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Servizi TLC non richiesti, siglato l'accordo

 Servizi TLC non richiesti, siglato l’accordo

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Sarà davvero giunta l’ora di mettere la parola fine agli addebiti in bolletta per servizi non richiesti? Questo è l’obiettivo del protocollo sottoscritto da Telecom Italia e da alcune associazioni dei consumatori, un protocollo dal nome emblematico: “Soddisfatti o rimborsati”.
A darne notizia è Adiconsum , attraverso un comunicato con cui lascia trasparire un cauto ottimismo. Paolo Landi, segretario dell’associazione, dichiara: “Vogliamo sperare che il protocollo sottoscritto oggi ponga fine ad un malcostume inaccettabile. Se ciò non fosse, non resta che il ricorso al Tribunale”.

Il problema è annoso e le proposte formulate dai consumatori hanno finora avuto una risposta concreta solo dal Garante della Privacy , con l’emanazione di un provvedimento finalizzato ad arginare il fenomeno. Le cui proporzioni non sono trascurabili: Adiconsum sottolinea che le contestazioni che i consumatori hanno inoltrato all’incumbent, sui servizi non richiesti addebitati in bolletta, sono migliaia.

Non è ancora dato sapere se il protocollo “Soddisfatti o rimborsati” sia la soluzione definitiva alla questione, ma i consumatori si dicono sicuri che rappresenti un importante passo avanti nella giusta direzione. Ecco cosa prevede, così come spiegato da Adiconsum:

“Richiesta attivazione servizio.
Alla richiesta espressa dall’utente, la Telecom farà seguire una lettera contenente:
- la descrizione precisa del servizio o del prodotto
- un numero di call-center, un numero di fax, un indirizzo con recapito civico e un indirizzo e-mail per inviare l’eventuale contestazione.
L’addebito in fattura avverrà comunque trascorsi i 10 gg. previsti dalla normativa sulle vendite a distanza.

Erroneo addebito.
In caso di servizio non richiesto, è previsto il rimborso automatico.

Erroneo distacco.
È prevista la riattivazione gratuita e l’indennizzo pari al 50% del canone mensile per ogni giorno di sospensione del servizio.

Esercizio del reclamo o del diritto di ripensamento.
- tempi: il consumatore ha tempo per esercitarlo 4 mesi (2 bollette).
- modalità: il consumatore ha facoltà di stornare dalla bolletta il servizio contestato provvedendo al pagamento della restante quota tramite un bollettino di conto corrente postale”.

L’accordo, spiega Adiconsum, ha carattere sperimentale: le associazioni che lo hanno siglato rimangono però caute e dichiarano esplicitamente di voler verificare sul campo la reale intenzione di Telecom di dargli seguito.

Anche il Movimento Difesa del Cittadino vede con favore il nuovo protocollo: “Un accordo positivo con cui Telecom cerca di arginare il problema dei servizi non richiesti”. Questo il commento di Francesco Luongo, responsabile TLC di MDC. “A differenza di altre compagnie gli utenti da ora in poi saranno preavvisati con una welcome letter dell’attivazione di un servizio di telefonia. – spiega Luongo – Solo dopo aver dato il proprio assenso l’azienda procederà a fatturare la prestazione. Speriamo che anche altre società adottino misure analoghe e in ogni caso gli utenti potranno far valere i propri diritti qualora non fossero soddisfatti dell’indennizzo che sarà offerto dall’azienda di telecomunicazione”.

Valle d'Aosta, sicurezza informatica e trattamento dati personali priorità della regione

Valle d’Aosta, sicurezza informatica e trattamento dati personali priorità della regione
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 http://helpconsumatori.it

