Legge privacy 675 analisi dei rischi ©CONSULENTIPRIVACY.IT 1998-2010

 

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La privacy dei nostri rifiuti

privacy rifiutiLa privacy dei nostri rifiuti

dal sito www.cittadinolex.kataweb.it

Viola la privacy l’obbligo previsto da alcuni comuni di far utilizzare ai cittadini sacchetti dei rifiuti trasparenti o con etichette adesive nominative per la raccolta “porta a porta”. Lecito, invece, contrassegnare il sacchetto con un codice a barre, un microchip o con etichette intelligenti.

E’ quanto ha stabilito il Garante della Privacy in un provvedimento a carattere generale, in risposta a vari quesiti di enti locali e a numerosi reclami e segnalazioni di cittadini che lamentavano una possibile violazione della riservatezza, derivante soprattutto dalle modalità di raccolta dei rifiuti e dai controlli amministrativi, riguardo ai dati personali rilevabili attraverso i sacchetti stessi o dall’ispezione del loro contenuto.

Il Garante ha rilevato che la raccolta differenziata, prevista da specifiche norme, risponde ad un importante interesse pubblico. Ma non ha ritenuto proporzionato l’obbligo imposto da alcuni enti locali ad utilizzare sacchetti trasparenti per la raccolta “porta a porta”, perché chiunque si trovi a transitare sul pianerottolo o nell’area antistante l’abitazione può visionare agevolmente il contenuto.

Sproporzionata anche la misura che obbliga ad applicare al sacchetto targhette adesive in cui sia riportato a vista nominativo ed indirizzo della persona cui si riferiscono i rifiuti, in particolare se lasciati in strada. Invasiva è stata ritenuta anche la pratica di ispezioni generalizzate dei sacchetti. Gli organi addetti ai controlli possono procedere ad ispezioni selettive solo nei casi in cui abbiamo ragione di ritenere che i rifiuti siano stati lasciati senza osservare le norme in materia di raccolta differenziata e il cittadino non sia identificabile in altro modo. Sì, invece, a codici a barre, microchip o Rfid che consentono di delimitare l’identificabilità della persona solo nel caso in cui sia accertata la violazione delle norme sulla raccolta differenziata. In questo modo gli operatori che verificano l’omogeneità del contenuto del sacchetto (carta, vetro, plastica) non vengono a conoscenza dell’identità della persona, che rimane riservata fino alla decodifica dei codice a barre o del microchip da parte dei soggetti che applicano la sanzione.

 

Sistema sanitario: Exposanità 2006 tecnologia, privacy e assistenza

dal sito www.Key4Biz.it  

Mancano pochi giorni all’avvio dell’edizione 2006 di Exposanità (Bologna, 25 – 27 maggio), fra i più importanti eventi a livello europeo sull’industria dei servizi per la sanità e la salute, che quest’anno dedicherà ampio spazio al binomio sanità ed assistenza, anche attraverso il ricorso alle tecnologie di ultima generazione Anche Cisco Systems prenderà parte all’evento.

Nell’ambito del salone fieristico, la società avrà modo di presentare la propria vision, che vede nell’utilizzo dell’ICT il fattore chiave per migliorare l’efficienza di tutte le strutture interconnesse in un Sistema Sanitario Integrato. Per realizzare tale visione Cisco ha elaborato il modello architetturale basato su IP Cisco Medical Grade Network, che fornisce un’infrastruttura di rete interoperabile e quindi capace di evolvere in funzione delle esigenze salvaguardando gli investimenti, convergente ovvero in grado di supportare comunicazioni voce-dati-video, affidabile essendo disponibile 24 su 24 e 7 giorni su 7 e sicura, in quanto protegge proattivamente il dato sanitario a tutela della privacy del paziente e nel rispetto delle normative vigenti per il trattamento dei dati sensibili.

