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Pipì in città, multati i ciclisti

Pipì in città, multati i ciclisti

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http://tgcom.mediaset.it

Nasce un nuovo caso al Giro d’Italia: questa volta sotto accusa sono le multe che i corridori devono pagare per ‘eccesso di pipì’ all’interno dei centri abitati attraversati dalla corsa rosa. Dopo ogni tappa sono molte le ammende che i ciclisti subiscono per ‘comportamento irriguardoso’. Una sorta di beffa dopo aver passato quasi sei ore sulla bicicletta e aver espletato ai bordi di una strada il proprio bisogno.

Una necessità che può costare cara: al termine di ogni tappa, infatti, arriva puntuale il comunicato della giuria che punisce con delle multe quei corridori che si fermano a bordo strada nei centri abitati per espletare i loro bisogni fisiologici. Le ammende variano dai 50 ai 200 franchi svizzeri e per gli atleti non è certo un fatto piacevole. Loro, che passano tanto tempo sulla bicicletta, si fermano appena possono, quando la corsa è tranquilla oppure nei pressi del rifornimento posto generalmente a metà percorso. C’è chi preferisce farlo restando sulla sella, girando il corpo verso l’esterno della strada e liberando l’organismo ad andatura ridotta. Nessuna timidezza, nonostante manchi la cosiddetta ‘privacy’: certo è che le lamentele non mancano, soprattutto nelle emergenze. Chissà che in quelle occasioni non si possa chiudere un occhio.

 

Americani felici del governo spione

Americani felici del governo spione 

Dal sito http://punto-informatico.it

 

Roma - La maggioranza dei cittadini statunitensi non ha problemi ad essere spiata dalla National Security Agency , l’organo del governo che svolge funzioni d’intelligence antiterrorismo. È quanto emerge da un sondaggio “a caldo” effettuato dal Washington Post e dall’emittente televisiva ABC, in seguito all’ esplosione dello scandalo intercettazioni .
Secondo i risultati dello studio, il 63% degli intervistati si è detto favorevole alla strategia preventiva adottata dall’amministrazione Bush, che all’indomani dell’11 settembre 2001 avviò un programma segreto per tenere sotto controllo oltre 200 milioni di cittadini. Solo il 35% degli intervistati ha espresso indignazione per le intercettazioni condotte dalla NSA. Il 44% del campione rappresentativo selezionato dal Washington Post è addirittura “totalmente favorevole” e condivide le preoccupazioni del presidente Bush, convinto che si debba ledere la privacy degli americani per il bene della sicurezza nazionale.

Il 65% dei cittadini coinvolti dal sondaggio è certo che la riservatezza delle comunicazioni personali sia un diritto sacrificabile in nome della lotta senza campo al terrorismo. In definitiva, si legge in un comunicato pubblicato dall’autorevole quotidiano americano, il 51% degli americani sembra appoggiare completamente la posizione di Bush sull’argomento della privacy.

Nei giorni scorsi, a seguito di un’ inchiesta del quotidiano USA Today, la stampa statunitense ha messo a nudo il coinvolgimento dei maggiori operatori telefonici nazionali nell’intercettazione di massa. Lo spionaggio americano in chiave antiterrorismo ha finora coinvolto un numero imprecisato di persone in tutto il mondo.

A tutto questo ora si aggiungono nuove preoccupazioni, questa volta da parte dei cittadini dell’Unione Europea : come evidenzia il quotidiano svedese Sydsvenskan , l’amministrazione USA si è già mossa per tempo per garantirsi la possibilità di accedere ai dati delle comunicazioni infra-UE . Questo si deve non solo ai rapporti tra i paesi europei e gli Stati Uniti ma anche, e soprattutto, al fatto che in Europa, come noto, è in vigore la Direttiva sulla data retention che prevede sistemi di archiviazione delle informazioni sulle comunicazioni del tutto simili a quelli adottati dall’intelligence statunitense.

Di interesse segnalare come, proprio in queste ore, i colossi delle TLC statunitensi tirati in ballo nello scandalo ostentino la propria estraneità a qualsiasi operazione illegale.