Il governo della regione Valle d’Aosta si è impegnato ad emanare provvedimenti a tutela del diritto alla privacy dei cittadini, messo in pericolo dalla gestione dei dati personali sui sistemi informatici. “Le maggiori funzioni della Regione autonoma – spiega Aurelio Marguerettaz, assessore regionale all’ Innovazione – si traducono anche in una superiore complessità dei sistemi informativi a supporto dell’azione amministrativa”.
“In un’ organizzazione complessa – prosegue l’ assessore – appare evidente come il processo di tutela delle informazioni personali e/o sensibili sia il risultato di un’azione sinergica di molteplici figure che devono necessariamente essere coordinate nella loro azione”.
La giunta regionale intraprenderà dunque una serie di atti tesi a migliorare la sicurezza del sistema, al fine di ottimizzarne i risultati funzionali, negli aspetti fisici, logici ed organizzativi: per far ciò sono previsti misure e strumenti hardware, software, organizzativi e procedurali integrati tra loro. La Regione ha istituito un apposito Comitato per la sicurezza, che avrà il compito di definire gli obiettivi generali di sicurezza, nonché proporre alla Giunta regionale le modalità di gestione e controllo.

Inoltre la Giunta ha elaborato il regolamento per il trattamento dei dati sensibili e giudiziari di competenza dell’ Amministrazione regionale, dell’ Usl e degli enti dipendenti dalla Regione. Il documento detta norme e individua le competenze, le professionalità e le procedure per il trattamento dei dati che “deve avvenire nel rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali dell’ interessato e deve essere compiuto quando, per lo svolgimento delle finalità di interesse pubblico, non è possibile il trattamento di dati anonimi oppure di dati personali non sensibili o giudiziari”.

 

Pipì in città, multati i ciclisti

Pipì in città, multati i ciclisti

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http://tgcom.mediaset.it

Nasce un nuovo caso al Giro d’Italia: questa volta sotto accusa sono le multe che i corridori devono pagare per ‘eccesso di pipì’ all’interno dei centri abitati attraversati dalla corsa rosa. Dopo ogni tappa sono molte le ammende che i ciclisti subiscono per ‘comportamento irriguardoso’. Una sorta di beffa dopo aver passato quasi sei ore sulla bicicletta e aver espletato ai bordi di una strada il proprio bisogno.

Una necessità che può costare cara: al termine di ogni tappa, infatti, arriva puntuale il comunicato della giuria che punisce con delle multe quei corridori che si fermano a bordo strada nei centri abitati per espletare i loro bisogni fisiologici. Le ammende variano dai 50 ai 200 franchi svizzeri e per gli atleti non è certo un fatto piacevole. Loro, che passano tanto tempo sulla bicicletta, si fermano appena possono, quando la corsa è tranquilla oppure nei pressi del rifornimento posto generalmente a metà percorso. C’è chi preferisce farlo restando sulla sella, girando il corpo verso l’esterno della strada e liberando l’organismo ad andatura ridotta. Nessuna timidezza, nonostante manchi la cosiddetta ‘privacy’: certo è che le lamentele non mancano, soprattutto nelle emergenze. Chissà che in quelle occasioni non si possa chiudere un occhio.

 

Telecamere in arrivo per garantire la sicurezza

Telecamere in arrivo per garantire la sicurezza Yeti: Curse of the Snow Demon dvdrip

http://gvonline.it
Un sistema di videosorveglianza in arrivo anche per il Comune di Cavallino-Treporti. Al progetto di videosorveglianza, proposto dall’amministrazione e predisposto materialmente dal comando di Polizia locale, la Regione ha risposto con un contributo di 55mila euro, selezionando l’iniziativa della giunta Vanin tra le molte pervenute agli uffici regionali. Il finanziamento concesso a Cavallino-Treporti coprirà esattamente metà della spesa prevista, pari a 110mila euro.

L’obiettivo è di quelli importanti: garantire una maggiore sicurezza ai residenti e agli ospiti del Comune di Cavallino-Treporti. Una necessità confermata anche dagli ultimi episodi registrati sul litorale; su tutti i raid vandalici sulle dune protette di Punta Sabbioni e le auto danneggiate sempre nella zona di Punta Sabbioni. Ma è vero anche che il sindaco Vanin aveva prospettato questa ipotesi già parecchio tempo fa.

