Legge privacy 675 analisi dei rischi ©CONSULENTIPRIVACY.IT 1998-2010

 

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Prorogati ulteriormente i termini Privacy per le P.A.

Prorogati ulteriormente i termini Privacy per Le P.A.

http://notizie.interfree.it 

ROMA. La modificazione apportata in sede di conversione al Decreto-Legge 12 maggio 2006 n. 173 prevede all’art. 1 che “All’articolo 181, comma 1, lettera a), del codice in materia di protezione dei dati personali di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, e successive modificazioni, le parole: “15 maggio 2006″ sono sostituite dalle seguenti: “31 dicembre 2006″.

In effetti le P.A. avrebbero dovuto adottare e rendere pubblici, entro il 15 maggio prossimo, i regolamenti previsti dall’art. 20 del Codice della Privacy sul trattamento dei dati sensibili e giudiziari. Gia’ il decreto legge aveva pero’ differito il termine al 31 luglio.

Si tratta di un’ennesimo slittamento dell’adeguamento alle regole che la normativa sulla privacy prevede sin dal 1999. Il nuovo Codice della privacy, approvato con il Dlgs 196/2003, aveva individuato la data limite per varare i regolamenti nel 30 settembre 2004, poi rinviato al 31 dicembre 2005 (D.L. 158/2004), quindi al 15 maggio 2006 (D.L. 51/2006), poi al 31 luglio 2006 (D.L. 173/2006) ed infine al 31 dicembre.

Privacy e volontariato, seminario a Larino

Privacy e volontariato, seminario a Larino  

http://altromolise.it  

Seminario teorico-pratico sul tema: “La privacy nelle organizzazioni di volontariato”. Relatori dell’incontro, che si svolgerà a Larino venerdì prossimo, 30 giugno, saranno gli avvocati Enrico Miele e Michele Vitale

 

 
LARINO. Venerdì 30 giugno, alle ore 17.30 nella sala conferenze in via Giulio Cesare, si svolgerà il seminario teorico-pratico dal titolo “La privacy nella Organizzazioni di Volontariato”, organizzato dal Centro di Servizio per il Volontariato “il Melograno” di Larino in collaborazione con l’Associazione di Promozione Sociale “il Mosaico”.

Relatori dell’incontro saranno gli Avvocati Enrico Miele e Michele Vitale, i quali tratterranno i seguenti argomenti: Il codice della privacy; La nozione di dato personale, sensibile e giudiziario; La privacy nelle Associazioni di volontariato; L’analisi dei rischi relativi alla privacy; Le misure di sicurezza minime ed idonee; L’informativa ed il consenso; Il Documento Programmatico della sicurezza; Esempi di modulistica.

Con l’entrata in vigore, il 1^ gennaio 2004, del “Testo Unico in materia di protezione dei dati personali”, segno indubbio di una accresciuta sensibilità nei confronti di uno speciale e fondamentale diritto, quello alla privacy, si è regolamentata in maniera organica una materia delicata e complessa.  Le Organizzazioni di Volontariato non sono rimaste estranee alle regole della privacy e, al pari di qualunque soggetto che esegue un trattamento o che lo subisce, devono – salve alcune esenzioni – sottostare a precisi obblighi e sono titolari di determinati diritti.

Nell’intento di aiutare a risolvere i problemi applicativi della nuova e complessa disciplina, con speciale riferimento alle Organizzazioni di Volontariato e al mondo dell’associazionismo, il Centro di Servizio “il Melograno” propone un momento di informazione/formazione destinato soprattutto a quanti, in queste realtà, hanno responsabilità gestionali e giuridiche.

 

Telefonia e privacy: il ruolo del VoIP

Telefonia e privacy: il ruolo del VoIP

http://unioneordiniforensi.it

Le nuove tecnologie IP chiamano in causa vecchie e nuove istanze legate alla tutela della privacy dei chiamanti, mai come ora argomento scottante. Come rendere compatibile la privacy personale offerta dal VoIP con le esigenze della sicurezza pubblica?