 

Classifica degli spammers e la Cina si avvicina agli USA

Classifica degli spammers e la Cina si avvicina agli USA

dal sito www.trad8.it

L’ormai consueta sporca dozzina di sophos, azienda produttrice di antivirus, arriva implacabile.

Il primo trimestre 2006 della classfiica degli spammers più attivi al mondo vede la riconferma in prima posizione degli Stati Uniti (23.1%) a ridosso dei quali avanza prepotentemente la Cina (21.9%), l’Italia invece pur non avendo un’incidenza rilevante dimostra un incremento negativo che la dalla quindicesima posizione (1,1%) la catapulta alla tredicesima (1,57%).

La modifica dello scenario internazionale dei produttori di spam, ha visto la drastica riduzione dell’attività statunitense, attività più che dimezzata nel corso di circa due anni a causa della politica aggressiva intrattenuta dai provider, infatti gli Stati Uniti sono stati i primi ad intervenire con pene severe per la violazione della privacy insita nell’attività di spam.

Un altro dato rilevante di questa classifica si può trarre dalla suddivisione per continenti nella quale l’Asia gestisce il 42,8% del traffico mondiale affermandosi quale inedita primatista, l’Europa invece sale al 25,6% separata di soli 0,6 punti dall’ex primatista continente Nord Americano.

Rfid e privacy, a che punto siamo

Rfid e privacy, a che punto siamo

 Articolo di Massimo Negrisoli, pubblicato sul sito www.vnunet.it

Siamo alla seconda generazione del protocollo Rfid (Gen 2) e tutte le aziende che decideranno di implementare soluzioni basate sulla tecnologia dovranno pianificare la predisposizione di un sistema multi-protocollo.

L’introduzione di Gen 2 non significa infatti il ritiro e l’obsolescenza degli altri protocolli Rfid. Le etichette Gen 1 saranno ancora utilizzate nel 2007 fino all’esaurimento delle scorte. In particolare, il principale vantaggio dell’applicazione dei prodotti di seconda generazione vede un’aumentata velocità di lettura e una migliore affidabilità e consistenza dei dati. Inoltre, le nuove etichette Rfid offrono un’aumentata capacità di storage dei dati rispetto alle precedenti versioni e permettono ai retailer e ai produttori di implementare le tecnologie Rfid che meglio rispondono alle loro necessità.

Quindi la seconda generazione della tecnologia Rfid promette maggiore velocità di lettura e maggiore capienza, traducendo il tutto in maggiore flessibilità e maggiori soluzioni di utilizzo.

I chip Rfid sembrano destinati a rivoluzionare soprattutto la filiera industriale, la distribuzione e anche la vendita al dettaglio. Anche la gestione del magazzino sarà svolta in tempo reale e diventerà decisamente più efficiente. In ogni momento infatti basterà un’occhiata a un terminale per sapere con precisione tutti i materiali e i prodotti presenti a magazzino.

Un altro scenario futuribile è quello di centri commerciali nei quali a tutti i beni in vendita sono assegnati chip Rfid. Per fare la spesa i clienti dovranno semplicemente caricare la merce sul carrello e dirigersi alla cassa, la quale sarà munita di appositi lettori rfid e comunicherà la lista della spesa e il totale.

Per la tutela della privacy dei consumatori, che sicuramente non gradiranno essere cosparsi di chip in camicie, sciarpe e maglioni, si sta pensando a un sistema di auto distruzione post acquisto. Dopo l’acquisto e il passaggio in speciali zone, magari simili alle barriere anti taccheggio attuali, i chip si potrebbero disattivare permanentemente.

L’interesse verso la tecnologia e le sue potenzialità è stato confermato dall’Rfid benchmark report che segnala un numero crescente di imprese propenso a investire in risorse e servizi per l’identificazione a radio frequenza, delegandoli sempre più frequentemente in outsourcing. Recentemente infatti Unisys ha reso pubblica una indagine condotta da AberdeenGroup che ha visto coinvolti 250 executive e manager di aziende dei settori retail, beni di consumo, manifatturiero, farmaceutico, aerospaziale, della difesa e delle industrie high-tech. La ricerca è stata condotta a livello globale nel Nord America e America Latina, in Europa, nella regione dell’Asia pacifica e in Medio Oriente.