Nei prossimi mesi saranno quindi installate nei punti strategici del litorale sei postazioni di ripresa video: le immagini saranno gestite direttamente dal comando di Polizia locale e trattate seguendo scrupolosamente le regole imposte dalla legge sulla privacy. Le videocamere rappresenteranno, così, una forma di prevenzione e controllo in caso di situazioni di emergenza anche legate al traffico e al verificarsi di sinistri stradali. Saranno utili anche in caso di falso allarme, evitando di muovere agenti per nulla e ovviamente per l’identificazione di persone sospette. Non a caso due delle sei telecamere saranno installate nei punti di accesso del litorale, vale a dire il ponte di Cavallino e Punta Sabbioni.

«La sicurezza dei nostri concittadini è una priorità», ha commentato il sindaco di Cavallino-Treporti Erminio Vanin. «La creazione di una rete di videosorveglianza, quindi, rappresenta un supporto di grande valore finalizzato a garantire a chiunque serenità e protezione». «Si tratta – ha spiegato l’assessore regionale alle politiche per la sicurezza Massimo Giorgetti – di progetti molto qualificati che vanno ad incidere laddove c’è più bisogno di sicurezza e cioè in punti precisi del territorio da dove erano pervenute le progettualità.download Cimarron

Spiffero in Skype, privacy a rischio

Spiffero in Skype, privacy a rischio

http://pcself.com

La scorsa settimana Skype ha sistemato un baco del suo celebre software di VoIP da cui un malintenzionato potrebbe sottrarre file contenenti informazioni sensibili.

In questo advisory si spiega che la vulnerabilità, presente solo nella versione Windows di Skype, è causata da un errore nel parsing degli URL di tipo callto:// . Il bug potrebbe essere sfruttato da un aggressore per avviare il trasferimento di un singolo file da un utente Skype ad un altro senza l’esplicito consenso del trasmittente.

Perché l’attacco abbia successo, un malintenzionato deve indurre un utente a cliccare su di un link malformato e il destinatario deve già trovarsi nella lista degli utenti autorizzati del mittente. Quest’ultimo fattore mitiga notevolmente la pericolosità della falla, ed infatti Secunia classifica il problema di rischio moderato.

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In arrivo i cellulari che ci controllano