Il VoIP e’ uno dei temi piu’ caldi e attuali del panorama tecnologico e l’abuso di intercettazioni telefoniche e’ ormai cronaca quotidiana. Il VoIP puo’ offrire strumenti di crittografia e protezione delle chiamate non disponibili facilmente a tutti con la telefonia tradizionale, ma diventa necessario coniugare esigenze di rispetto della privacy con l’importanza di fornire uno strumento efficace alle forze di polizia impegnate nella lotta contro il terrorismo ed il crimine. A questo scottante tema -rende noto un comunicato- sara’ dedicata un’intera sessione dell’ampia e articolata agenda di conferenze di VON Italy 2006, dove operatori del mondo della sicurezza, esponenti delle forze dell’ordine e istituzioni si confronteranno, in questa delicato momento, su problemi e possibili soluzioni, anche alla luce del decreto legge approvato il 22 settembre dal Consiglio dei Ministri che vieta l’utilizzo delle intercettazioni telefoniche illegali e ne impone la distruzione.

A piu’ di un mese dalla data della manifestazione la prima edizione italiana registra gia’ il tutto esaurito da parte di sponsor ed espositori. Anche nell’edizione di Roma, che ospitera’ VON, si confermano quindi i dati delle altre edizioni internazionali per un appuntamento che da dieci anni ha visto sempre trend di crescita sorprendenti, sia di pubblico, sia di societa’ presenti (+300% degli espositori negli ultimi quattro anni). A VON Italy saranno presenti oltre 40 operatori, tra sponsor ed espositori provenienti sia dall’Italia, sia da diverse nazioni europee ed extraeuropee, dagli Stati Uniti alla Gran Bretagna, dalla Francia alla Germania, da Isreale alla Lettonia, alla Svizzera. Ai grandi colossi dell’ICT, come HP, Cisco, IBM, Alcatel, Avaya, CA, -conclude la nota- si affiancano realta’ internazionali di spicco nel settore quali Estreme Networks, Nextone, AVM, Allnet e operatori italiani che considerano VON Italy un’opportunita’ per consolidare e ampliare la propria presenza sul mercato nazionale, ma anche per espandere il proprio business a nuovi mercati come quello mediterraneo.

La privacy,bene comune

La privacy, bene comune
Roberto Martinelli su Il Messagero

tratto dal http://tgcom.mediaset

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Difficile dire quali potranno essere le misure più adeguate per tutelare il diritto alla riservatezza del cittadino senza mettere in discussione l’intercettazione telefonica come indispensabile strumento di indagine. Il ministro della Giustizia ha detto che sarà necessaria un’azione concorde tra parlamento e governo per cercare la soluzione più adeguata. Qualunque essa sarà, fino a quando un’ordinanza di custodia cautelare conterrà migliaia di pagine di conversazioni private tra indagati e terzi incolpevoli, non sarà facile evitarne la pubblicazione. Lo stesso Garante della Privacy ha escluso che nell’inchiesta su Vittorio Emanuele e dintorni, la divulgazione delle telefonate sia avvenuta in violazione del segreto investigativo. Ciò perché il codice stabilisce che il segreto non copre più gli atti che vengono portati a conoscenza dell’imputato. E poiché il destinatario di ogni provvedimento cautelare è proprio l’imputato, ecco che la “discovery” giornalistica diventa “legittima” o quasi.

Esistono tuttavia dei limiti entro i quali il giornalista deve restare per non violare il diritto alla riservatezza del singolo e, di conseguenza, il codice della privacy. Nei giorni scorsi il Garante ha fissato dei precisi paletti e ha ricordato che occorre far riferimento all’interesse pubblico della notizia, all’essenzialità dell’informazione, al rispetto della dignità della persona, alla tutela della sfera sessuale, eccetera. E ha invitato editori e Ordine dei giornalisti a conformarsi al dettato del codice che tutela i dati personali. Il Guardasigilli ritiene invece che sarebbe opportuno introdurre sanzioni pecuniarie a carico di quelle testate giornalistiche che pubblicano atti coperti dal, segreto di indagine o comunque dal segreto d’ufficio. Ovviamente l’Ordine nazionale dei giornalisti ha detto no a nuove leggi che limiterebbero il diritto di cronaca in una materia, quella delle intercettazioni, che rientra nell’applicazione dei codici già esistenti. Fin qui i diversi punti di vista, peraltro scontati, che renderanno problematica la soluzione di un problema che rischia davvero, come ha detto il ministro della Giustizia, di diventare una “questione democratica”.