Presente presso lo stand Ascom (Padiglione 20, Stand A2) al Salone Hospital dedicato alle tecnologie e ai prodotti per gli enti ospedalieri, sarà possibile “toccare con mano” l’innovativo Bedside Terminal denominato ATS (Ascom Touch Screen), facente parte della piattaforma teleCARE M che si integra con le tecnologie di IP Communications e Wireless di Cisco Systems. Specificatamente progettato per ospedali e case di cura, ha lo scopo migliorare la qualità di vita di quanti sono coinvolti nelle strutture sanitarie, ottimizzando le comunicazioni tra degente e personale medico e infermieristico e potenziando la qualità del servizio al posto-letto offerto dall’azienda sanitaria. Il sistema ATS è collegabile a sistemi di Chiamata Infermieristica esistenti ed altri sistemi di comunicazione (Dect, Cercapersone), migliorando la produttività del personale, ad esempio limitandone spostamenti inutili, ma anche instaurando una comunicazione interattiva in mobilità. Il sistema ATS consente inoltre, utilizzando la rete IP esistente, di offrire servizi a pagamento tramite smartcard quali accesso a Internet, Video-on-Demand, IPTV e collegamenti a canali TV, Telefonia su IP per l’intrattenimento, il telelavoro e l’eventuale formazione a distanza durante il periodo di degenza, oltre alla possibilità di accesso al Sistema Informativo Ospedaliero da parte del personale medico ed infermieristico.

Cisco Systems parteciperà inoltre al seguente convegno ICT in Sanità: come ottimizzare gli investimenti nei sistemi informativi e di telecomunicazioni delle aziende sanitarie in programma il 26 maggio e a cui prenderà parte Isabelle Poncet, Business Development Manager Sanità di Cisco Systems Italy, con un intervento su come ottimizzare gli investimenti, anche infrastrutturali, nel ‘Connected Hospital’, attraverso soluzioni concrete come ad esempio il Wireless e l’IP Communications.

Costume: la scienza copia i reality, bebè sarà spiato

Tratto da http://jugo.it

Ricordate ”The Truman show”, il film dove un assicuratore, interpretato da Jim Carrey, un bel giorno scopre che tutta la sua vita altro non è che un grande reality show? Truman Burbank era, suo malgrado, il protagonista del programma di maggior successo della storia del piccolo schermo: fin dall’infanzia, 24 ore su 24, la sua vita era seguita da telecamere e tutto l’ambiente che lo circondava era un immenso studio televisivo, all’interno del quale lavoravano solo attori e comparse.

Il film, tanto originale quanto inquietante, torna ora prepotentemente d’attualità dopo la notizia di un nuovo studio del Media Lab – Massachussett Institute of Technology (MIT) di Boston. Il ricercatore Deb Roy ha infatti annunciato, alla rivista scientifica New Scientist, che ”spierà” i primi tre anni di vita di suo figlio, un neonato di appena 9 mesi. Il progetto, denominato ”speech home”, mira a comprendere i processi legati all’apprendimento del linguaggio. E per farlo Deb Roy ha pensato bene di coinvolgere tutta la sua famiglia, mettendola sotto stretta osservazione con un complesso sistema di telecamere e microfoni.

La ricerca garantisce comunque qualche ora di intimità, precisamente 12 su 24, ma nessun giorno di ”riposo”. Le telecamere si attivano dalle otto del mattino alle venti di sera e vengono spente solo nei momenti in cui va necessariamente preservata la privacy della famiglia. Trascorsi i tre anni, il ricercatore avrà così a disposizione un’immensa quantità di dati relativi alle esperienze del bambino, a partire dai primi esercizi vocali, fino ad arrivare ai primi dialoghi.

Quanto basta per permettere a Roy e ad un gruppo di psicolinguisti di analizzare i processi dello sviluppo linguistico del bambino, nella speranza di capire se l’acquisizione delle capacità di utilizzare un linguaggio ”fluente” sia semplicemente il risultato dell’ascolto oppure abbia radici di tipo genetico.

privacy giudiziaria

Garanti Privacy europei e attività giudiziaria

dal sito www.garanteprivacy.it

Potenziare gli scambi di dati e la circolazione delle informazioni per le indagini penali e le attività giudiziarie in Europa è un obiettivo pienamente legittimo, ma deve accompagnarsi all’armonizzazione delle garanzie di protezione dei dati a livello europeo e all’effettiva applicazione di tali garanzie.