In arrivo i cellulari che ci controllano

Tratto da http://lapadania.com
di Maurizio Blondet

Può succedere fra poco anche a Milano. Il signor Mario Brambilla passa davanti al cartellone pubblicitario di un film; ovviamente, gli scappa l’occhio su Sharon Stone, che sul cartellone appare non proprio vestita. Il cartellone, che è infarcito di microscopici sensori elettronici, “coglie l’occhiata”. Automaticamente, si collega al cellulare in tasca al signor Brambilla e manda un sms: con indirizzo e orari della sala più vicina dove quel film è in programmazione. Con l’offerta di prenotare una poltrona per il prossimo spettacolo; basta inviare un sms a un dato numero.
Il signor Brambilla, tentato, esegue. Altro sms: c’è un ristorante vicino al cinema, vuol prenotare per il dopo-spettacolo?
Poco dopo, lo stesso cartellone “riconosce” la signora Lucia Rossi, che sta passando sul marciapiede, sempre grazie al telefonino che la signora ha in borsetta. Pescando in un enorme archivio elettronico, il cartellone scopre istantaneamente che la signora Rossi ha 42 anni ed è insegnante d’inglese. Perciò le manda un sms che offre la visione del film in lingua originale. Alla proposta è collegata una “promozione”: una crema antirughe, guarda caso, per quarantenni. Se la signora Rossi compra (con sms dal cellulare) un biglietto per il film, riceverà (via sms) un buono sconto per un vasetto di crema.
Non è fantascienza. È uno degli esperimenti che l’industria pubblicitaria sta già eseguendo in vari Paesi del mondo, per bombardarci di annunci e consigli per gli acquisti “su misura”. In Giappone, una campagna invita i passanti a fotografare col loro telefonino (munito ovviamente di videocamera) certi cartelloni pubblicitari, in cui sono stampati dei codici a barre. Chi lo fa, da quel momento è “catturato” per sempre: sullo schermo del suo cellulare appariranno a ripetizione… …immagini e slogan che lodano un infinito numero di prodotti, inviti a partecipare a concorsi, proposte d’acquisto, voli last-minute e offerte speciali. C’è una strada di Tokio in cui chi passa si trova di colpo circondato – miracolo di proiettori elettronici e della foto al laser – da farfalle luminose che svolazzano insieme al marchio Kanebo (una ditta di cosmetici); farfalle e marchio si muovono secondo i movimenti delle braccia del passante; telecamere nascoste ne riprendono le reazioni.
Da qualche mese a Caen in Francia circolano 300 cittadini, cavie volontarie, che sono stati muniti di un cellulare con tecnologia Rfid: grazie a cui sono seguiti passo passo, studiate le loro reazioni davanti ai manifesti pubblicitari, sorvegliati nei loro acquisti, incitati dai soliti sms a comprare questo e quello. Le loro azioni sono archiviate elettronicamente e studiate da France Telecom e da Clear Channel (un network tv) per ricavarne un “profilo di consumo personale”. La Lm3Labs, una società fondata da scienziati del Cnrs (il Consiglio nazionale delle scienze francese) sta perfezionando un software di trattamento d’immagini per identificare ogni persona che si ferma, anche per un istante, a guardare una pubblicità: il cartellone, che è un pannello interattivo, “riconosce” la persona dal segnale emesso dal suo cellulare (anche spento), o dal chip elettronico delle carte di credito che porta nel portafoglio, e immediatamente sa cosa quella persona ha acquistato con le sue carte di credito, e dunque quali sono i suoi gusti e preferenze. Un’altra ditta francese, l’Inria, sta mettendo a punto programmi grazie a cui le pubblicità sulle fiancate degli autobus possono “dialogare” coi telefonini dei passanti e dei passeggeri.
Già oggi in Croazia basta salire sull’autobus e il prezzo del biglietto ti viene detratto automaticamente dalla carica del tuo telefonino. A San Francisco, Google (la ditta del motore di ricerca più usato nel mondo) offre a tutti il collegamento gratuito senza fili (Wi-Fi) a Internet, sicché Internet si potrà consultare sul telefonino. Ma in cambio, bisogna accettare di essere seguiti elettronicamente in tempo reale 24 ore su 24, e bombardati da messaggi pubblicitari mirati in base al luogo in cui l’utente (o la vittima) si trova.
Tutto ciò sarà normale tra una decina d’anni. La pubblicità non si limiterà ad apparire in tv o sui gornali, in attesa passiva che la guardiamo; ci inseguirà ad ogni passo. Il mezzo con cui potrà perseguitarci, come s’è visto, sono i nostri stessi cellulari, che inviano un segnale (anche se spenti) e rivelano chi siamo e dove ci troviamo. Ma presto la pubblicità “attiva” e “interattiva” potrà “interrogare” i chips delle nostre carte di credito, della tessera sanitaria e delle future carte d’identità elettroniche. Questi documenti, a nostra insaputa, riveleranno tutto di noi: età, reddito, misura del nostro conto bancario, abitudini e malattie, consumi ed acquisti preferiti, tipo e marca dell’auto che possediamo. Supercomputers lontani migliaia di chilometri, probabilmente all’estero e collegati per Internet senza fili, immagazzineranno tutti i nostri dati personali, li elaboreranno in modo da delineare il nostro profilo psicologico individuale. A disposizione delle agenzie pubblicitarie.
“Il nostro scopo è arrivare a impregnare un cervello di pubblicità mirata, senza che se ne renda conto”, ha ammesso a Le Monde Olivier Oullier, ricercatore del Cnrs francese, ma che lavora anche per la Atlantic University della Florida. E si lancia ad immaginare di poter “ricostruire l’immagine a tre dimensioni del cervello” di ogni ignaro consumatore, usando la risonanza magnetica, una tecnica d’indagine diagnostica che può essere usata a scopi commerciali. “Non dico che potremo leggere nella mente della gente, ma vogliamo arrivare a prevedere le loro reazioni”. Le nostre reazioni, gusti e vizietti segreti di consumatori. Ma anche di cittadini: che libri compriamo. O che giornali leggiamo. E alla fine, si può indovinare per chi votiamo.
Insomma, è arrivato il Grande Fratello. Non la stupida trasmissione tv, ma il dittatore totale che George Orwell descrisse nel suo tremendo romanzo fantascientifico e utopico (o distopico) “1984”, dove immaginò un Fuhrer socialista, appunto il Grande Fratello, capace di osservare ogni suddito della dittatura attraverso lo schermo della tv, che doveva restare obbligatoriamente accesa per tutte le 24 ore.
Tutto questo sta avvenendo in segreto. Perché, ovviamente, le nuove tecniche della pubblicità (“neuromarketing”, le chiamano) comportano la massiccia violazione della “privacy”. Negli Stati Uniti è nata un’associazione volontaria di autodifesa dei consumatori, chiamata Commercial Alert, che si prepara a combattere il neuromarketing a forza di azioni legali. Un’altra associazione chiamata Caspian (Consumers against Privacy Invasion and Numbering) sta facendo già causa alla Levi Strauss. La celebre fabbrica di blue jeans ha infatti sostituito sui propri capi le vecchie targhette col prezzo e i codici a barre, con targhette “attive” Rfid, che via radio segnalano automaticamente al magazzino ogni vendita. Ma possono anche collegare il pantalone venduto con la carta di credito del compratore. Questo “incrocio dei dati” apre possibilità infinite di intrusione nella vita privata di ciascuno.
Ma intanto, già migliaia di altri americani entusiasti di questo discutibile progresso, si sono fatti impiantare sotto-pelle un microchip che segnala via radio l’identità del portatore (e tutti i suoi dati personali) ad appositi apparecchi riceventi, che possono essere le porte elettroniche dei grandi magazzini e degli aeroporti, ma anche di ministeri ed altri enti. Sostituisce la carta d’identità e in futuro le carte di credito, dicono gli entusiasti.
Ma diversi gruppi evangelici protestanti vedono in questa innovazione un complotto del potere. Anzi peggio: l’avverarsi del Regno dell’Anticristo, profetizzato nell’Apocalisse. Dove si parla del “marchio della Bestia”, imposto dall’Anticristo “sulla mano e sulla fronte di ciascuno”: il famoso “666”. Senza cui, dice l’Apocalisse, “nessuno può vendere né comprare”.