Non a caso, infatti, egli ha rilevato come il fenomeno delle intercettazioni telefoniche abbia assunto aspetti paradossali. E non solo per quanto riguarda le richiestedi ascolto che sono passate dalle 31 mila del 2001 alle 132 mila dell’anno scorso, con ben 178 mila decreti di autorizzazione. Ma anche per la mancanza di qualsiasi controllo di sicurezza degli uffici giudiziari soprattutto per quanto riguarda i sistemi informatici, in alcuni casi facilmente “intercettabili “. Se si vuole evitare che la situazione degeneri davvero, occorre prima di tutto definire per quali ipotesi di reato è possibile utilizzare lo strumento dell’intercettazione e per quali invece non è consentito. Non si può continuare ad intercettare indiscriminatamente, se si hanno a cuore davvero le esigenze della giustizia. Ben vengano quindi nuove norme per regolare la materia, ma si faccia in modo che, senza limitare i poteri della pubblica accusa, l’ascolto (non solo telefonico) di conversazioni private non venga considerato un mezzo di prova ma costituisca lo spunto per approfondire l’indagine. Se così fosse, il problema sarebbe bello che risolto perché sarebbe superfluo inzeppare i provvedimenti cautelari di migliaia e migliaia di telefonate che spesso non hanno nulla a che vedere con il reato ipotizzato.

Senza contare che questi verbali vengono in gran parte raccolti e trascritti da impianti privati, ai quali la Cassazione ha recentemente riconosciuto piena legittimazione. E ciò da quando i tradizionali centri di ascolto di polizia, carabinieri e guardia di finanza non sono stati più in grado di far fronte alle richieste dei magistrati. E chissà se l’aver affidato ai privati questa funzione non abbia fatto da moltiplicatore nell’uso di uno strumento di indagine che nel 2005 è costato qualcosa come 600 miliardi delle vecchie lire.

 

Intercettazioni: nuova legge, Ordine giornalisti Vs Mastella

Intercettazioni : nuova legge, Ordine giornalisti vs Mastella

di Mauro W. Giannini

http://osservatoriosullalegalita.org

 

 

A palazzo Madama ieri Clemente Mastella ha ribadito di ritenere “improcrastinabile affrontare un intervento normativo in materia di intercettazioni telefoniche, tale da rafforzare gli aspetti di garanzia individuale dei soggetti coinvolti in uno strumento probatorio molto invasivo. L’obbiettivo è quello di contemperare l’efficienza di un efficace mezzo di ricerca della prova correlata allo sviluppo tecnologico e delle comunicazioni con la tutela della riservatezza, non soltanto sotto il profilo della repressione del comportamento illecito dei soggetti preposti all’utilizzazione del mezzo”.

Secondo il guardasigilli, “l’intervento può esplicarsi su un duplice versante: su quello legislativo, attraverso modifiche che introducano adeguate sanzioni pecuniarie a carico di testate giornalistiche che illegittimamente pubblichino documenti coperti dal segreto di indagine o comunque dal segreto d’ufficio; sul versante amministrativo, dando attuazione alle norme del D.lgs 2003 n. 196, contenente il codice per la privacy, in sintonia con le iniziative già assunte, per la gestione della telefonia fissa e mobile, dal Garante per la protezione dei dati personali”.

Ma proprio a partire delle disposizioni del Garante, l’Ordine dei giornalisti ritiene che le leggi esistenti sulla pubblicazione delle intercettazioni siano adeguate. Il Comitato Esecutivo del Consiglio nazionale dell’Ordine, dopo aver esaminato il provvedimento in materia adottato dal Garante, ha rilevato che questi ritiene “legittimo l’esercizio del diritto di cronaca” e che sia “configurabile un interesse pubblico alla conoscenza anche dettagliata dei fatti”.

“A detta del Garante – evidenzia l’Ordine – non risulta allo stato comprovato che le più recenti pubblicazioni giornalistiche delle predette trascrizioni siano avvenute violando il segreto delle indagini preliminari o il divieto di pubblicare atti del procedimento penale”. Per questo, il Comitato Esecutivo ritiene che non sia necessaria una nuova formulazione legislativa, “che limiterebbe il diritto di cronaca in una materia che rientra, invece, nell’applicazione dei codici deontologici già esistenti” e che indicano “chiaramente le modalità di rappresentazione degli elementi essenziali delle vicende che incidono sulla sfera privata delle persone e che hanno riguardo a dati sensibili”.