L’indagine ha rivelato che molte imprese non sono soltanto pronte a sperimentare, entro i prossimi dodici mesi, soluzioni Rfid innovative, ma si dicono disposte anche a spendere per tecnologie e servizi più del doppio di quanto fatto finora, nonostante si scontrino con il ritardo dei vendor che, per la maggior parte degli intervistati, non sono ancora in grado di offrire un adeguato supporto in questo specifico settore. Tra le aziende interpellate, infatti, solo una percentuale ridotta (meno del 15%) ritiene di poter contare su un adeguato supporto tecnologico da parte dei vendor.

Importanti produttori hanno già annunciato iniziative ad ampio raggio per realizzare l’ecosistema necessario a imporre definitivamente la tecnologia Rfid e nuove startup continuano a ricevere finanziamenti di venture capital per riempire il vuoto lasciato finora dalle grandi aziende.

Il mercato globale affronterà sfide e opportunità che andranno ben oltre l’ambito produttivo e della transportation, finora segmenti trainanti dell’Rfid. Secondo quanto rivela l’indagine, è già in corso un’ondata di sviluppi tecnici e di processi che favoriranno ulteriormente la crescita del comparto Rfid.

Nel prossimo biennio aumenteranno anche gli investimenti per l’adozione di veri e propri network Rfid, che si prevede passeranno dal 26% attuale al 46.

Clima positivo anche per il futuro del middelware Rfid. Il 40% delle aziende circa è fiduciosa e scommette che le proprie applicazioni enterprise saranno rese Rfid-ready, ossia adattate per l’applicazione all’interno di progetti Rfid. La percentuale aumenta se si prendono in considerazione solo le piccole e media imprese che, per il 70%, si dicono certe del fatto che i produttori Erp supporte Secondo gli executive e i manager che hanno partecipato alla ricerca, la tecnologia Rfid consente alle aziende di godere di un reale valore aggiunto sul business; questo anche perché il costo della tecnologia sta raggiungendo un livello tale per cui non costituisce più una barriera al Roi, nemmeno nelle iniziative di piccola portata.

La tecnologia Rfid continua a procedere per la sua strada. Ha già raggiunto quella che potremmo definire la seconda generazione e sempre più aziende sono disposte a darle fiducia e a sviluppare nuove soluzioni basate sull’Rfid . Molte sono le start up con tutti i pro e contro che questo comporta. L’abbondanza di start up dedicate alla ricerca di soluzioni e applicazioni innovative della tecnologia produrranno sicuramenete molti buoni risultati ma anche numerosi fallimenti. Si tratta comunque del naturale processo evolutivo che caratterizza ogni tecnologia che ha dimostrato sufficienti potenzialità per poter sopravvivere e svilupparsi. Alla fine, le soluzioni e le applicazioni che saranno in grado di affermarsi, saranno dotate della sufficiente robustezza per sopravvivere a lungo e delineare con precisione gli ambiti all’interno dei quali la tecnologia Rfid potrà fare la differenza.

La strada è ancora lunga e noi ogni tanto daremo un’occhiata per vedere quali sono le direzioni intraprese da una tecnologia che possiede tutte le caratteristiche per poter cambiare il futuro.

 

Bush nega invasione della privacy di civili

violazione privacyBush nega invasione della privacy di civili

tratto dal sito http://it.chinabroadcast.cn

L’11 maggio scorso, il presidente americano Bush ha pronunciato, attraverso la Casa Bianca, una dichiarazione, in cui ha negato che i dipartimenti di intelligence americani abbiano effettuato di nascosto osservazione di nascosto e investigazione della privacy dei civili comuni.