Daffy Duck’s Quackbusters move

Mastella: interverrò sulle intercettazioni

Mastella: interverrò sulle intercettazioni

http://lastampa.it

ROMA. «Ho visto che il presidente Marini ha posto la questione alla giunta al Senato. Credo che nei prossimi giorni ci sarà una mia iniziativa». Il ministro di Giustizia, Clemente Mastella, accenna al tema delle intercettazioni telefoniche, «i cui contenuti spesso finiscono sui giornali prima che gli interessati ricevano gli avvisi di garanzia». Di più Mastella non dice, anche se precisa per domani una presa di posizione più di merito. Piero Fassino fissa alcuni paletti: «Le intercettazioni telefoniche sono uno strumento di indagine efficace che ha permesso alla magistratura di ottenere risultati importanti. Troverei quindi molto grave – sostiene il segretario dei Ds – se ci si ponesse l’obiettivo di ridurne il possibile utilizzo. Naturalmente, non vanno utilizzate in maniera scandalistica, con pubblicazioni improprie che violano la privacy, ma con misura, equilibrio e rispetto dei cittadini».

Una settimana di pubblicazione di intercettazioni telefoniche sui media italiani hanno svelato al mondo interno il «marcio» che c’è nel calcio. E’ l’inchiesta di Napoli sul «sistema Moggi», è il sospetto di partite «taroccate» grazie ad «arbitraggi favorevoli», con i suoi 41 inviti a comparire per altrettanti indagati, che da dieci giorni ha appassionato, nel bene e nel male, milioni di tifosi. Sia dalla maggioranza che dalla opposizione in questi giorni sono arrivate prese di posizione comuni nel ritenere lo strumento delle intercettazioni importante, ma da usare con parsimonia.