L’Ordine nazionale raccomanda quindi, agli Ordini regionali di vigilare affinché i giornalisti nell’esercizio del diritto-dovere di informazione e di critica assicurino sempre il rispetto del principio dell’essenzialità dell’informazione. Intanto l’Ordine della Lombardia ha aperto dei procedimenti disciplinari nei confronti di giornalisti suoi iscritti coinvolti nella diffusione delle intercettazioni dell’inchiesta di Potenza e dello scandalo del calcio, prendendo “in esame la posizione dei direttori responsabili di quotidiani, che hanno pubblicato, con riferimento all’inchiesta di Potenza, notizie lesive della dignità della persona, e ha deliberato di aprire diversi procedimenti disciplinari” e per lo scandalo calcio, la posizione di due giornalisti, che hanno gia ricevuto un avviso disciplinare.

Il Consiglio dell’Ordine dei giornalisti della Basilicata ha invece definito “inacettabile e semplificatorio far ricadere sui giornalisti la responsabilita’ della divulgazione delle intercettazioni telefoniche”. In una nota l’Ordine ha commentato che e’ utile “un uso proprio e trasparente delle fonti. Devono rimanere riservate quelle parti delle conversazioni intercettate che attengono a comportamenti strettamente personali non connessi alla vicenda giudiziaria o che possono riguardare la sfera della vita intima”.

A favore di un inasprimento delle norme in materia esponenti della maggioranza (come Calvi, che ha presentato un pdl che prevede il carcere per i giornalisti) e dell’opposizione, come Roberto Castelli, che ha ripresentato una precedente proposta della sua coalizione e Maurizio Gasparri – che dopo il coinvolgimento del portavoce di Fini e di Vittorio Emanuele nell’inchiesta potentina – ha fatto sapere di non aveve dubbi sulla necessita’ di un decreto sulle intercettazioni.

Di parere opposto il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga, che ha ripresentato in Senato un disegno di legge secondo cui un giornalista che abbia pubblicato informazioni riservate non puo’ essere processato per violazione del segreto istruttorio se non e’ imputato anche di furto dei documenti e se prima non sono stati condannati i magistrati e gli ufficiali di polizia giudiziaria che gli hanno passato le informazioni.

E la Federazione Nazionale della Stampa Italiana commentava che “Finché le intercettazioni riguardavano il calcio, la politica non aveva battuto ciglio; ora che sfiorano i palazzi del potere politico e mediatico riaffiora la tentazione del garantismo a giorni alterni”.

WLan metropolitane di Google: pericolo privacy

WLAN metropolitane di Google: pericolo privacy 

http://www.tomshw.it
 

La comunità di Mountain View sarà certamente felice dell’impegno di Google per la realizzazione di una rete wireless locale gratuita. Una WLAN che tutti i residenti potranno utilizzare liberamente, e che stando alle ultime dichiarazioni di Larry Alder, Product Manager del colosso statunitense, non si sosterrà neanche con la pubblicità. Insomma, il massimo che si possa desiderare senza alcuna tassazione o abbonamento. “Il motivo per cui è gratuita è… che vogliamo una gran numero di persone online”, ha confermato Alder durante la Supernova 2006 conference. Il servizio è già disponibile anche se non tutti i residenti possono ancora accedervi. Si tratta, in fondo, del primo esperimento Google pienamente implementato nel campo delle WLAN cittadine. “Stiamo guadagnando esperienza, e a breve tutti potranno utilizzare il servizio”, ha aggiunto Alder.

L’iniziativa di Google, però, non convince tutti gli addetti ai lavori. Le associazioni non-profit, come Electronic Privacy Information Center e Electronic Frontier Foundation, sono convinte che la  gratuità, in verità, nasconda un’operazione in vasta scala di archiviazione dei dati personali. A San Francisco, dove Google e EarthLink hanno vinto il bando per la realizzazione di una WLAN cittadina, il dibattito è ancora aperto. Secondo le due associazioni, infatti, fra tutti i partecipanti all’asta i vincitori si sarebbero distinti per la peggiore policy riguardante la privacy. Sia il servizio gratuito di Google, con pubblicità, che quello a pagamento di EarthLink permettono un tracking persistente dell’utente. Inoltre Google, grazie al suo sistema marketing online, analizzerebbe il traffico per campagne pubblicitarie personalizzate.I problemi di privacy citati sono legittimi”, ha osservato Esme Vos, creatore di Muniwireless.com, sito specializzato nelle WLAN pubbliche metropolitane. “In Olanda abbiamo avuto un brutto risveglio quando abbiamo scoperto che una serie di database governativi riguardanti la cittadinanza ebraica erano stati trafugati da gruppi neo-Nazisti”. “Non esiste una policy sulla privacy giusta o sbagliata, ma solo sfumature di grigio”, ha dichiarato Greg Richardson, partner della società di consulenza Civitium, che si sta occupando di negoziare le questioni di privacy con Google e EarthLink.