Secondo quanto riferito lo stesso giorno dal giornale “USA Today”, dopo gli attentati del ” 9 settembre”, l’Agenzia della sicurezza nazionale americana (NSA) ha iniziato a raccogliere di nascosto registrazioni telefoniche fra decine di milioni di americani attraverso le campagnie di telecommunicazione, allo scopo di elencare ogni chiamata all’interno del Paese all’estero nella banca dei dati della NSA, tuttavia quest’operazione non è stata autorizzata dal tribule competente. In proposito, lo stesso giorno Bush ha rilasciato una dichiarazione, affermando che l’intercettazione e la raccolta telefoniche mirano solamente ad “Al-Qaeda” ed ai suoi sostenitori, e i dipartimenti di intelligence non hanno effettuato l’intercettazione telefonica all’interno del Paese senza autorizzazione del tribunale.

Big Brother Awards Italia, il 20 maggio 2006 i risultati

Big Brother Awards Italia, il 20 maggio 2006 i risultati

tratto da www.punto-informatico.it

La giuria dei BBA 2006 italiani ha presentato le nomination nelle diverse categorie: tra i nomi a cui potrebbe finire l’Orwell non mancano le sorprese. Alla consegna dei premi interverrà anche Stefano Rodotà, già Garante della privacy

La lunga attesa è giunta quasi al termine: si è concluso ieri il lavoro dei giurati del Big Brother Awards Italia 2006 , che hanno vagliato le nomination inviate dal pubblico nelle ultime quattro settimane, e votato i vincitori nelle varie categorie del Premio. Come sempre, anche quest’anno i nomi della Giuria vengono rivelati solo adesso, a lavori ultimati, per evitare possibili indebite pressioni, visto il tenore nazionale e internazionale dei Big Brother Award , una manifestazione che si tiene ormai in molti paesi e che mette sull’altare quei soggetti e quelle tecnologie che hanno a vario titolo significato nell’anno precedente una minaccia per la Privacy. I giurati con un breve curriculum professionale sono elencati qui . I nomi dei vincitori nelle varie categorie verranno annunciati il 20 maggio, durante la cerimonia di assegnazione che si svolgerà a Firenze nell’ambito del convegno e-privacy 2006 .

Per creare una certa suspense sono stati annunciati i tre candidati più votati in ogni categoria :

Per la categoria Peggior azienda privata i finalisti, in ordine alfabetico, sono: - Autostrade - Telecom Italia - Trusted Computing Group

Per la categoria Peggior ente pubblico i finalisti sono: - Azienda dei Monopoli di Stato - Garante della Privacy - Parlamento italiano

Per la categoria Bocca a stivale i finalisti sono: - Thomas Hesse, presidente divisione global digital business di Sony/BMG - Enzo Mazza - FIMI (associazione antipirateria musicale) - Francesco Storace (ex ministro della salute)

Per la categoria Minaccia da una vita i finalisti sono: - Silvio Berlusconi (ex presidente del Consiglio) - Mauro Masi (presidenza del Consiglio) - Stefania Prestigiacomo (ex ministro delle pari opportunità)

Per la categoria Tecnologia più invasiva i finalisti sono: - Windows Update - Microsoft - Trusted Computing - TCG - Adsense - Google

Il premio Lamento del Popolo , destinato a chi riceve più nomination in assoluto, quest’anno non verrà assegnato perche nessun nominato si è segnalato in maniera significativa.

Il premio “positivo” Guardiano della Privacy vede invece in lizza: - A.L.C.E.I. - Associazione per la Libertà nella Comunicazione Elettronica Interattiva - Nick Mathewson - creatore di Tor e Mixminion - No1984.org - associazione anti-Trusted Computing Durante la cerimonia, il prof. Stefano Rodotà, già Garante della Privacy e vincitore del premio positivo “Guardiano della Privacy” nel 2005, ritirerà il meritato riconoscimento.

La citta' della U-Life

La città della U-Life
A New Songdo la vita degli abitanti sarà regolata dai computer

http://lastampa.it

di Ivan Fulco

Un’enorme rete di computer per realizzare l’utopia della U-Life, una vita regolata dalla tecnologia. Sarà realtà nel 2014.