Francesco Pizzetti, garante della privacy, sostiene: «Le intercettazioni sono uno strumento utile, ma finiscono sui giornali con troppa facilità e spesso riportano parti di conversazioni non rilevanti a fini probatori o non attinenti al tema dell’indagine».

Ricorda Pizzetti: «Fin dall’estate scorsa, a seguito del caso Antonveneta, abbiamo avviato un’indagine sui gestori telefonici che si è conclusa con un provvedimento che ha specificato le misure di sicurezza che questi devono adottare. Ma ci siamo mossi anche sul fronte degli uffici giudiziari. Abbiamo scritto al ministero della Giustizia e al Csm chiedendo di avviare, in collaborazione con i due organismi, una attenta verifica sulle misure di sicurezza, sia tecnologiche che organizzative, che gli uffici giudiziari devono adottare per evitare ogni indebita divulgazione dei testi delle intercettazioni».

Insomma, c’è una certa «sofferenza» nel vedere stravolte le regole, non solo della privacy ma anche del Codice penale, essendo quelle intercettazioni pubblicate neppure depositate e quindi ancora coperte dal segreto di indagine, non essendo note neanche alle parti, agli indagati. Giovanni Russo Spena, capogruppo di Rifondazione al Senato, si dice convinto della necessità di un intervento legislativo: «E’ anche il sistema delle garanzie che è stato calpestato, non solo la privacy. Credo che dobbiamo disincentivare la pubblicazione di intercettazioni soprattutto intervenendo sul piano disciplinare».

E’ lo stesso discorso che fa il portavoce dell’Udc, Michele Vietti: «Non è possibile che vengano utilizzate al di fuori del processo penale conversazioni che vanno valutate solo dal giudice, ai fini della rilevanza penale. Dobbiamo evitare che che questo strumento, necessario ma non esclusivo, come ieri è stato con i pentiti, diventi la facile scappatoia dei magistrati per non fare più le indagini di polizia giudiziaria». E aggiunge Peppino Gargani, Forza Italia: «E’ una materia che va regolata e anche fortemente limitata. Quello che sta accadendo in questi giorni è gravissimo: stiamo leggendo sui giornali una grande storia di pettegolezzo sul mondo del calcio, perché spetta solo al giudice valutare se questo pettegolezzo ha un che di rilevanza penale».

Gli fa eco Roberto Villetti, Rosa nel Pugno: «Oltre a utilizzare scrupolosamente e con maggiore cautela questo strumento che invade pesantemente la privacy dei cittadini e non solo di coloro soggetti ad indagine, non dovrebbe essere possibile neppure per i peggiori criminali che i testi dei colloqui telefonici siano di fatto resi pubblici con una selezione arbitraria e forse interessata. In questo modo si monta una gogna mediatica che rischia di screditare anche chi non c’entra nulla e che di fatto equivale spesso ad una condanna pronunciata prima che siano emesse sentenze con regolari processi».

Adiconsum: il 25 maggio a Firenze convegno sulla privacy

Adiconsum: il 25 maggio a Firenze convegno sulla privacy

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Privacy. Quali diritti? Quali doveri?” è il titolo di un convegno – organizzato da Adiconsum Toscana – che si terrà il prossimo 25 maggio a Firenze presso l’Hotel Londra, via Jacopo da Diacceto 16/20. Il 1 gennaio 2004 – speiga Adiconsum Toscana – è entrato in vigore il Decreto Legislativo 196 del 2003 (Codice in materia di protezione dei dati personali), con il quale il legislatore ha superato la selva di norme prodotte a partire dal 1996 (anno al quale risale la prima legge in materia – la ben nota “675” – ancor oggi spesso richiamata, a sproposito).

