla fine dell’anno.

Una ricerca durata più di un anno, in cui vengono ripercorse le scelte, le idee, i segreti, ma soprattutto le conseguenze e i rischi del successo di Google. Dal primo vagito del 1998 fino ad oggi, analizzando tutti i servizi che il gioiello di Mountain View ha via via sfornato. Come Gmail, il servizio di posta elettronica di posta elettronica annunciato e poi offerto nel 2004. “Quello che nessun utente sa, o meglio non vuole sapere”, dicono i partecipanti alla comunità Ippolita, “è sotto gli occhi di tutti: i nostri dati, le email che usiamo, ciò che scriviamo, vengono archiviati ed elaborati da Google per ricavarne informazioni sui gusti, gli stili, le abitudini, per poi usarli per sé o rivenderli a terzi” e aggiungono “la cosa interessante e inquietante è che a Google non interessa associare le informazioni a una persona specifica. A lui non interessa che la tal cosa sia stata scritta dalla tal persona alla tal altra. Ma interessa cosa è stato scritto, e da quanti è stato scritto. Quante volte è stato usato quel tipo di email e non un altro: a lui interessa la quantità di volte che un elemento è ripetuto, non necessariamente la relazione che quell’elemento intrattiene con gli altri. In questo modo non viola legalmente alcuna privacy individuale, semmai quella collettiva, che però non è difesa da nessuna legge. Tanto più che ogni singolo utente accetta esplicitamente l’uso che Google farà dei suoi dati”.

E chi dovrebbe difendere la privacy collettiva? “Si può solo dire che il governo americano ha più volte chiesto a Google di prendere visione dei suoi database, ma per diversi motivi, non è mai riuscito a farlo”.

“Un altro esempio? Google Desktop Search. Un piccolo software gratuito capace di cercare qualsiasi tipo di file nel computer sfruttando le potenzialità dei propri algoritmi. Ma di fatto scandagliando informazioni direttamente sul computer dell’utente”.

Non basta? Sotto accusa anche la stessa catalogazione delle pagine web. Proprio il punto forte di Google. Affermano gli autori del libro: “Google non indicizza tutte le pagine. E’ un errore crederlo, e un inganno dirlo. E’ difficile dare un percentuale delle pagine non considerate da Larry, Sergey & Co, ma un’indicazione ragionevole sta tra il 20 e il 30%”.

E non è finita qui. “Davvero Google trova quello che noi cerchiamo?” si chiede provocatoriamente la comunità Ippolita. E la risposta, altrettanto provocatoria, è: no. “Google offre la possibilità di trovare fra le prime pagine dei risultati quello che l’utente medio cerca, ma non quello che io sto cercando. Il risultato è tecnologicamente impressionante, ma porta con sé l’idea che quello che cerco sia esattamente quello che Google mi offre. Non è così. Ormai non è più Google che si adegua alle mie esigenze, ma io che mi adeguo a quelle dell’utente medio”.

Centoquaranta pagine di analisi e critica per raccontare i lati oscuri di un’icona web, un intoccabile tabu come Google, in cui trovano spazio veri e propri “mea culpa”. Come nel caso del capitolo “Sedurre gli hackers: autonomia, soldi facili, strumenti gratuiti”, ovvero come il contributo del mondo hacker abbia aiutato il successo di Google, alimentando un immaginario che Larry Page e Sergey Brin hanno brillantemente sfruttato.

E allora cosa fare? Boicottare anche l’amato motore di ricerca e tutti i suoi comodi servizi? Da Parma dicono che non è possibile. No. Quel complesso sistema di stili, tecnica, capacità e immaginario che va sotto il nome di Google si ridurrà e cambierà col tempo. Così almeno pensano gli autori, che confidano nella stanchezza ciclica che accompagna ogni successo, e su strumenti alternativi come le reti peer-to-peer, una più corretta informazione sui comportamenti del gigante, o ancora lo sviluppo di un motore di ricerca indipendente.

“Google è di fatto un monopolio”, concludono, “e il suo modello di business funziona se tale rimane, ma è fragile. Non perché esistano attualmente dei validi sostituti, ma perché gli utenti possono essere informati, diventare più consapevoli e quindi scalfire quell’immaginario che fa di Google il non plus ultra, ma su cui si basa essenzialmente il suo successo”.

Da Parma, Davide – alias la comunità Ippolita – ha lanciato quindi la sfida italiana a Golia dai piedi d’argilla. E se è vero che il movimento hacker è stato capace di anticipare le tendenze di qualche anno, allora, appuntamento al 2014, quando il sito broom.org in una sua proiezione del prossimo decennio, ha pronosticato una battaglia in tribunale tra Google e il New York Times per il dominio dell’informazione, indicando però Google, alla faccia del libero mercato e delle libertà individuali, come vincitore. Assoluto.