Le Autorità di protezione dati riunite a Budapest in occasione dell’annuale Conferenza di primavera (24-25 aprile 2006) hanno ribadito in una Dichiarazione adottata all’unanimità che l’applicazione del principio di disponibilità stabilito nel Programma de L’Aja del novembre 2004 deve associarsi a standard di privacy particolarmente elevati ed armonizzati nella massima misura possibile a livello dell’Ue.

Secondo il principio di disponibilità, a partire dal 2008, infatti, tutti i dati in possesso delle autorità giudiziarie e di polizia dei singoli Paesi Ue dovranno essere accessibili, in linea di principio, a tutte le omologhe autorità degli altri Paesi.

Ai lavori della Conferenza era presente l’intero collegio del Garante italiano. Le sessioni di lavoro hanno visto la partecipazione del Presidente, Francesco Pizzetti, intervenuto sulle problematiche poste dall’utilizzo dei sistemi Rfid, le cosiddette “etichette intelligenti” e del segretario generale, Giovanni Buttarelli, che ha trattato il tema dei dati genetici.

I Garanti europei hanno dunque richiamato parlamenti nazionali e governi ai rispettivi compiti. I primi sono invitati a vigilare affinché i governi nazionali mettano in atto i principi di protezione dei dati che la Commissione ha fissato in una proposta di decisione-quadro (che dovrà essere adottata dal Consiglio Ue) riguardante proprio la tutela dei dati personali oggetto di trattamento nell’ambito delle attività di cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale. Tali principi dovranno essere integrati dalle osservazioni che i Garanti stessi hanno sviluppato in un Parere del gennaio 2006, nel quale si ribadisce in particolare l’esigenza di rispettare il principio di necessità (nessun dato personale deve essere utilizzato quando tale utilizzazione non sia indispensabile) e di proporzionalità (fra il fine perseguito e l’effettiva necessità di utilizzare dati personali, spesso sensibili). I secondi, ossia i governi, sono invitati a rispettare e potenziare le libertà civili dei cittadini che vivono nell’Unione europea, tenendo conto dei principi di protezione dati sopra ricordati nell’adottare e attuare disposizioni che incrementino e facilitino la circolazione delle informazioni fra le autorità giudiziarie e di polizia.

In questo contesto si inserisce anche il mandato che la Conferenza di Budapest ha attribuito, su proposta dell’Italia  e del Portogallo, al “Gruppo di lavoro sulle tematiche di polizia” allo scopo di  definire una strategia relativa alle condizioni di applicazione del principio di disponibilità, distinguendo tali condizioni in rapporto alla gravità dei reati e chiarendo i meccanismi di accesso alle informazioni. Il Gruppo di lavoro dovrà individuare le garanzie ulteriori necessarie riguardo alla definizione dei periodi di conservazione dei dati e le specifiche salvaguardie per i dati biometrici e genetici.

 

Rischio Privacy: Microsoft SharePoint crea una rete di cervelli

Rischio Privacy: Microsoft SharePoint crea una rete di cervelli

Tratto dal sito http://www.tomshw.it

Il social networking non solo ha contagiato la comunità online ma potrebbe diventare, in futuro, un elemento chiave dei processi collaborativi all’interno delle imprese. Microsoft, durante il recente CEO Summit , ha approfittato dell’occasione per mostrare le slide del suo nuovo software server che permetterà ai dipendenti di un’impresa di condividere e quindi individuare tutti i dati archiviati nei computer aziendali. Sulla carta non si tratta certamente di una novità, ma la sua implementazione ha spinto oltre ogni precedente standard il valore della condivisione. Microsoft SharePoint server software disporrà infatti di una funzione, denominata Knowledge Network, che in automatico sarà in grado di elaborare i profili degli impiegati e le loro aree di competenza.

I tecnici di Redmond sono convinti, infatti, che la maggior parte delle informazioni siano “contenute” nei cervelli più che negli hard disk. Almeno il 50/80% del know how aziendale pare essere “archiviato” nelle menti, quindi vi è l’esigenza di una soluzione che possa far fronte a questo cosiddetto limite strutturale. “Un gran numero di informazioni non sono presenti nei documenti, quindi bisogna cercare di arginare il problema”, ha dichiarato Jon Beighle, general manager del dipartimento servizi online di Microsoft.Sempre più spesso i dipendenti delle grandi imprese hanno difficoltà a comprendere quali siano le reali conoscenze dei colleghi. La tecnologia Microsoft ovviamente non mira a creare una rete neurale, ma cerca di costruire dei profili personali in base all’analisi del mailing archiviato nelle caselle di posta e dei documenti presenti sull’hard disk. Si tratta certamente di un sistema che non scende a compromessi con la privacy

, ma in fondo questo argomento – almeno nelle aziende – è semplicemente considerato una declinazione più o meno restrittiva del corporate agreement.