L’art.1 del Decreto Legislativo 196/2003 – prosegue Adiconsum Toscana – sancisce che chiunque ha diritto alla protezione dei dati personali che lo riguardano: un diritto (distinto rispetto al diritto alla riservatezza) in virtù del quale a ciascuno è attribuito il potere di condizionare l’uso che altri intenda fare dei dati personali che lo riguardano. Qualunque trattamento di dati personali è subordinato al consenso dell’interessato (termine usato per indicare colui cui i dati si riferiscono): la mancata acquisizione del suo consenso rende il trattamento illegittimo.

Il diritto alla protezione – conclude Adiconsum Toscana – dei dati personali è di grande significato nella società dell’informazione, nella quale le tecnologie informatiche e della comunicazione – in continua evoluzione – aprono agli individui opportunità e scenari sempre più ampi ma rendono al contempo necessaria la posizione di regole contro i nuovi rischi e le minacce che incombono sulla loro sfera personale.

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Telecamere senza fili, sorvegliare è facile

Telecamere senza fili, sorvegliare è facile The Andromeda Strain ipod

Londra ed Helsinki sperimentano le nuove telecamere di sorveglianza. Niente cavi, niente sale di controllo centralizzate: i cosiddetti impianti CCTV , acronimo anglofono che indica i sistemi di videosorveglianza a circuito chiuso, sono diventate senza fili e capaci d’identificare con precisione una vasta gamma di rischi, emergenze e crimini.

Due importanti città europee, Londra ed Helsinki, hanno infatti deciso d’inaugurare la nuova era degli impianti CCTV con una sincronia quasi perfetta.

A Londra, nei quartieri di Soho e Westminster, verranno sperimentate le prime telecamere controllabili attraverso connessione WiFi; ad Helsinki, nei pressi dell’aeroporto internazionale, oltre 500 telecamere verranno potenziate con un apposito software in grado di riconoscere individui e situazioni sospette. Le telecamere senza fili potranno essere inserite dappertutto, si legge sul The Times.

Le autorità londinesi prevedono d’installare almeno 50 impianti WiFi nei posti meno individuabili : caratterizzate da dimensioni estremamente contenute e svincolate da qualsiasi cavo, le cam verranno poste all’entrata di vicoli bui, all’interno dei lampioni o più semplicemente sopra i cartelli stradali. Gli agenti di polizia potranno controllare la situazione nel quartiere durante i controlli ordinari, mentre camminano per le strade della città. Le telecamere senza fili, infatti, possono essere manovrate ed utilizzate attraverso i dispositivi mobili compatibili : soprattutto computer palmari, ma anche smartphone. I poliziotti potranno salvare direttamente i filmati ed aumentare enormemente la loro capacità di catturare i tipici criminali urbani, in particolare rapinatori e scippatori.

Le telecamere installate all’aeroporto di Helsinki, invece, rappresentano l’altro lato dell’innovazione nel settore degli impianti di videosorveglianza. I CCTV finlandesi saranno controllati da un software , così che gli operatori potranno utilizzare il proprio tempo per svolgere altre mansioni di sicurezza: come ha ricordato il direttore della sicurezza presso il principale aeroporto di Helsinki, “questo software ci fa risparmiare importanti risorse umane, utilizzabili per affrontare problemi che richiedono assolutamente la presenza degli addetti”. Questo tipo di impianti utilizza uno speciale sistema prodotto da Vidient , chiamato SmartCatch. Questo software analizza l’input visivo proveniente dalle telecamere ed identifica immediatamente le anomalie che possono verificarsi in qualsiasi luogo pubblico di grandi dimensioni: persone che accedono a zone indesiderate, grandi folle di persone, veicoli che si fermano nei parcheggi per troppo tempo e persino furti o smarrimenti d’oggetti . Il sistema SmartCatch è configurabile in modo da avvisare gli operatori di sicurezza ogni volta che una situazione indesiderata viene identificata con successo. L’allarme viene quindi trasmesso tramite telefono cellulare o altri canali di telecomunicazione.

