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Pipì in città, multati i ciclisti

http://tgcom.mediaset.it

Nasce un nuovo caso al Giro d’Italia: questa volta sotto accusa sono le multe che i corridori devono pagare per ‘eccesso di pipì’ all’interno dei centri abitati attraversati dalla corsa rosa. Dopo ogni tappa sono molte le ammende che i ciclisti subiscono per ‘comportamento irriguardoso’. Una sorta di beffa dopo aver passato quasi sei ore sulla bicicletta e aver espletato ai bordi di una strada il proprio bisogno.

Una necessità che può costare cara: al termine di ogni tappa, infatti, arriva puntuale il comunicato della giuria che punisce con delle multe quei corridori che si fermano a bordo strada nei centri abitati per espletare i loro bisogni fisiologici. Le ammende variano dai 50 ai 200 franchi svizzeri e per gli atleti non è certo un fatto piacevole. Loro, che passano tanto tempo sulla bicicletta, si fermano appena possono, quando la corsa è tranquilla oppure nei pressi del rifornimento posto generalmente a metà percorso. C’è chi preferisce farlo restando sulla sella, girando il corpo verso l’esterno della strada e liberando l’organismo ad andatura ridotta. Nessuna timidezza, nonostante manchi la cosiddetta ‘privacy’: certo è che le lamentele non mancano, soprattutto nelle emergenze. Chissà che in quelle occasioni non si possa chiudere un occhio.

 

La citta' della U-Life

La città della U-Life
A New Songdo la vita degli abitanti sarà regolata dai computer

http://lastampa.it

di Ivan Fulco

Un’enorme rete di computer per realizzare l’utopia della U-Life, una vita regolata dalla tecnologia. Sarà realtà nel 2014.

Gli esperti di tecnologie informatiche l’hanno definita «Ubiquitous-Computing City», come a dire «Città dei computer in ogni luogo e in ogni momento». Al termine dei lavori di costruzione sarà grande circa 6,2 chilometri quadrati, poco più del centro storico di Roma, circa tre volte il centro di Torino, il doppio di Capri. E forse, a voler essere tecnologicamente romantici, non si troverà nemmeno più nel 2014. Siamo a New Songdo City (o meglio, nel luogo dove sorgerà), su un isola artificiale che si affaccia sulla città portuale di Incheon, a circa 30 chilometri da Seoul, in Corea del Sud. Un angolo di mondo che, tra otto anni, potrebbe viaggiare in avanti nel tempo, ritrovandosi proiettato in un futuro high-tech che, per il resto del pianeta, sarà ancora lontano qualche decennio.

È un progetto che parte da lontano, quello di New Songdo City. Un’idea che nasce nei primi Anni ‘90, per volontà della Gale International, società immobiliare Usa, ma che potrebbe benissimo appartenere a un romanzo di Isaac Asimov o William Gibson. Una città costruita da zero, pensata per offrire strutture all’avanguardia, ma soprattutto immersa in una rete informatica wireless all’interno della quale tutti i dispositivi elettronici sono in grado di dialogare tra loro. Una «Ubiquitous-Computing City», appunto. Ovvero un luogo dove la tecnologia è in grado di ridefinire lo stile di vita.

Non avranno carte di identità tradizionali, gli abitanti di New Songdo, ma card dotate di chip con tecnologia RFID (per l’identificazione in radiofrequenza), in grado di comunicare in tempo reale con i terminali presenti in strade, case, uffici o scuole. Un unico dispositivo per collegarsi in Rete, ottenere servizi o effettuare pagamenti, da utilizzare come documento, carta di credito o biglietto di ingresso universale. Scomparirà il denaro reale, rimpiazzato dalle transazioni elettroniche. L’accesso alla metropolitana o ai musei sarà gestito tramite rilevazione automatica. Il movimento delle auto sarà controllato da sensori installati ai semafori. E sarà possibile parlare in videoconferenza o accedere ai propri contenuti multimediali in qualsiasi luogo sia presente un computer.

La vita degli abitanti di New Songdo diventerà così un flusso di dati che viaggia nella Rete. Una «U-Life» ottimizzata da un sistema potenzialmente in grado di verificare in ogni momento dove si trova un abitante, quali acquisti ha fatto o quali servizi ha richiesto. Un campo di possibilità virtualmente infinito, tanto che qualcuno – come gli studenti della California State University – ha iniziato a sognare, ideando possibili applicazioni originali. Contenitori dell’immondizia in grado di identificare chi consegna bottiglie riciclabili e di accreditare la somma relativa sul suo conto elettronico. Telefoni cellulari capaci di immagazzinare i dati clinici del proprietario e di trasmetterli al medico.