 

 

Toscana, approvato regolamento sulla gestione dei dati sensibili

Toscana, approvato regolamento sulla gestione dei dati sensibili

http://www.helpconsumatori.it 

La giunta della regione Toscana ha approvato un regolamento, emanato su proposta del vicepresidente Federico Gelli, in materia di trattamento dei dati sensibili. Un provvedimento, che riguarderà non solo gli uffici della Regione Toscana, ma anche quelli delle Asl, di tutti gli enti, aziende, agenzie della Regione, di tutti i soggetti pubblici sui quali la regione esercita poteri di indirizzo e controllo.

“Non si tratta di una generica dichiarazione di principi – spiega Gelli – ma di una dettagliata definizione di regole per ogni procedimento, rispetto al quale si definiscono i dati che possono essere posseduti e trattati, il modo in cui devono essere conservati, le operazioni per cui è legittimo il loro uso. Tutto questo tenendo fermo un principio inderogabile del diritto alla privacy, ovvero che il trattamento dei dati sensibili e giudiziari può essere consentito solo per finalità di interesse pubblico, qualora non sia sufficiente l’utilizzo di dati anonimi”.

D’ora in poi in Toscana, origini razziali ed etniche, convinzioni politiche, problemi di salute e tossicodipenza, precedenti penali e aspetti legati alla vita sessuale, saranno gestiti dalla PA in modo tale da tutelare la privacy e la riservatezza dei cittadini. “La Toscana – conclude il vicepresidente della giunta regionale – è sempre stata una regione particolarmente attenta al tema della privacy, tanto che fin dal 1999 disponiamo di una direttiva specifica sulla tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati. Avevamo però bisogno di uno strumento come questo, a fronte dei grandi cambiamenti che in questi anni si sono avuti nei rapporti tra pubblica amministrazione e cittadini. Pensiamo all’enorme crescita delle banche dati informatiche e dei servizi on line. Con questo regolamento siamo tutti più tutelati da possibili abusi”.

 

Umbria: approvato il regolamento per il trattamento dei dati personali

regolamento privacy

Umbria: approvato il regolamento per il trattamento dei dati personali

Tratto da http://www.umbrialive.it

PERUGIA – Approvato dalla giunta regionale il regolamento per il trattamento dei dati personali sensibili e giudiziari di competenza della Regione, delle aziende sanitarie, delle agenzie ed enti regionali e di quelli “vigilati” dalla Regione.

Il regolamento è previsto dal Decreto legislativo “196/2003” (Codice in materia di protezione dei dati personali). Gli articoli 20 e 21 del Codice stabiliscono che il trattamento di questo tipo di dati, operato da una amministrazione pubblica, è lecito solo in relazione alla finalità di rilevante interesse pubblico specificata da disposizioni di legge, pertanto la giunta regionale ha identificato con questo atto, tutti i tipi di dati e di operazioni, contenute in 76 schede, divise in due allegati: “A” per quelli relativi alle strutture della giunta regionale, alle agenzie ed enti regionali sottoposti al potere di indirizzo, controllo e vigilanza della regione; “B” relativo alle aziende unità sanitarie locali, Aziende ospedaliere, Istituti di ricerca e cura a carattere scientifico – allegate al testo normativo il cui uso è previsto da una legge nazionale o regionale.

Il regolamento ha seguito un percorso particolare che ne segna la rilevanza per quanto riguarda il parere preventivo del Garante, richiesto dalla legge, che è stato espresso su uno schema approvato dalla Conferenza delle Regioni. La stessa Conferenza, inoltre ha approvato un protocollo d’intesa con la Conferenza dei Rettori sul trattamento dei dati sensibili e giudiziari in materia sanitaria, didattica e di ricerca integrate con l’attività assistenziali e di cura, di cui la giunta regionale ha preso atto con D.G.R. n.671 del 27 aprile 2006, prima di sottoscrivere una conforme intesa con l’Università degli Studi di Perugia l’8 maggio 2006.