“Sebbene vi sia il bisogno di creare un account Google, non chiediamo il nome o l’indirizzo agli utenti. L’account è utile per individuare gli abusivi e per risolvere eventuali problemi. E poi, in fondo, anche gli operatori di telefonia sanno bene dove esattamente siamo grazie ai cellulari”, ha spiegato Adler.

Il servizio wireless di Mountain View dispone di una velocità massima di trasmissione di 1 megabit per secondo; inoltre il contratto con la città non è esclusivo, quindi altri operatori potranno tranquillamente farsi avanti. Google, comunque, ha già attrezzato ben 350 nodi sfruttando i pali della luce stradali. “Possiamo soddisfare le esigenze di 70 mila persone in un’area di quasi 20 chilometri quadrati”, ha confermato Adler. I pacchetti dati viaggiano da nodo a nodo fino a quando non incontrano un gateway. Questo integra un’antenna bi-direzionale che permette la trasmissione/ricezione del segnale verso il sistema centrale situato nel campus di Google. Da lì i dati vengono aggregati e spediti online.  

“Il segnale wireless non è sufficientemente potente per attraversare gli edifici, quindi gli utenti, che vorranno utilizzare il servizio entro le mura domestiche o negli uffici, dovranno necessariamente acquistare un modem wireless – disponibile sul mercato a circa 100 dollari”, ha dichiarato Alder.

Google sta cercando anche di far fronte al problema delle interferenze con lo spettro radio utilizzato dai radioamatori. Coloro che dispongono delle licenze per radio CB potranno richiedere la sospensione del segnale Wi-Fi.

 

Qual'e il colmo per l'informativa privacy? Essere una clausola vessatoria!

Qual’è il colmo per l’Informativa privacy? Essere una clausola vessatoria!

http://www.advmagazine.net/

Sembra la classica freddura, invece è quanto previsto come clausola contrattuale “a carico” del cliente, nelle Condizioni generali di contratto di una grande azienda editoriale, PMF News Editori S.p.A. alias ClassEditori, sul portale classeditori.com e su quelli del gruppo, cioè MilanoFinanza, ItaliaOggi, ovvero agenzia di stampa e tanto altro.

Se vuoi leggere i contenuti dei portali – sia gratuiti che in abbonamento – devi registrarti con il medesimo form, indicando una infinità di dati, tutti obbligatori, pertinenti forse per un abbonamento con fatturazione, ma assolutamente eccedenti per l’accesso gratuito … e dare vessatoriamente libero mandato a ClassEditori di utilizzare ogni informazione per finalità commerciali.
In un rapporto contrattuale non c’è bisogno del consenso, ma della sola informativa, se i dati sono utilizzati per la stretta esecuzione del contratto e libero è anche l’uso per finalità di marketing – seguendo precise regole – per pubblicizzare beni o servizi analoghi a quelli oggetto del contratto, da parte della medesima azienda.
Il primo obiettivo di ClassEditori è forzare, in modo vessatorio, un consenso obbligato e incondizionato – invece che libero e specifico – all’utilizzo dei dati personali per finalità commerciali, e costruire una mirata base dati a cui indirizzare direttamente campagne marketing di terzi. Mentre, per dare un tono di correttezza all’operazione, è chiesto il consenso libero e specifico per il “marketing di società terze”.

Ecco allora che partono gli invii di massa di e-mail – a chi ha rifiutato quest’ultima scelta – direttamente da ClassEditori che, in nome e per conto di Banca…., promuovono la sottoscrizione di un conto corrente. Banca…., omettendo una seria verifica, ha ottenuto una controproducente campagna, fatta di spamming. Non una risorsa, ma un costo.

Nei principi del Codice privacy ci sono valori come protezione, elevato livello di tutela, rispetto dei diritti; parole come correttezza, consenso libero e specifico, dati raccolti in modo lecito e secondo correttezza … per scopi determinati, espliciti e legittimi. Condizioni normative in palese antinomia con una clausola vessatoria (che determina a carico del consumatore un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto).