 

Privacy: osservanza delle regole da parte dei gestori di TLC

Privacy: osservanza delle regole da parte dei gestori di TLC

articolo di Cristina Matricardi

http://studiocataldi.it

Il Garante per la protezione dei dati personali (Newsletter del 25 luglio 2006) ha reso noto di aver completato il ciclo di ispezioni (avviate nell’ottobre dello scorso anno) per verificare l’osservanza delle regole contenute nel “Codice di deontologia e di buona condotta per i sistemi informativi gestiti da soggetti privati in tema di crediti al consumo, affidabilità e puntualità nei pagamenti”. L’Autorità ha inoltre reso noto di aver adottato provvedimenti con i quali ha prescritto ad alcune società che gestiscono i “sistemi di informazione creditizia” (Sic) misure per garantire il rispetto del codice di deontologia. Difatti, dagli accertamenti effettuati sono emerse violazioni in rapporto alla disciplina vigente, in particolare rispetto alla comunicazione di dati contenuti nel sistema di informazioni creditizie a favore di soggetti non autorizzati (in genere a vantaggio delle società telefoniche in occasione dell’attivazione di contratti di abbonamento a servizi di telefonia cd. post-pagato);all’incompletezza dell’informativa resa agli interessati; all’inadeguatezza delle misure adottate nel fornire un idoneo riscontro alle istanze di accesso ai dati personali presentate dagli interessati; all’utilizzo (in un caso) delle liste elettorali per finalità di c.d. “allarme antifrode”; il trattamento (in un caso) di dati ulteriori rispetto a quelli necessari al fine di verificare la puntualità dei pagamenti. In definitiva sono stati adottati sei distinti provvedimenti nei quali si è affermata l’illiceità trattamento dei dati provenienti dai Sic, raccolti per la diversa finalità di tutela del credito (e di contenimento del relativo rischio) e si è vietato ai gestori telefonici e ai Sic l’ulteriore trattamento di tali informazioni.
 

TV: Garante Privacy, reality in carcere rispetti detenuti

TV: GARANTE PRIVACY, REALITY IN CARCERE RISPETTI DETENUTI
Roma- (Adnkronos) – ”Una cosa e’ l’informazione sulla realta’ carceraria, tutt’altra cosa la spettacolarizzazione di situazioni di disagio”. E’ questo il concetto base della risposta del Garante della Privacy, al Ministero della Giustizia che lo aveva interpellato sul progetto di una trasmissione televisiva stile ‘reality’ da realizzare, nel carcere di Viterbo, a cura di Maurizio Costanzo per Italia 1. Sedici ore di registrazione in cella al giorno, dalle quali estrarre una puntata quotidiana di mezz’ora.

La relazione di Mauro Paissan, fatta propria dal Collegio del Garante, afferma come assoluta la tutela della dignita’ del detenuto nel rendere noti drammi e momenti del tutto privati della vita carceraria. ”Il consenso degli interessati -spiega Paissan- e’ importante, ma non e’ di per se’ sufficiente: rappresenta soltanto uno dei presupposti da tenere presente, per il quale ci si dovra’ peraltro assicurare che si tratti di una manifestazione di volonta’ realmente libera e basata su un’adeguata informazione preventiva, volta a spiegare bene anche gli effetti di una prolungata esposizione al pubblico. Occorre quindi che il Ministero valuti l’iniziativa nel suo insieme, senza limitarsi alla pur necessaria disponibilita’ dei singoli detenuti e degli altri soggetti coinvolti”.

 

Alla faccia della privacy

Alla faccia della privacy

Cassette intasate da buste colorate e bigliettini da visita: è lo spam dei politici

http://liberoblog.libero.it

The Seamstress film

 
 
di Nikoneffe

Finalmente si vota! Finalmente smetterò di ricevere buste colorate e bigliettini da visita. Finalmente nessun politico o aspirante tale mi romperà più le scatole con telefonate preregistrate, e-mail e sms. Resteranno purtroppo gli scocciatori di sempre, i call center che propongono nuove piani tariffari, stock di vini pregiati, corsi di lingue e chi più ne ha più ne metta.
Lo spam dei politici, però, è molto più fastidioso perchè ti perseguita senza sapere chi sei e come la pensi. E’ fastidioso perché sai benissimo che se tu scrivessi a loro non otterresti risposta e soprattutto irrita pensare che dietro a quell’ipocrita e fintamente amichevole “Caro signore” o peggio “Caro Gianni” si nasconde la loro affannosa corsa a poltrone e poltroncine e a lauti stipendi mal guadagnati. E’ perfino più fastidioso degli zingari ai semafori, il che è tutto dire.
Io abito a Roma, mi hanno scritto sia Veltroni che Alemanno più decine e decine di altri candidati di tutti i partiti. “Ma non c’era una legge sulla privacy?” mi sono sempre chiesto. Oggi sull’ennesima busta ho trovato la risposta, sotto forma di nota informativa:
“I dati personali utilizzati per l’invio della presente sono stati estratti da un archivio elettronico di proprietà di Postel. In tale archivio sono stati registrati negli scorsi anni dati ricavati da elenchi telefonici ed altri pubblici registri, all’epoca conoscibili da chiunque, nel rispetto della previgente normativa sulla protezione dei dati personali. Lei può opporsi al trattamento dei suoi dati rivolgendosi al responsabile del trattamento designato da Postel spa, in via Cassala, 46 – Milano”.
Che è come dire che siccome prima la legge sulla privacy in pratica non esisteva, quegli archivi restano tranquillamente sfruttabili. Mi sembra piuttosto lacunoso che il garante con la legge del 2003 non ne abbia dichiarato l’illegalità. E, premesso che il mio nome non è mai apparso su un elenco telefonico, premesso che non capisco perchè dovrei perdere tempo per contattare a Milano l’ufficio Postel, rimane il mistero del cellulare. Ho cambiato numero da poco, evidentemente la vendita dei dati personali continua indisturbata.
 

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