Attraverso il formale adempimento di un obbligo di legge nella materia della privacy si è data concreta tutela ad un aspetto che riguarda non solo la dimensione della sfera privata, ma coinvolge diritti e libertà fondamentali dei cittadini ed il legittimo interesse alla trasparenza dell’attività amministrativa.

Il testo del regolamento sul trattamento dei dati personali verrà pubblicato a giorni nel Bollettino ufficiale della Regione e sarà consultabile nel sito www.regione.umbria.it

Privacy: consenso per gli SMS in propaganda elettorale

PRIVACY: SMS PER PROGAPAGANDA ELETTORALE, NECESSARIO IL CONSENSO DEI DESTINATARI

(AGO PRESS) Senza il consenso specifico dei destinatari i partiti, le liste e i candidati alle elezioni non possono inviare messaggi di propaganda via cellulare o via e-mail. Lo ribadisce il Garante per la privacy dando conto dell’esito dell’indagine compiuta sull’invio di sms nel corso della recente campagna elettorale politica.
Gli accertamenti avviati dopo il voto del 9 e 10 aprile scorsi sono stati svolti con la collaborazione anche del servizio polizia postale e delle comunicazioni e hanno riguardato sia la forza politica committente (Forza Italia), sia le società di servizi telematici che avevano inviato i messaggi.
Per molti cittadini che avevano segnalato il fatto al Garante, fornendo i propri dati ed indicando il mittente del messaggio elettorale, è risultato che gli stessi segnalanti avevano in precedenza sottoscritto contratti con i quali avevano accettato espressamente la ricezione di messaggi promozionali anche di tipo politico in cambio di una “ricarica” del credito sul proprio cellulare. L’Autorità non ha quindi ravvisato in questi casi la sussistenza degli estremi del fatto illecito di “spamming” via telefono.
Alcune formule di informative o di consenso non erano tuttavia integralmente conformi alla disciplina vigente, e il collegio del Garante ha impartito le dovute prescrizioni alle società.

L’Autorità sottolinea il ruolo e le responsabilità del committente, quando questi si avvale di soggetti esterni che inviano note per posta, messaggi telefonici o e-mail.
Con l’occasione, anche in relazione alle prossime consultazioni elettorali, il Garante ritiene doveroso richiamare nuovamente l’attenzione sulle garanzie per i cittadini stabilite nel provvedimento generale in materia di utilizzo dei dati personali a fini di propaganda elettorale del 7 settembre 2005.

L’Autorità, in particolare, ribadisce le regole da rispettare quando si utilizzano strumenti di comunicazione elettronica. A meno che i dati personali siano stati forniti direttamente dall’interessato, è infatti necessario acquisire il preventivo consenso del destinatario per l’invio di sms, e-mail, mms, per telefonate preregistrate e fax.
Stesso discorso nel caso si utilizzino dati raccolti automaticamente su Internet o ricavati da forum o newsgroup, liste abbonati ad un provider, dati presenti sul web per altre finalità.
I cittadini devono essere informati sull’uso che si fa dei loro dati.
 

 

Garante Privacy approva altri regolamenti dati sensibili

Garante Privacy approva altri regolamenti dati sensibili

dal sito www.garanteprivacy.it

Prosegue l’approvazione dei regolamenti per il trattamento di dati sensibili e giudiziari effettuato presso le amministrazioni pubbliche.

Il Garante ha espresso parere favorevole su un’ulteriore serie di schemi di regolamento predisposti da diversi enti ed istituzioni: Corte dei Conti, Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa (anche per i trattamenti effettuati presso il Consiglio di Stato e i Tar), Conferenza delle regioni e delle province autonome, dall’ Ente nazionale di assistenza magistrale (Enam), dal Museo storico della fisica e centro studi e ricerche “Enrico Fermi” e dall’ Istituto nazionale della montagna (Imont).