Foto? No grazie, c'e' il sensore per la privacy

Foto? No grazie, c’è il sensore per la privacy

http://corriere.it

Il sensore per la privacy Individua in qualsiasi ambiente la presenza di fotocamere e telecamere digitali. Può accecarle con un laser 

 

MILANO – Possono brindare i cultori della quiete e della privacy. Sembra infatti che sia stato inventato il primo dispositivo che scopre in un ambiente la presenza di telefonini, foto e videocamere digitali e le acceca con un laser. Per ora è solo un prototipo, ma i ricercatori del Georgia Institute of Technology che lo hanno realizzato contano di trovare presto i fondi per produrne una versione commerciale.

Il rivoluzionario sistema individua in qualsiasi ambiente la presenza di fotocamere (anche quelle dei telefonini) e telecamere digitali riconoscendo il caratteristico riflesso prodotto dai sensori utilizzati in questi apparecchi, e chiamati CCD. Un proiettore emette un fascio di luce (che nella versione definitiva sarà invisibile) nell’ambiente da controllare, mentre un computer analizza le immagini riprese da due speciali videocamere. Se viene individuato un punto il cui riflesso corrisponde a quello prodotto da un CCD, allora il dispositivo indirizza esattamente in quel punto un laser per accecare la macchina e neutralizzarla. 

Tra i loro potenziali clienti, gli inventori americani vedono le case di distribuzione cinematografiche. Il modo più semplice di «piratare» un film è infatti quello di riprenderlo con una videocamera durante una proiezione al cinema e poi vendere il DVD realizzato mentre il film è ancora in distribuzione.

Ma lo stesso sistema potrebbe anche proteggere la privacy in case private, alberghi, ristoranti, negozi, stadi, piazze in cui si tengono concerti, oppure bloccare foto amatoriali durante fiere o mostre. E fare in modo che tutti comprino i cataloghi.

I commenti sono dei più diversi. «Anche l’eccesso di tutela – dice a Newton Mauro Paissan, componente dell’auotorità garante per la privacy – può trasformarsi in un abuso nei confronti della libertà. Un uso indiscriminato di dispositivi che bloccano i sistemi di ripresa, al di fuori di luoghi privati può mettere in pericolo la libertà di documentare eventi o di fare informazione o di praticare un hobby».

È entusiasta dell’invenzione, invece, Fabrizio Ferrucci, presidente della Federazione antipirateria audiovisiva (Fapav): «Una vera rivoluzione che potrebbe eliminare alla radice gran parte della pirateria cinematografica».

«L’unico problema da risolvere sarebbe quello del costo degli apparecchi», sostiene Ferrucci. «Non si può pensare che i gestori dei cinema facciano spontaneamente l’investimento di tasca propria. È necessario che le grandi case cinematografiche, almeno all’inizio, partecipino alla spesa».

 

Privacy on line: AOL citata in giudizio

Privacy online: AOL citata in giudizio

http://studiocelentano.it

Cominciano a farsi sentire con insistenza da parte dei navigatori le richieste di maggiore tutela della propria privacy on line. Questa volta a farne le spese e’ Aol.

OAKLAND, CA (USA). Tre utenti di America Online, che hanno trovato in Rete i dati di alcune loro ricerche effettuate su Aol, hanno citato in giudizio l’azienda leader nel settore delle telecomunicazioni, per mancato rispetto della propria riservatezza.

La causa intentata rappresenta la prima, in ordine di tempo, da quando Aol ha rilasciato alcune delle innumerevoli ricerche fatte sul Web per un periodo di tre mesi da circa 650.000 utenti. La class action non specifica l’ammontare dei danni richiesti, ma si prospettano tempi duri per Aol, la quale si e’ gia’ scusata dell’accaduto. Per questo fatto increscioso, l’azienda ha gia’ licenziato due dipendenti, mentre il Cto si e’ dimesso.
John Dominguez, uno degli avvocati che ha radicato la controversia ha affermato che Aol deve fare di piu’ in termini di privacy dei suoi clienti, che si attendono sempre alti livelli di protezione.  

Privacy dei condomini: esposizione recapito amministratore non lede privacy


L’esposizione della targhetta con i recapiti dell’amministratore non lede la privacy dei condomini.

http://condominioweb.com

Tar Veneto, sez. III, 22 giugno 2005, n. 2807

Non è legittimato il proprietario di un appartamento condominiale ad impugnare l’ordinanza con cui il sindaco del Comune prescriva agli amministratori condominiali di esporre nell’androne o in altro luogo facilmente accessibile un cartello, facilmente leggibile, indicante il nome, il cognome, l’indirizzo e un recapito telefonicodello stesso amministratore.

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