E in Italia? Arriveranno arriveranno. E si aggiungeranno all’immenso numero di cam già attive, così tante che neppure il Garante della privacy sa quante sianoLa tumba de la isla maldita trailer

Videosorvegliati 300 abitanti da 13 telecamere

Videosorvegliati 300 abitanti da 13 telecamere Rest Stop: Dont Look Back hd

articolo di Federica Forte dal sito www.repubblica.it

Un furto al giorno, l’ultimo in casa del vice sindaco. I ladri portavano via piccoli elettrodomestici, tv, dvd: roba da poco, quanto bastava però agli abitanti di Marsaglia – poco più di 300 anime sulle colline del cuneese – per sentirsi minacciati, insicuri nelle loro stesse case. Tanto da decidere, in barba alla privacy, di installare un sofisticato sistema di videosorveglianza su rete wi-fi attivo giorno e notte per controllare i movimenti sospetti e tenere alla larga i malintenzionati.

Raccontata così, può sembrare una reazione eccessiva, dettata da una paura amplificata da giornali e tv: le ville di Marsaglia non sono mica quelle della Brianza. Ma i cittadini hanno lo stesso diritto a dormire sonni tranquilli, a spostarsi a valle senza essere logorati dal pensiero di una probabile visita indesiderata. Anche perché i ripetuti furti stavano condizionando le stesse abitudini dei marsagliesi, che amano frequentare i mercati settimanali dei paesi limitrofi, sono soliti fare spese al di fuori dei confini – pur estesi – del territorio comunale.

Un territorio di 13 chilometri quadrati, che abbraccia tre colline (e le rispettive valli): un sali-e-scendi che si sviluppa in 80 chilometri di strade, lungo i quali si incontrano 188 abitazioni. Di fronte a questi numeri e all’emergenza sicurezza reclamata dai marsagliesi, Franca Biglio, vice sindaco sulla carta ma primo cittadino a tutti gli effetti, ha convocato l’assemblea cittadina (“molti anziani, ma anche una settantina di ‘giovani’ dai 5 ai 35 anni”) e ha proposto la videosorveglianza wi-fi, il sistema forse più sofisticato, ma di certo il meno costoso, con il minimo impatto ambientale. Tutti d’accordo, senza alcuna remora per la propria riservatezza né timore di essere spiati. Grazie anche alla tecnologia utilizzata, che fornisce garanzie di sicurezza e mette al riparo da eventuali degenerazioni stile “Grande Fratello”.

L’intera zona è stata quindi “arricchita” da 13 telecamere poste in punti strategici, compresi ingresso e uscita del paese. Gli occhi elettronici non inquadrano il dettaglio – quindi l’impatto sulla privacy è meno “violento” – e non registrano a ciclo continuo: dotate di un software intelligente in grado di interpretare il movimento, entrano in azione solo quando accade un “evento”, il passaggio di un’auto, ad esempio. Le immagini criptate vengono quindi trasferite – grazie alla rete wi-fi – sul server centrale del municipio e gestite direttamente dal pc. Tre giorni dopo vengono distrutte in automatico, a meno che le forze dell’ordine o i magistrati non le richiedano per motivi d’indagine.

Da circa un mese, ossia da quando il sistema di videosorveglianza funziona a pieno ritmo, nessun malvivente ha messo piede in paese. Del resto, i cartelli lungo la strada provinciale ricordano che Marsaglia è sorvegliato 24 ore su 24 dalle telecamere. “E’ un deterrente: può darsi che non risolva il problema e che lo sposti soltanto”, dice Franca Biglio, “ma è importante che i cittadini, soprattutto i più anziani, si sentano tranquilli”.

Obiettivo raggiunto, dunque. Ma il vice sindaco, che è anche presidente dell’Associazione Nazionale Piccoli Comuni Italiani, non si accontenta e guarda avanti. “Per il momento la rete wi-fi è al servizio della videosorveglianza, ma bisogna pensare anche ai cittadini più giovani, studenti e lavoratori: per loro sarà presto disponibile la connessione internet veloce dalle proprie case. Dobbiamo essere lungimiranti e puntare sulle nuove tecnologie: di qui passa la strada per uscire dall’isolamento e per favorire l’insediamento nei piccoli comuni, che da troppo tempo assistono inerti alla fuga nelle grandi città”.

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