É bene ricordare che tutti i soggetti pubblici, infatti, per trattare lecitamente dati relativi alla salute, all’etnia, alle opinioni politiche, ai carichi pendenti devono adottare atti di natura regolamentare che siano conformi al parere reso dal Garante e che specifichino i tipi di dati utilizzati, le operazioni eseguibili e le finalità di rilevante interesse pubblico perseguite.

Parere favorevole, con le necessarie integrazioni, anche allo schema di regolamento predisposto dall’Ente Parco delle Dolomiti Bellunesi che potrà essere proposto anche come schema tipo per i trattamenti dei dati sensibili e giudiziari da effettuarsi presso gli altri enti parco nazionali.

internet privacyPrivacy e terrorismo, internet point richiedono documento d’identità

dal sito www.unita.it

«Prego, favorisca i documenti»: queste le parole che si sentiranno dire tutti coloro che da ora in poi vorranno navigare sul web o semplicemente spedire una mail da uno dei migliaia di Internet point sparsi in tutta Italia. Tutto merito del famigerato “pacchetto Pisanu” che, tra le varie norme antiterrorismo, prevede anche quella che consente l´accesso agi punti internet solo esibendo un regolare documento di identità.

Il decreto attuativo delle norme anti terrorismo (firmato non solo dal ministro dell´Interno, ma anche da quello delle Comunicazioni Landolfi e da quello dell´Innovazione Stanca) è stato infatti pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale ed è quindi diventato legge.

L´obiettivo, più volte ribadito dal governo, è quello di «monitorare la rete delle postazioni pubbliche non vigilate per comunicazioni telematiche», una rete che sarebbe “a rischio” poichè sempre più usata anche dai terroristi per scambiarsi messaggi. La prima e più immediata conseguenza sarà però quella di modificare, non tanto le abitudini dei terroristi, ma quelle di tutti coloro che normalmente usano gli internet Point per controllare la loro posta o per navigare on line ponendo non pochi interrogativi sulla questione privacy. Fino ad oggi solo i locali più grandi chiedevano le generalità ai loro clienti e in maniera piuttosto informale (per lo più invitandoli a scriverle su foglietti volanti) mentre in tutti gli altri casi per sedersi al pc bastava pagare la tariffa oraria richiesta e digitare sulla tastiera un identificativo numerico.

Con le nuove norme, lo scenario muta radicalmente: il gestore del locale, o chi per lui, deve «identificare chi accede ai servizi telefonici e telematici offerti, prima dell’accesso stesso o dell’offerta di credenziali di accesso, acquisendo i dati anagrafici riportati su un documento di identità nonché il tipo, il numero e la riproduzione del documento presentato dall’utente».

E ovviamentre il gestore del posto pubblico di accesso al web deve «adottare le misure fisiche o tecnologiche occorrenti per impedire l’accesso agli apparecchi terminali a persone che non siano preventivamente identificate». Ma non è tutto. Il gestore del punto internet dovrà anche «assicurare il corretto trattamento dei dati acquisiti» e soprattutto la loro conservazione fino al 31 dicembre 2007».

I dati in questione (ovviamente «esclusi i contenuti delle comunicazioni») dovranno infatti essere messi a disposizione – previa autorizzazione dell’autorità giudiziaria – del Servizio di polizia postale e delle comunicazioni qualora richiesto. Ma in parole pèovere cosa significa tutto cio? Significa che i gestori dei punti internet con più di tre pc (quelli con meno di tre macchine possono continuare a registrare i dati su carta) dovranno fare un po´ le veci dei guardiani del web e dotarsi di appositi software che siano in grado di archiviare i dati degli accessi alla rete (i logging) incrociandoli con i dati relativi alle identità dei navigatori. Una cosa non del tutto banale e soprattutto non prevista dalla maggior parte dei programmi di amministrazione utilizzati. Il giro di vite sugli internet point non è il solo che scatta a partire dal 18 agosto.

Sulla gazzetta Ufficiale sono stati infatti pubblicati altri due decreti del ministero dell’ Interno: quello che riguarda l’ammissione ai corsi di addestramento al volo (che da ora in poi sarà subordinata al nulla osta del questore della provincia di residenza degli interessati) e quello relativo ai limiti all’importazione, commercializzazione, trasporto ed impiego di detonatori ad accensione elettrica a bassa e media intensità, nonché all’impiego ed al trasporto degli esplosivi.

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