Qualche perplessità per quanto riguarda la privacy? Nessun problema, risponde un funzionario: quando la qualità della vita sale, le persone tendono ad abituarsi anche ad essere osservate. Quella della privacy, d’altra parte, sembra un’ossessione più occidentale che orientale. Lo stesso ottimismo si legge nelle stime demografiche dei responsabili di New Songdo. Nel 2014 si prevede che oltre 60 mila persone risiederanno nella città del futuro coreana, mentre 300 mila lavoreranno nei suoi uffici. Ma cosa aspetta questi pionieri, in una città che nasce come centro per il business? Solo il meglio, naturalmente.

Urbanisticamente ispirata alle più importanti città occidentali (gli architetti della Kohn Pedersen Fox citano Parigi, New York, Londra e Venezia), New Songdo vuole affermarsi come una dream city a misura d’uomo. Un lungo distretto commerciale attraverserà buona parte del centro, affiancato da una rete di canali in stile veneziano. Nella zona interna si distenderà un Central Park ispirato a New York, contornato da parchi minori. L’ospedale e la scuola internazionale saranno gestiti da personale ed esperti americani. Ma la città offrirà ancora di più. Da un avveniristico centro culturale a un acquario da 120 milioni di dollari, per arrivare a un percorso di golf da 18 buche.

Ad oggi, tuttavia, New Songdo è ancora un’isola semideserta. Il primo progetto, un Centro Convegni da 120 mila metri quadrati, è in fase di costruzione dal 2004. Più recentemente sono stati avviati i lavori per le 1st World Towers, due grattacieli residenziali, e l’International School. Ma le prospettive sembrano straordinarie. Le cifre parlano di un investimento di 25 miliardi di dollari e di un piano di costruzione della durata di 10 anni. Nel 2014, quando questa Utopia in chiave tecnologica sarà realtà, si potrà tirare un primo bilancio. E capire se per quel giorno vorremo vivere una U-Life in una Ubiquitous City o, più banalmente, preferiremo il centro storico di Roma o Capri.
 

Utilizzare la risonanza magnetica per costruire una macchina della verita'

Utilizzare la risonanza magnetica per costruire una macchina della verità 

http://kappero.com
 La ricerca della verità non è soltanto il più nobile scopo del filosofo, ma anche una cogente necessità pratica di governi, apparati giurisdizionali ed organi di sicurezza nazionale. Secondo molti scienziati statunitensi, la verità potrebbe essere rintracciabile grazie alla scansione funzionale a risonanza magnetica.

In parole povere, una precisa area del cervello di un bugiardo colto in flagrante fornisce una particolare risposta: l’irrorazione sanguigna aumenta ed il volume ingrossa, lasciando tecnicamente allo scoperto il Pinocchio di turno. Questo particolare tipo di esame cerebrale, infatti, tiene conto in tempo reale dell’attività delle varie zone del cervello, ciascuna associata ad una diversa funzione mentale.

Alla Cephos Corporation, una giovane azienda negli Stati Uniti, hanno perciò pensato di utilizzare la risonanza magnetica per costruire una insolita ed inquietante macchina della verità. In pratica, i soggetti in esame vengono sottoposti ad una risonanza magnetica funzionale mentre rispondono a determinate domande chiuse: basta un sì, oppure il suo contrario, ed i tecnici di Cephos garantiscono un grado d’accuratezza pari al 90%.

“L’attività della Cephos coinvolge circa 61 ricercatori di varie università del South Carolina ed è il più grande studio empirico sull’uso della scansione a risonanza magnetica per smascherare i bugiardi”, sostengono i portavoce dell’azienda. Malcom Ritter, corrispondente scientifico dell’agenzia Associated Press, si è sottoposto in prima persona al test ed è rimasto sbalordito dai “risultati quasi incredibili”.
 

I più affezionati alle storie di fantascienza ricorderanno vagamente il test Voigt-Kampf di Blade Runner, ma non c’è da rimanere sorpresi: questo tipo di test viene già utilizzato, seppur in via sperimentale, in ambito forense e governativo – per l’interrogazione di sospetti e per eseguire controlli di sicurezza in particolari situazioni critiche.

“Di questo passo”, garantiscono gli scienziati, “possiamo ottenere macchine della verità capaci di fornire responsi di precisione quasi totale”. Qualcuno si preoccupa: “E’ stato violato l’ultimo santuario della privacy”, sostiene Hank Greely, direttore del centro studi giuridici e bioetici dell’Università di Stanford.

“Siamo ormai giunti a toccare i contenuti della nostra mente”, attacca Greely, “e dovremmo seriamente fermarci e riflettere sulla portata di questa applicazione di una tecnologia, peraltro, nota e diffusa ovunque”. I portavoce di Cephos si difendono: “La nostra invenzione non viola alcun diritto fondamentale dell’uomo”, sostengono, “perché innanzitutto non è possibile eseguire il test se non con il consenso del soggetto in esame”.
 

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