Gli esperti di tecnologie informatiche l’hanno definita «Ubiquitous-Computing City», come a dire «Città dei computer in ogni luogo e in ogni momento». Al termine dei lavori di costruzione sarà grande circa 6,2 chilometri quadrati, poco più del centro storico di Roma, circa tre volte il centro di Torino, il doppio di Capri. E forse, a voler essere tecnologicamente romantici, non si troverà nemmeno più nel 2014. Siamo a New Songdo City (o meglio, nel luogo dove sorgerà), su un isola artificiale che si affaccia sulla città portuale di Incheon, a circa 30 chilometri da Seoul, in Corea del Sud. Un angolo di mondo che, tra otto anni, potrebbe viaggiare in avanti nel tempo, ritrovandosi proiettato in un futuro high-tech che, per il resto del pianeta, sarà ancora lontano qualche decennio.

È un progetto che parte da lontano, quello di New Songdo City. Un’idea che nasce nei primi Anni ‘90, per volontà della Gale International, società immobiliare Usa, ma che potrebbe benissimo appartenere a un romanzo di Isaac Asimov o William Gibson. Una città costruita da zero, pensata per offrire strutture all’avanguardia, ma soprattutto immersa in una rete informatica wireless all’interno della quale tutti i dispositivi elettronici sono in grado di dialogare tra loro. Una «Ubiquitous-Computing City», appunto. Ovvero un luogo dove la tecnologia è in grado di ridefinire lo stile di vita.

Non avranno carte di identità tradizionali, gli abitanti di New Songdo, ma card dotate di chip con tecnologia RFID (per l’identificazione in radiofrequenza), in grado di comunicare in tempo reale con i terminali presenti in strade, case, uffici o scuole. Un unico dispositivo per collegarsi in Rete, ottenere servizi o effettuare pagamenti, da utilizzare come documento, carta di credito o biglietto di ingresso universale. Scomparirà il denaro reale, rimpiazzato dalle transazioni elettroniche. L’accesso alla metropolitana o ai musei sarà gestito tramite rilevazione automatica. Il movimento delle auto sarà controllato da sensori installati ai semafori. E sarà possibile parlare in videoconferenza o accedere ai propri contenuti multimediali in qualsiasi luogo sia presente un computer.

La vita degli abitanti di New Songdo diventerà così un flusso di dati che viaggia nella Rete. Una «U-Life» ottimizzata da un sistema potenzialmente in grado di verificare in ogni momento dove si trova un abitante, quali acquisti ha fatto o quali servizi ha richiesto. Un campo di possibilità virtualmente infinito, tanto che qualcuno - come gli studenti della California State University - ha iniziato a sognare, ideando possibili applicazioni originali. Contenitori dell’immondizia in grado di identificare chi consegna bottiglie riciclabili e di accreditare la somma relativa sul suo conto elettronico. Telefoni cellulari capaci di immagazzinare i dati clinici del proprietario e di trasmetterli al medico.

Qualche perplessità per quanto riguarda la privacy? Nessun problema, risponde un funzionario: quando la qualità della vita sale, le persone tendono ad abituarsi anche ad essere osservate. Quella della privacy, d’altra parte, sembra un’ossessione più occidentale che orientale. Lo stesso ottimismo si legge nelle stime demografiche dei responsabili di New Songdo. Nel 2014 si prevede che oltre 60 mila persone risiederanno nella città del futuro coreana, mentre 300 mila lavoreranno nei suoi uffici. Ma cosa aspetta questi pionieri, in una città che nasce come centro per il business? Solo il meglio, naturalmente.

Urbanisticamente ispirata alle più importanti città occidentali (gli architetti della Kohn Pedersen Fox citano Parigi, New York, Londra e Venezia), New Songdo vuole affermarsi come una dream city a misura d’uomo. Un lungo distretto commerciale attraverserà buona parte del centro, affiancato da una rete di canali in stile veneziano. Nella zona interna si distenderà un Central Park ispirato a New York, contornato da parchi minori. L’ospedale e la scuola internazionale saranno gestiti da personale ed esperti americani. Ma la città offrirà ancora di più. Da un avveniristico centro culturale a un acquario da 120 milioni di dollari, per arrivare a un percorso di golf da 18 buche.

Ad oggi, tuttavia, New Songdo è ancora un’isola semideserta. Il primo progetto, un Centro Convegni da 120 mila metri quadrati, è in fase di costruzione dal 2004. Più recentemente sono stati avviati i lavori per le 1st World Towers, due grattacieli residenziali, e l’International School. Ma le prospettive sembrano straordinarie. Le cifre parlano di un investimento di 25 miliardi di dollari e di un piano di costruzione della durata di 10 anni. Nel 2014, quando questa Utopia in chiave tecnologica sarà realtà, si potrà tirare un primo bilancio. E capire se per quel giorno vorremo vivere una U-Life in una Ubiquitous City o, più banalmente, preferiremo il centro storico di Roma o Capri.
 

Utilizzare la risonanza magnetica per costruire una macchina della verita'

Utilizzare la risonanza magnetica per costruire una macchina della verità 

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http://kappero.com
 La ricerca della verità non è soltanto il più nobile scopo del filosofo, ma anche una cogente necessità pratica di governi, apparati giurisdizionali ed organi di sicurezza nazionale. Secondo molti scienziati statunitensi, la verità potrebbe essere rintracciabile grazie alla scansione funzionale a risonanza magnetica.

In parole povere, una precisa area del cervello di un bugiardo colto in flagrante fornisce una particolare risposta: l’irrorazione sanguigna aumenta ed il volume ingrossa, lasciando tecnicamente allo scoperto il Pinocchio di turno. Questo particolare tipo di esame cerebrale, infatti, tiene conto in tempo reale dell’attività delle varie zone del cervello, ciascuna associata ad una diversa funzione mentale.

Alla Cephos Corporation, una giovane azienda negli Stati Uniti, hanno perciò pensato di utilizzare la risonanza magnetica per costruire una insolita ed inquietante macchina della verità. In pratica, i soggetti in esame vengono sottoposti ad una risonanza magnetica funzionale mentre rispondono a determinate domande chiuse: basta un sì, oppure il suo contrario, ed i tecnici di Cephos garantiscono un grado d’accuratezza pari al 90%.

“L’attività della Cephos coinvolge circa 61 ricercatori di varie università del South Carolina ed è il più grande studio empirico sull’uso della scansione a risonanza magnetica per smascherare i bugiardi”, sostengono i portavoce dell’azienda. Malcom Ritter, corrispondente scientifico dell’agenzia Associated Press, si è sottoposto in prima persona al test ed è rimasto sbalordito dai “risultati quasi incredibili”.
 

I più affezionati alle storie di fantascienza ricorderanno vagamente il test Voigt-Kampf di Blade Runner, ma non c’è da rimanere sorpresi: questo tipo di test viene già utilizzato, seppur in via sperimentale, in ambito forense e governativo - per l’interrogazione di sospetti e per eseguire controlli di sicurezza in particolari situazioni critiche.

“Di questo passo”, garantiscono gli scienziati, “possiamo ottenere macchine della verità capaci di fornire responsi di precisione quasi totale”. Qualcuno si preoccupa: “E’ stato violato l’ultimo santuario della privacy”, sostiene Hank Greely, direttore del centro studi giuridici e bioetici dell’Università di Stanford.

“Siamo ormai giunti a toccare i contenuti della nostra mente”, attacca Greely, “e dovremmo seriamente fermarci e riflettere sulla portata di questa applicazione di una tecnologia, peraltro, nota e diffusa ovunque”. I portavoce di Cephos si difendono: “La nostra invenzione non viola alcun diritto fondamentale dell’uomo”, sostengono, “perché innanzitutto non è possibile eseguire il test se non con il consenso del soggetto in esame”.
 

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